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Lo sai che? Andare a mensa durante il lavoro, che rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 24 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 febbraio 2017

Il dipendente che si assenta 15 minuti per la pausa mensa, senza che ne abbia diritto, rischia la sanzione disciplinare.

Ci si può assentare dal lavoro per andare a mensa o per consumare un caffè? In generale la risposta è sì, almeno per i dipendenti del settore pubblico o privato con contratto full time. Mentre per quelli part time, di solito, le cose vanno diversamente proprio per via del limitato tempo di lavoro; per questi ultimi, infatti, è più probabile che tale diritto non venga riconosciuto. In ogni caso, per evitare sorprese, è sempre meglio leggere il proprio contratto collettivo nazionale (Ccnl) poiché è proprio questo documento a disciplinarla. Ma che succede se il dipendente part time, cui sia riconosciuta la pausa caffè, durante questo tempo si reca presso la mensa aziendale a consumare un intero pasto, seppur in modo veloce e sbrigativo? Se n’è occupata una recente sentenza della Cassazione [1] stabilendo la legittimità della sanzione disciplinare (sanzione però che non può spingersi sino al licenziamento). Ma procediamo con ordine.

Cos’è la pausa caffè?

Si chiama «pausa caffè», è generalmente di 10-15 minuti e quasi tutti i lavoratori dipendenti ne hanno diritto. In buona sostanza, poiché il riposo dal lavoro è un diritto di ogni dipendente, in particolare per quelli che fanno almeno 6 ore di seguito, è necessario che a questi sia garantito il diritto di consumare un veloce pasto. Di norma, si tratta del tempo necessario per uscire dall’ufficio, recarsi al bar più vicino o alla macchinetta del caffè al distributore automatico. Di tanto abbiamo più diffusamente nell’articolo Pausa caffè, quando è legittima?

Cos’è la pausa mensa?

Di solito la pausa mensa è più lunga e si sostanzia nel tempo necessario a consumare un pasto. Nelle aziende non dotate di servizio mensa, al dipendente vengono consegnati i buoni pasto da spendere presso un esercizio commerciale “convenzionato” (bar, ristoranti, ma anche drogherie e supermercati).

Si può andare a mensa durante la pausa caffè?

Che succede al dipendente che va a mensa durante il lavoro, impiegando la pausa caffè di 15 minuti, senza però che il suo contratto lo preveda (perché magari è assunto a part time)? Del caso si è occupata di recente la Cassazione [1] la quale ha stabilito la legittimità della sanzione disciplinare per il lavoratore che usufruisce della mensa pur non avendone diritto. Questo perché la mensa è un costo per l’azienda e il dipendente non può usufruirne anche nel tempo di pausa concessogli dal proprio Ccnl.

Facciamo un esempio: immaginiamo un dipendente part time cui sia riconosciuta una sola pausa di 15 minuti durante il lavoro. Lui la impiega per recarsi a mensa e, insieme agli altri colleghi impiegati invece full time, mangia velocemente un po’ di frutta, un piatto di pasta o una pizzetta. Non sfora mai il tempo a lui concesso, ma di fatto usufruisce di un servizio aziendale non destinato ai part time. Il suo comportamento può considerarsi comunque legittimo per non aver sottratto tempo al proprio lavoro? La risposta è no: a detta della Cassazione, la fruizione del servizio mensa è comunque un dispendio economico per il datore di lavoro e, quindi, deve essere comunque autorizzata.

note

[1] Cass. sent. n. 4661/17.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 19 ottobre 2016 – 23 febbraio 2017, n. 4661
Presidente Di Cerbo – Relatore Esposito

Svolgimento del processo

1.Con sentenza del 5 maggio 2011, la Corte d’appello di Firenze, in riforma della decisione del giudice di primo grado, rigettò la domanda avanzata da C. C., dipendente di Enel distribuzione s.p.a., nei confronti della predetta società e volta alla declaratoria di nullità del provvedimento disciplinare allo stesso comminato in ragione dell’avere ripetutamente usufruito del servizio mensa durante l’orario di lavoro, pur non prevedendo il contratto di lavoro – a tempo parziale – pause di lavoro e il godimento del servizio.
2.Rilevava la Corte territoriale la scorrettezza del comportamento del lavoratore, il quale, contravvenendo a un preciso divieto contrattuale, aveva pacificamente fruito in maniera sistematica di un servizio precluso nel corso dell’orario di lavoro. Concludeva affermando che la sanzione era legittima e proporzionata alla gravità del fatto.
3.Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il C. sulla base di un unico motivo. La società resiste con controricorso e depositando memorie ex art. 378 c.p.c.

Motivi della decisione

1.Si premette che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.
2. Con l’unico motivo il ricorrente deduce: art. 360 c. V c.p.c. omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Osserva che la motivazione addotta appare insufficiente e contraddittoria, poiché si basa in chiave logico-deduttiva esclusivamente sulla supposta impossibilità di consumare un pasto in 15 minuti. Rileva che, una volta ammessa la legittimità della pausa caffè, era necessario dimostrare che per tutte le pause in contestazione il ricorrente avesse consumato un pasto o ecceduto rispetto ai quindici minuti consentiti.
3.Il motivo non merita accoglimento. In primo luogo è da rilevare che la censura non è conforme alla formulazione dell’art. 360 n. 5 c.p.c. nel testo vigente ratione temporis (D.Lgs. 2 febbraio 2006 n. 40), difettando l’indicazione del “fatto controverso e decisivo per il giudizio” in relazione al quale sarebbe riscontrabile l’omissione, l’insufficienza o la contraddittorietà della motivazione. In secondo luogo la doglianza non tiene conto di circostanze decisive poste dalla Corte territoriale a fondamento della decisione, connotate da logicità: il riferimento è alle argomentazioni in punto di dispendio di spesa correlato alla fruizione del servizio mensa, in relazione al quale il datore di lavoro si è accollato contrattualmente un ulteriore costo esclusivamente per i dipendenti full time.
4. Sulla base delle svolte argomentazioni il ricorso va rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.000,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.


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1 Commento

  1. Lavoro X in azienda che mi concede 10 min di pausa caffè che devo recuperare staccando 10 min più tardi!
    Lavoro part-time (20h) con turni di 5/6 h al gg
    E visto che la pausa è un diritto mi obbligano a farla ritardando ogni giorno la mia uscita dal lavoro . È legalmente possibile in base al ccnl fare regole interne così disumane? Grazie

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