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Come scrivere l’atto di appello

24 Febbraio 2017


Come scrivere l’atto di appello

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Febbraio 2017



L’indicazione dei motivi: secondo le Sezioni Unite della Cassazione vanno riportate le critiche rispetto alle ragioni di fatto o di diritto su cui si fonda la sentenza di primo grado impugnata.

Se sei un avvocato alle prime armi e hai necessità di fare appello contro una sentenza che ha dato torto al tuo cliente, è molto probabile che questo articolo faccia al caso tuo: cercheremo infatti di spiegarti come scrivere l’atto di appello, tenendo conto di una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione pubblicata ieri [1] che chiarisce un aspetto molto importante in proposito. In particolare la Suprema Corte ha precisato che l’appello è inammissibile per difetto di specificità dei motivi se non sono esplicitamente enunciati e argomentati i rilevi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto sulle quali si fonda la sentenza impugnata. Mentre non è causa di inammissibilità riproporre questioni già esaminate in primo grado. Ma procediamo con ordine.

Appello, quando e come

Come noto, l’appello deve essere presentato entro termini fissi stabiliti dal codice di procedura civile:

  • se la parte vittoriosa ha notificato la sentenza di primo grado al difensore della parte soccombente, quest’ultima ha 30 giorni di tempo per appellare (cosiddetto «termine breve») che decorre dalla notifica suddetta. In questo modo, si dà la possibilità, alla parte interessata al passaggio in giudicato della sentenza di accorciare i tempi per rendere definitiva la pronuncia;
  • se la parte vittoriosa si è disinteressata della notifica della sentenza, il tempo per appellare (cosiddetto «termine lungo») è di 6 mesi, che decorre dalla pubblicazione della sentenza.

L’atto introduttivo segue le stesse regole del primo grado. Per cui si tratterà di una citazione o di un ricorso a seconda di come è stato iniziato il precedente giudizio.

L’atto di appello viene redatto dall’avvocato munito di procura. La regola vuole che, laddove non specificato diversamente dal codice di procedura, si proceda con citazione in appello. L’atto va notificato alla controparte entro il termine di cui abbiamo appena parlato e successivamente depositato in cancelleria entro i termini di legge.

Con tale atto l’appellante sottopone all’esame del nuovo giudice, che ne acquisisce la piena cognizione (effetto devolutivo), questioni già discusse e trattate in primo grado. La parte che propone l’appello non può ampliare l’oggetto del giudizio, né introdurre nuove domande o eccezioni (né lo possono fare le controparti), salvo alcune eccezioni.

Cosa deve contenere l’atto di appello?

Veniamo ora al contenuto dell’atto di citazione in appello che, in linea generale, segue le stesse regole del primo grado (anche la mancanza, l’irregolarità o il vizio riguardante uno di tali requisiti comporta le conseguenze viste per l’atto di citazione di primo grado). Vediamo dunque come si scrive un atto di appello e cosa bisogna indicare:

  • Indicazione del giudice (corte d’appello o tribunale) competente, ossia quello davanti al quale la domanda è proposta e la controparte viene citata;
  • Indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare. Di questo parleremo meglio in seguito;
  • Determinazione della cosa oggetto della domanda;
  • Motivazione dell’appello: si tratta delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. È proprio su questo aspetto che si sono soffermate le Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza in commento e di cui parleremo a breve;
  • Indicazione dei mezzi prova laddove consentito dalla legge (si tratta di eccezioni);
  • Nome e cognome del difensore e indicazione della procura;
  • Indicazione del giorno dell’udienza di comparizione;
  • Invito al convenuto a costituirsi nel termine di 20 giorni prima dell’udienza di comparizione (10 giorni in caso di abbreviazione dei termini) e a comparire, nell’udienza indicata nell’atto, dinanzi al giudice designato, con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di legge, tra cui la decadenza dal proporre appello incidentale;
  • Dichiarazione del valore della causa, per il pagamento del contributo unificato;
  • Codice fiscale e numero di fax dell’avvocato. Non è più necessario indicare l’indirizzo Pec dell’avvocato;
  • Firma dell’avvocato a fine dell’atto e firma del cliente sulla procura.

L’indicazione dei motivi dell’appello

Come abbiamo anticipato in apertura, le Sezioni Unite della Cassazione si sono occupate del delicato tema dell’esatta individuazione dei motivi sui quali si fonda l’appello, elemento questo che, in caso di erronea indicazione, determina l’inammissibilità dell’impugnazione. Occorre quindi prestare la massima attenzione.

Come infatti già avviene per il ricorso in Cassazione, anche l’appello è inammissibile per difetto di specificità dei motivi [2] se non sono esplicitamente enunciati e argomentati i rilevi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto sulle quali si fonda la sentenza impugnata. Sono così inammissibili gli appelli fondati su considerazioni generiche e astratte o non pertinenti al caso concreto. Al contrario, non è causa di inammissibilità riproporre questioni già esaminate in primo grado, tenendo conto delle motivazioni.

A fronte di una tesi più permissiva, secondo cui la valutazione della specificità dei motivi di appello doveva essere effettuata con minor rigore rispetto al ricorso per Cassazione, i giudici hanno invece preferito la tesi più rigorosa. In buona sostanza, nell’elencare le ragioni dell’appello bisogna usare con la stessa precisione e specificità che si usa quando si compila un ricorso per cassazione.

Dunque, per scrivere un atto di appello è necessario fornire al giudice di secondo grado le ragioni idonee a sovvertire le valutazioni del primo grado.

In sintesi, l’atto di citazione in appello deve indicare, a pena di inammissibilità:

– le parti della sentenza che intende appellare;

– le modifiche che sono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

– le circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata.

Secondo quanto precisato dal volume “Il Memento” (Ipsoa Ed.), «le modifiche devono essere strutturate in modo da permettere al giudice di correggere il testo della sentenza impugnata, attraverso una operazione di taglia-incolla delle parti della sentenza di cui si chiede la riforma, e di rendersi immediatamente conto delle conseguenze che l’accoglimento della domanda dell’appellante ha sulla decisione impugnata. In tal modo il giudice è facilitato nella stesura della sentenza di riforma anche parziale, potendo operare un richiamo alle deduzioni dell’appellante» [3].

Inoltre «l’appellante deve individuare con chiarezza le statuizioni investite dal gravame e le censure in concreto mosse alla motivazione della sentenza di primo grado, accompagnandole con argomentazioni che confutino e contrastino le ragioni addotte dal primo giudice, cosi da incrinarne il fondamento logico-giuridico» [4].

Domande nuove

In ultimo non bisogna dimenticare che, in appello, è fatto generale divieto di presentare domande nuove o richieste di ulteriori mezzi di prova rispetto a quelli già presentati in primo grado.

Dunque l’esame della controversia non può essere ampliato con nuove richieste.

La domanda è nuova quando modifica, anche uno solo di questi elementi:

  • le parti;
  • l’oggetto sostanziale della controversia (petitum):
  • le ragioni della domanda (causa petendi), introducendo nel processo un ampliamento delle pretese rispetto a quelle esaminate in primo grado o un mutamento dei fatti costitutivi del diritto azionato.

È invece possibile estendere la domanda agli interessi, frutti e accessori maturati, nonché il risarcimento dei danni patiti successivamente alla sentenza impugnata.

Non è ammessa la richiesta di prove nuove rispetto a quelle valutate in primo grado. Si può insistere per l’ammissione di prove rigettate in primo grado a condizione che se ne sia reiterata la richiesta nella precisazione delle conclusioni.

Il divieto di prove nuove in appello conosce un’eccezione: la parte può chiedere in appello l’assunzione di nuove prove o documenti se dimostra di non avere potuto proporli in primo grado per causa ad essa non imputabile.

Nel giudizio di appello inoltre è sempre ammesso il deferimento del giuramento decisorio.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 8825/17.

[2] Si tratta non già della «specificità intrinseca» dei motivi, la cui mancanza è certamente causa di inammissibilità dell’appello, ma della la «specificità estrinseca» e dunque la esplicita correlazione dei motivi di impugnazione con le ragioni di fatto o di diritto alla base della sentenza impugnata.

[3] Trib. Verona sent. del 28.05.2013.

[4] Cass. sent. n. 20496/2015.

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1 Commento

  1. I miei vicini mi fanno causa perché facciamo rumore,(noi siamo via da matt a sera)si arriva a casa si mangia e nanna,si arriva causa penale il mio avv mi fa oblare,si arriva causa civile,ho trovato un’avvocato che per me non ha saputo gestire bene,non ha presentato i nostri cartellini in cui attestavano che noi eravamo al lavoro,lei è riuscita pagando il medico farsi un certificato che è pazza,alle nostre richieste di portare dei testimoni ha rifiutato abbiamo pagato.Fa l’appello e perde anche questo noi come ci dobbiamo comportare?I nostri vicini ora che hanno vinto possono iniziare d nuovo?

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