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Spa: acquisto e sottoscrizione delle proprie azioni

24 febbraio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 24 febbraio 2017



Società per azioni e acquisto di azioni proprie. Può la s.p.a. concedere prestiti o garanzie per l’acquisto di azioni proprie?

Tra le norme dettate dal legislatore a tutela del capitale sociale meritano particolare attenzione quelle relative alle operazione della società su azioni proprie, in quanto i pericoli che ne derivano sono molteplici.

Attraverso operazioni di questo tipo, infatti, la società non solo può indirettamente eludere l’obbligo di conferimento (violando l’integrità del capitale sociale), ma può anche turbare il corretto funzionamento degli organi societari (a causa dei diritti di voto connessi alle azioni proprie di cui gli amministratori disporrebbero).

La società, nel rispetto dei limiti indicati all’art. 2357, può procedere all’acquisto di azioni proprie.

La legge prevede, in merito, due ordini di cautele:

— dispone che operazioni siffatte siano controllate dall’assemblea, la quale non ha soltanto la funzione di autorizzarle, ma deve altresì fissarne le modalità e i limiti quantitativi;

— stabilisce che per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (società aperte), il valore nominale delle azioni proprie acquistate non può eccedere la quinta parte del capitale sociale, tenendosi conto a tal fine anche delle azioni possedute da società controllate.

L’art. 2357 fa espresso divieto alle società di acquistare azioni proprie, se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. Nei limiti anzidetti, inoltre, possono essere acquistate azioni interamente liberate.

L’acquisto di azioni proprie, invece, non è soggetto al regime dianzi delineato, allorquando avvenga (art. 2357bis):

1) in esecuzione di una deliberazione dell’assemblea di riduzione del capitale, da attuarsi mediante riscatto e annullamento di azioni;

2) a titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamente liberate;

3) per effetto di successione universale o di fusione o scissione;

4) in occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della società, sempre che si tratti di azioni interamente liberate.

A seguito dell’intervento del D.Lgs. 139/2015 non è più consentita l’iscrizione nell’attivo dello stato patrimoniale delle azioni proprie, ma è previsto che «l’acquisto di azioni proprie comporta una riduzione del patrimonio netto di eguale importo, tramite l’iscrizione nel passivo del bilancio di una specifica voce con segno negativo».

Contrariamente all’acquisto, che risulta legittimo se effettuato nel rispetto delle condizioni indicate dalla legge, la sottoscrizione di azioni proprie è vietata. Prima dell’intervento del D.Lgs. 224/2010 l’assemblea aveva il potere, a determinate condizioni, di autorizzare l’esercizio totale o parziale del diritto di opzione inerente alle azioni proprie. Tale potere, a partire dall’8 gennaio 2011, non è più previsto.

Può la s.p.a. concedere prestiti o garanzie per l’acquisto di azioni proprie?

Il D.Lgs. 142/2008 ha completamente riscritto l’art. 2358, prevedendo l’inapplicabilità del divieto per la società di accordare prestiti o fornire garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione delle azioni proprie, a determinate condizioni.

Tale norma, prima dell’intervento del D.Lgs. 142/2008 prevedeva che la società non potesse accordare prestiti o fornire garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione delle azioni proprie.

Ora, invece, è previsto che ciò sia possibile, ma solo ad una serie di condizioni.

Esse sono:

— l’operazione deve essere preventivamente autorizzata dall’assemblea;

— gli amministratori della società devono redigere una relazione che illustri l’operazione, le condizioni, le ragioni e gli obiettivi che la giustificano, nonché l’interesse ed i rischi per la società, indicando il prezzo al quale il terzo acquisirà le azioni e attestando che essa ha luogo a condizioni di mercato eque;

— per quanto riguarda, invece, l’importo complessivo dell’assistenza finanziaria prestata a terzi, questo non può eccedere il limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. A livello contabile ciò comporta l’obbligo di iscrivere in bilancio una riserva indisponibile pari all’importo complessivo dell’assistenza finanziaria.

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