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Cartella esattoriale, che fare se sono scaduti i termini per opporsi?

26 febbraio 2017


Cartella esattoriale, che fare se sono scaduti i termini per opporsi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2017



Anche se i termini per fare ricorso al giudice sono scaduti, è diritto del contribuente presentare ricorso per l’annullamento in autotutela; l’Agenzia delle Entrate o qualsiasi altra amministrazione finanziaria non può negare l’autotutela solo perché i termini sono scaduti.

Immaginiamo di aver ricevuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, un avviso di accertamento per il mancato pagamento di un’imposta e – un po’ per distrazione, un po’ per ignoranza – facciamo scadere i termini per presentare opposizione al giudice. Trascorre altro tempo senza che noi paghiamo e così, inevitabilmente, ci arriva la famigerata cartella esattoriale, notificataci dall’Agente della Riscossione. A questo punto, convinti di non dover alcunché al fisco per via dell’illegittimità del precedente accertamento, presentiamo un ricorso in autotutela indirizzandolo sia all’Agenzia delle Entrate che all’Esattore. Ma l’amministrazione ci nega lo sgravio della cartella sostenendo di non poter annullare l’atto proprio perché abbiamo fatto scadere i termini per opporci. È legittimo questo comportamento? No, almeno secondo una recente sentenza della Commissione tributaria regionale di Roma [1].

Secondo i giudici tributari di secondo grado, se è vero che l’amministrazione ha un potere discrezionale nel decidere se annullare o meno un atto illegittimo tramite l’autotutela, è anche vero non può limitarsi a sfruttare, a proprio vantaggio, il decorso dei tempi per l’impugnazione, ma deve valutare nel merito le ragioni del contribuente e, quindi, analizzare le sue difese. Diversamente, si finirebbe per violare le regole – dettate dalla nostra Costituzione – che impongono l’imparzialità e la correttezza dell’operato della pubblica amministrazione [2].

Cartella esattoriale, che fare se sono scaduti i termini per opporsi?

La sentenza in commento offre un’opportunità e un’ultima ancora di salvezza a tutti i contribuenti che, per varie ragioni, hanno ricevuto una richiesta di pagamento da parte dell’amministrazione finanziaria o una cartella e non hanno incaricato l’avvocato o il commercialista di impugnare l’atto illegittimo. È vero che solo il ricorso al giudice può garantire una decisione imparziale, motivata e rispettosa delle norme di legge, tuttavia c’è sempre la possibilità, anche a termini scaduti, di presentare una richiesta di sgravio. La forma è quella del cosiddetto «ricorso in autotutela», che va inviato allo stesso ufficio che ha emesso l’atto. Questi ha l’obbligo di valutare le richieste del cittadino e non può limitarsi a un rigetto immotivato o fondato solo sul decorso dei termini di decadenza per l’impugnazione. Se i presupposti impositivi sono nulli, il fisco può annullare l’atto in autotutela anche se il contribuente decade dai termini per l’impugnazione. È ingiusto – si legge nella sentenza – mantenere in piedi una tassazione discutibile.

Questo principio è stato condiviso anche dalla Cassazione secondo la quale «la cartella di pagamento, nell’ipotesi in cui faccia seguito all’emissione di un avviso di accertamento divenuto definitivo per mancata impugnazione, acquisisce la qualità di mera intimazione di pagamento degli importi accertati e non assume, per converso, la qualifica di nuovo e autonomo atto impositivo». Tuttavia, pur avendo l’Agenzia delle Entrate, un «alto indice» di discrezionalità nel decidere se accettare o meno il ricorso in autotutela, essa ha comunque il dovere di fornire una decisione sul merito del ricorso e non avvantaggiarsi di una posizione di vantaggio acquisita per via della mancata impugnazione dell’accertamento. I presupposti di fatto del ricorso in autotutela vanno sempre accuratamente vagliati e solo una decisione sul merito rende legittimo il diniego.

In altri termini il fisco ha solo una «discrezionalità vincolata»: nell’esempio di poc’anzi l’Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto annullare l’atto in autotutela che, «lungi dal costituire un comportamento meramente discrezionale, avrebbe rappresentato l’esercizio del dovere di uniformarsi alle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione».

note

[1] CTR Roma, sent. n. 571/17.

[2] Art. 97 Cost.

Autore immagine: 123rf com

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