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Disoccupazione: quanto si prende?

26 Febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Febbraio 2017



Ecco il calcolo da fare per sapere quanto si prende di NASpI. Ma anche quando viene sospesa l’indennità, dove e come prenderla e come fare la domanda.

«Arriverò alla fine del mese oppure dovrò cercarmi la vita in qualche altro modo?» Questa è la domanda che si pone ogni lavoratore dipendente lasciato a casa da un’azienda e diventato, suo malgrado, disoccupato. Anche perché, incassato il Tfr e con davanti una crisi del mercato del lavoro non indifferente, la sua preoccupazione è quella di sapere quanto si prende di disoccupazione e se sarà in grado di mantenere gli impegni presi in famiglia, con la banca, con la scuola dei figli.

A lui, cioè a chi ha perso involontariamente il lavoro subordinato, spetta la NASpI, cioè la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego. Si tratta di una prestazione istituita nel 2015 in favore di chi è rimasto o rimane disoccupato dal 1 maggio di quell’anno e che sostituisce la vecchia indennità di disoccupazione ordinaria e l’ASpI, l’Assicurazione Sociale per l’Impiego.

Vediamo in quali termini.

Quanto si prende di disoccupazione

L’importo della NASpI, cioè la cifra che si prende di disoccupazione, equivale a:

  • il 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, nel caso sia pari o inferiore ad un importo stabilito dalla legge e rivalutato di anno in anno dall’Istat. Per il 2017 resta invariato il valore fissato nel 2015, cioè 1.195 euro [1];
  • il 75% dell’importo stabilito (cioè dei 1.195 euro) sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile imponibile ed i 1.195 euro, se la retribuzione media mensile imponibile è superiore all’importo stabilito.

Vediamo di capirci meglio in un altro modo ma seguendo sempre le direttive dell’Inps che, alla fine, è quello che paga. Il calcolo per sapere quanto si prende di disoccupazione si basa su questa formula: retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni divisa per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente 4,33.

E allora diamo i numeri (tondi, possibilmente). Poniamo che un lavoratore ha prestato servizio per 10 anni in un’azienda prima di essere licenziato. E che la sua retribuzione media mensile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni sia stata di 3.000 euro. Significa che la retribuzione media annua, calcolando 13 mensilità (perché ci sono ancora, ahimè, dei contratti nazionali che non hanno la 14esima), è di 39.000 euro (3.000 x 13). Quindi, 39.000 euro annui per 4 anni fa 156.000 euro.

Bene. Ora devo dividere quella cifra per il numero di settimane di contribuzione. Siccome il lavoratore in questione ha pagato i contributi in azienda per 10 anni, significa che ha lavorato 520 settimane (52 settimane l’anno x 10 anni). Pertanto, divido 156.000 euro per 520 settimane e mi restano 300 euro. Si fa in fretta a scendere.

Ma, come detto, devo infine moltiplicare i 300 euro per il coefficiente numerico in modo da sapere quanto si prende di disoccupazione il lavoratore licenziato. Pertanto: 300 euro x 4,33 mi dà 1.299 euro. Ecco quanto prenderà di disoccupazione.

L’assegno di disoccupazione non può, comunque, superare un limite massimo stabilito dalla legge. Per il 2017, quella soglia resta fissata a 1.300 euro mensili. Questa indennità subisce una riduzione del 3% per ogni mese a partire dal primo giorno del quarto mese di prestazione. Chi, ad esempio, inizia a prendere la disoccupazione il 1 gennaio, avrà gli assegni di gennaio, febbraio e marzo ad un massimo di 1.300 euro mensili. Il primo aprile (e non è uno scherzo, purtroppo) subirà il primo taglio del 3% e così via nei mesi successivi.

I soci lavoratori delle cooperative e per il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato sono equiparati alle altre categorie di lavoratori dipendenti, mentre quelli dell’agricoltura raccolgono nel 2017 gli stessi frutti del 2016 [2]: faranno riferimento ai massimali dei trattamenti di integrazione salariale, tra 971,71 euro e 1.167,91 euro.

La prestazione di disoccupazione si riscuote ogni mese e comprende gli assegni familiari se richiesti e spettanti.

Quando si riduce l’indennità di disoccupazione?

Ci sono alcuni casi in cui l’indennità NASpI viene ridotta, cioè si prende di meno di disoccupazione. Sono questi:

  • quando il beneficiario della disoccupazione svolge un lavoro autonomo da cui deriva un reddito inferiore al minimo per conservare lo status di disoccupato. L’indennità viene ridotta di un importo pari all’80% dei redditi presunti tra l’inizio e la fine dell’attività. Bisogna comunicare all’Inps entro un mese dall’inizio dell’attività di lavoro autonomo il reddito che ne deriva;
  • quando il beneficiario ha una nuova occupazione con contratto subordinato ed il reddito che ne deriva è inferiore al limite utile per conservare lo status di disoccupato. In questo caso, l’indennità viene ridotta di un importo pari all’80% dei redditi previsti tra l’inizio del rapporto di lavoro e la data in cui finisce l’indennità. A due condizioni, però:
    • che il beneficiario comunichi all’Inps il reddito annuo previsto entro un mese dall’inizio dell’attività;
    • che chi lo ha assunto non abbia nulla a che fare con l’azienda per la quale il beneficiario lavorava prima di prendere la disoccupazione;
  • terzo caso: quando il beneficiario era titolare di due o più rapporti di lavoro subordinati, cessa uno di questi ed il reddito percepito è inferiore al limite utile per conservare lo status di disoccupato. La riduzione è sempre la stessa (80% del reddito previsto tra inizio e fine attività, purché comunicato entro un mese all’Inps);
  • il quarto caso porta delle cifre concrete. Riguarda il beneficiario della NASpI che svolge attività di lavoro accessorio e preveda di guadagnare da quest’attività un reddito annuo tra i 3.000 ed i 7.000 euro. La riduzione qui sarà pari all’80% del compenso ottenuto tra l’inizio dell’attività e la fine del trattamento di disoccupazione. C’è sempre l’obbligo di comunicazione all’Inps entro un mese dall’inizio dell’attività;
  • infine, la rioccupazione del lavoratore con contratto intermittente, con o senza obbligo di risposta alla chiamata purché il reddito prodotto sia tale da consentire il mantenimento dello stato di disoccupazione. In tal caso l’importo della NASpI è ridotto di un importo pari all’80% del reddito.

Quando si comincia a prendere la disoccupazione?

L’indennità NASpI, cioè la disoccupazione si prende:

  • dopo 8 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno;
  • se la domanda viene presentata dopo l’ottavo giorno, dal giorno successivo a quello in cui viene consegnata;
  • dall’ottavo giorno successivo al termine del periodo di maternità, malattia, infortunio sul lavoro/malattia professionale o preavviso, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno; dal giorno successivo alla presentazione della domanda se viene presentata successivamente all’ottavo giorno ma comunque nei termini di legge;
  • dall’ottavo giorno successivo al licenziamento per giusta causa, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno; dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda, se viene presentata oltre l’ottavo giorno successivo al licenziamento.

Se il lavoratore viene rioccupato nell’arco degli otto giorni successivi alla cessazione del rapporto con l’azienda, non c’è la sospensione della prestazione [3].

Quanto dura la disoccupazione

L’indennità di disoccupazione, cioè la NASpI, viene pagata mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni.

I periodi contributivi che hanno già dato luogo all’erogazione delle prestazioni di disoccupazione, anche in un’unica soluzione in forma anticipata, sono esclusi dal computo della contribuzione utile. In altre parole: se sono stato licenziato in passato ed ho preso la disoccupazione, poi sono tornato a lavorare per periodo di tempo e perdo di nuovo il lavoro, conta soltanto l’ultimo periodo di contribuzione, non quello vecchio.

Come si prende la disoccupazione

La disoccupazione si prende in tre modi:

  • tramite accredito su conto corrente bancario o postale o libretto postale;
  • tramite un bonifico bancario presso le Poste Italiane presso lo sportello del Comune di residenza o di domicilio del beneficiario;
  • in contanti, purché non venga superata la soglia massima stabilita dalla legge.

Quando viene sospesa la disoccupazione

Prendere la disoccupazione non dura in eterno ma, soprattutto, non è detto che il trattamento arrivi alla fine. L’indennità viene sospesa:

  • in caso di rioccupazione con contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi. La sospensione della NASpI corrisponde alla durata del rapporto di lavoro, dopodiché l’indennità riprende per il periodo residuo spettante al momento in cui era stata sospesa;
  • in caso di nuova occupazione all’estero (in Paesi europei o extracomunitari), con contratto di durata non superiore a sei mesi;
  • in caso di omessa comunicazione all’Inps del reddito annuo presunto, entro un mese dall’inizio della nuova attività di lavoro subordinato non superiore in durata a sei mesi.

Dove e come presentare domanda per prendere la disoccupazione

La domanda per prendere la disoccupazione deve essere presentata all’Inps, esclusivamente in via telematica, attraverso queste modalità:

  • via web, tramite il proprio codice Pin attraverso il portale dell’Istituto;
  • tramite il Contact Center integrato Inps – Inail, telefonando ai numeri 803164 gratuito da rete fissa oppure allo 06.164164 da rete mobile;
  • tramite i servizi telematici offerti dagli enti di Patronato.

La domanda deve essere presentata entro 68 giorni, tenendo conto che il termine decorre:

  • dalla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro. Se durante i 68 giorni si verifica un evento di maternità indennizzabile, il termine rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento e riprende a decorrere al termine dello stesso per la parte residua. Se, invece, l’evento riguarda una malattia indennizzabile o un infortunio sul lavoro/malattia professionale indennizzabile dall’Inail entro i 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, il termine rimane sospeso per la durata dell’evento;
  • dalla data di cessazione del periodo di maternità indennizzato, quando questo si sia verificato nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla data di cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio/malattia professionale, quando questi siano accaduti nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla data di definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • dalla data di fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso;
  • dal trentesimo giorno successivo alla data di cessazione per licenziamento per giusta causa.

note

[1] Circ. Inps n. 36 del 21.02.2017.

[2] Circ. Inps n. 48 del 14.03.2016.

[3] Art. 9, Dlgs. N. 22/2015.


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7 Commenti

  1. L’articolo riporta :
    L’importo della Naspi equivale a :
    il 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, nel caso sia pari o inferiore ad un importo stabilito dalla legge e rivalutato di anno in anno dall’Istat.

    Nell’esempio si divide però per 520 settimane pari agli anni in cui il lavoratore ha pagato i contributi in azienda (ovvero 10). Come riportato nell’articolo, non si dovrebbe dividere per le settimane lavorate nel corso degli ultimi 4 anni ?

  2. ho superato sei mesi di malattia e mi è stato sospeso o stipendio,sono impossibilitato x una operazione alla gamba a contimuare il lavoro,mi manca un anno alla pensione,la ditta vorrebbe licenziarmi,posso fare domanda di disoccupozione e per quanti mesi ne usufruirei,e quanto mi spetterebbe avendo uno stipendio di circa 1330 € da 7 anni,grazie preciso andrei in pensione a dicembre del 2028.grazie x una risposta urgente

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