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Ha diritto al mantenimento l’ex coniuge in grado di lavorare?

25 Febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Febbraio 2017



Mantenimento: al momento della separazione, il coniuge economicamente più debole, se giovane ed in grado di lavorare, ha diritto a percepire l’assegno? 

In caso di separazione, il coniuge economicamente più debole, cioè colui che non è titolare di adeguate risorse proprie, espressamente chiede all’altro coniuge di corrispondergli il mantenimento.

Ma cosa si intende per adeguate risorse proprie?

Sono ricompresi in questa categoria non solo i mezzi economici necessari per vivere che il coniuge astrattamente beneficiario dell’assegno riesce a produrre in maniera autonoma, ma anche tutte quelle risorse che gli consentirebbero di mantenere lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

In buona sostanza, la separazione tende a conservare tutti gli effetti propri del matrimonio compatibili con la fine della convivenza.

Non sempre, però, il coniuge “obbligato” deve corrispondere il mantenimento. Occorre valutare:

  • la capacità economica del coniuge che dovrebbe versare l’assegno;
  • la capacità lavorativa del coniuge potenzialmente beneficiario dell’assegno di mantenimento.

Se, infatti, il coniuge astrattamente beneficiario del mantenimento risulta in possesso di redditi propri e/o capace di produrre reddito e quindi titolare di quella «attitudine al lavoro proficuo, quale potenziale capacità di guadagno» di cui parla la Cassazione [1], l’assegno di mantenimento potrebbe essere ridotto in maniera cospicua o in alcuni casi addirittura negato.

Valutazione in concreto della capacità lavorativa.

Il coniuge giovane ed in salute perde sempre il diritto all’assegno? Non è possibile generalizzare. È necessario valutare in concreto il caso specifico.

La semplice capacità lavorativa non comporta di per sé una riduzione o privazione dell’assegno di mantenimento. L’ex coniuge dovrà sì ricercare un lavoro ma solo le offerte concretamente pervenute contribuiranno a determinare la sorte del mantenimento.

Facciamo un esempio: si pensi ad una donna in salute che ha voglia di lavorare: è evidente che tra i parametri da valutare assumerà rilievo l’età della donna.

Inevitabilmente avrà più possibilità di trovare un’occupazione lavorativa una donna di trent’anni rispetto ad una di cinquanta che, magari, durante la vita coniugale si è unicamente occupata di casa, figli e marito senza mai “affacciarsi” al mondo del lavoro.

E se il coniuge obbligato al mantenimento forma una nuova famiglia? Dovrà continuare a corrispondere l’assegno all’ex moglie?

La formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli dal nuovo partner implica inevitabilmente, secondo la Cassazione, una valutazione della nuova circostanza sopravvenuta (e cioè la formazione di un nuovo nucleo familiare) che di per sé comporta nuovi oneri economici per il coniuge obbligato.

Quindi, la riduzione degli oneri di mantenimento verso l’ex coniuge non avviene né può avvenire in automatico ma sarà necessaria una valutazione in concreto della incidenza economica che il nuovo nucleo familiare comporta sul coniuge obbligato al mantenimento.

note

[1] Cass. sent. n. 789/2017 del 13.01.2017.


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