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Insulto su Facebook: è diffamazione aggravata?

25 Febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Febbraio 2017



Diffamazione aggravata: la pubblicazione di un messaggio offensivo tramite l’uso di una bacheca facebook rientra nella particolare ipotesi di diffamazione aggravata?

In passato, la Cassazione si era già occupata di Facebook definendolo una «gigantesca piazza immateriale» [1] che consente ai suoi innumerevoli utenti nel mondo di comunicare tra loro in tante lingue diverse; proprio per questa caratteristica, anche la community di facebook era rientrata nella nozione di «luogo pubblico» [2].

Recentemente [3] la Cassazione torna ad occuparsi di facebook, in particolare cercando di valutare la rilevanza penale di un contenuto a carattere diffamatorio pubblicato sullo stesso social network, e afferma che la pubblicazione di una offesa sulla bacheca di un utente facebook configura il reato di diffamazione aggravata [4].

Vediamo perché.

La pubblicazione di un messaggio su di una bacheca facebook ha, almeno potenzialmente, ma, come da esperienza comune, anche nel concreto, la possibilità di raggiungere in breve tempo un numero elevato ed indeterminato di persone, che socializzano tra loro condividendo pensieri ed esperienze di vita.

Ne consegue che il “postare” un commento negativo sulla bacheca facebook della persona offesa integra la condotta tipica della diffamazione aggravata, che prevede l’offesa dell’altrui reputazione, con qualsiasi mezzo idoneo, comunicando con più persone e con conseguente perdita di stima per il soggetto passivo, assente al momento dell’offesa.

Ecco la differenza tra onore e reputazione: l’onore (tutelato dal delitto di ingiuria, ormai depenalizzato) è quel sentimento che la persona nutre per sé; la reputazione invece è quel sentimento che la collettività prova per quella persona.

Rapporto tra diritto di critica e reato di diffamazione

Il problema che spesso sorge è quello di stabilire la linea di confine tra il diritto di critica ed il reato di diffamazione.

Come noto, la Costituzione [5] garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero nelle diverse forme. Il diritto di critica, così come anche quello di cronaca, è strettamente legato alla libertà di pensiero dell’individuo ed alla libertà di informazione.

Il diritto di critica, quindi, che secondo alcuni non è da considerarsi solo come una specificazione del diritto di cronaca, potrebbe essere invocato anche da chi esprime opinioni sui vari siti internet, sebbene siti web, blog e social network non possano strettamente considerarsi mezzi di informazione.

Ecco perché si pone il problema di individuare la linea di confine tra critica e diffamazione.

La Cassazione ha imposto tre limiti in riferimento al diritto di cronaca (e quindi, di riflesso, anche al diritto di critica) che sono verità, pertinenza e continenza [6].

È evidente che qualora si superino questi tre limiti e si violino pesantemente le normali regole della buona educazione si rientrerà nel reato di diffamazione aggravata che tutela la reputazione della persona, lesa ogni qualvolta questa subisca un’offesa in sua assenza ed in presenza di altri.

Rinvenendo queste violazioni anche nel “postare” un commento negativo sulla bacheca di un utente facebook, la Cassazione ha ritenuto integrato il reato di diffamazione aggravata.

Oggi i siti internet non sfuggono alla tutela normativa

Oramai, i siti internet sono, a tutti gli effetti, un «luogo pubblico» in cui l’utente ha occasione di manifestare la propria personalità ed il proprio pensiero. Sarebbe pertanto illogico ed ingiusto escludere da punibilità un’offesa che integri il reato di diffamazione solo perché pubblicata su un social network.

note

[1] Cass. sent. n. 37757/2014 del 25.03.2014.

[2] Art. 660 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 8328/2016 del 01.03.2016.

[4] Art. 595, comma 3, cod. pen.

[5] Art. 21 Cost.

[6] Cass. Sent. n. 6902/2012 dell’8 maggio 2012.


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