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Leasing finanziario: che succede in caso di inadempimento?

18 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 marzo 2017



Se il contratto di risolve per l’inadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate, salvo il diritto a un compenso per l’uso della cosa. Questa regola, però, non si applica al leasing finanziario.

 

Il codice civile [1] afferma che se la risoluzione del contratto si verifica a causa dell’inadempimento del compratore (se, cioè, quest’ultimo non paga il prezzo pattuito), il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del danno. Questa regola, però, non si applica nel caso del leasing finanziario che si ha quando sussiste un collegamento negoziale tra il contratto di leasing propriamente detto concluso tra concedente ed utilizzatore e quello di fornitura concluso tra concedente e fornitore. Tale operazione mira a soddisfare l’interesse dell’utilizzatore ad acquisire la disponibilità della cosa [2]. A stabilirlo è il Tribunale di Salerno [3]: una donna si opponeva a un decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti da una società di leasing relativamente a una certa somma di denaro per i servizi che le aveva offerto, invocando proprio la regola di cui si è detto.

 

Leasing: cos’è?

Con il leasing (detto anche contratto di locazione finanziaria), una parte, pagando un canone periodico, concede il godimento di un bene all’altra: quest’ultima, alla scadenza del termine fissato, può decidere di restituirlo o di acquistarlo per una specifica somma residua.

Il leasing si distingue in:

  • leasing traslativo se lo stesso produttore concede in locazione i beni da esso prodotti;
  • leasing finanziario mediante il quale il locatore acquista da un fornitore beni strumentali, mobili o immobili, per concederli in uso (locazione finanziaria) ad una azienda o a un privato (conduttore) per un periodo di tempo prefissato, dietro pagamento di un canone periodico; il conduttore, al termine del periodo di locazione finanziaria, può acquisire la proprietà dei beni ad un prezzo predeterminato esercitando l’opzione di acquisto.

 

Leasing finanziario: cos’è?

In particolare, nel leasing finanziario, il soggetto che ha bisogno di un determinato bene chiede a una impresa di leasing di acquistarlo da un fornitore per poi concederglielo in godimento. Quindi, ad esempio, Tizio, volendo prendere lezioni di pianoforte, si rivolge ad Alfa, società di leasing, affinché essa acquisti lo strumento da Caio, fornitore e glielo conceda in godimento. In sostanza, abbiamo, accanto al leasing, una normale compravendita tra il fornitore (Caio) e il concedente (Alfa): quest’ultimo diventa proprietario del pianoforte che darà il locazione a Tizio.

In sostanza, con tale operazione:

  • il locatore concede all’utilizzatore l’uso del bene per un determinato periodo di tempo a fronte del pagamento di un corrispettivo periodico (canone);
  • il bene è acquistato dal locatore su scelta e indicazione dell’utilizzatore;
  • l’utilizzatore si assume tutti i rischi relativi al perimento del bene;
  • in favore dell’utilizzatore è prevista una opzione finale di acquisto del bene locato ad un prezzo contrattualmente predeterminato (opzione di riscatto).

Come si comprende, nell’operazione sono coinvolti 3 soggetti:

  1. l’utilizzatore: è colui che sceglie e utilizza e può riscattarlo al termine del contratto;
  2. il concedente: è la società di leasing che acquista materialmente il bene scelto dall’utilizzatore, conservandone la proprietà sino al momento del suo eventuale riscatto;
  3. il fornitore: è chi vende il bene, scelto dall’utilizzatore, alla società di leasing.

La donna, nella sentenza in esame, pretende l’applicazione al suo caso della regola secondo la quale se la risoluzione del contratto si verifica a causa dell’inadempimento del compratore (se, cioè, quest’ultimo non paga il prezzo pattuito), il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del danno. Il Tribunale di Salerno, però, non condivide tale tesi affermando – anzi – una simile impostazione, dettata per la vendita con riserva di proprietà (in pratica, la vendita a rate: si legga Cosa è la vendita con riserva di proprietà o vendita a rate?), può applicarsi solo per il leasing traslativo nell’ambito del quale il canone viene fissato non solo in relazione all’uso, bensì anche in relazione al prezzo del bene stesso. L’utilizzatore evita i rischi della proprietà del bene e nello stesso tempo gode di alcuni servizi collaterali (come assistenza tecnica e manutenzione) che l’impresa concedente, di norma, si impegna a fornirgli. Di conseguenza, il canone costituisce il corrispettivo del godimento e, alla scadenza del contratto, il bene, normalmente, viene restituito.

note

[1] Art. 1526 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 19785 del 26.05.2015.

[3] Trib. Salerno sent. n. 773 del 14.02.2017.

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