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Come funziona la cessione di un ramo di azienda?

18 marzo 2017


Come funziona la cessione di un ramo di azienda?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 marzo 2017



Desidero avere informazioni sulle modalità di cessione di ramo d’azienda, in quanto dovrei acquisirne uno: i crediti e i debiti del ramo d’azienda vanno ceduti o meno?

Occorre, prima di tutto, un breve inquadramento della cessione di ramo d’azienda e dei suoi effetti, per poi entrare nel dettaglio dei crediti e debiti aziendali. Da ultimo, si fornirà un breve riepilogo delle azioni da intraprendere e dei dati che si dovranno raccogliere per concludere una buona trattativa e avere una panoramica esaustiva del ramo di azienda da acquisire.

Cessione di ramo d’azienda: inquadramento ed effetti

Il trasferimento di azienda o di ramo d’azienda avviene ogni volta che, a seguito di operazioni societarie (cessione, scissione, fusione, affitto, usufrutto), il titolare dell’attività muta e i rapporti preesistenti continuano con il nuovo titolare. Quando il trasferimento ha per oggetto solo una parte del complesso aziendale si parla di cessione del ramo d’azienda. Per conforme orientamento di dottrina e giurisprudenza, deve intendersi cessione di ramo d’azienda, il trasferimento di un’entità economica organizzata in maniera stabile la quale anche con il trasferimento conservi la sua identità e consenta l’esercizio di un’attività economica finalizzata al perseguimento di uno specifico obiettivo.

Pertanto, presupposto della cessione del ramo d’azienda è una preesistente realtà produttiva autonoma e funzionalmente esistente.

In estrema sintesi, gli effetti del trasferimento del ramo d’azienda li possiamo individuare in:

  • trasferimento dei beni facenti parte del complesso aziendale;
  • cessione dei contratti con la clientela, fatta eccezione per quelli di carattere personale;
  • trasferimento del personale che continua a lavorare per il nuovo titolare senza soluzione di continuità tra i due rapporti di lavoro;
  • mantenimento della medesima precedente attività del cedente;
  • divieto di concorrenza del cedente l’azienda per il periodo di cinque anni dal trasferimento.

Cessione del ramo d’azienda: debiti e crediti

Per quanto concerna la specifica richiesta di approfondimento della lettrice sul tema dei crediti e debiti, va innanzitutto precisato che la cessione del ramo d’azienda comporta la cessione dei debiti e dei crediti ad essa inerenti. Tuttavia, il trapasso automatico da cedente ad acquirente è stato posto in dubbio da autorevole dottrina. É quindi consigliabile che i contraenti prevedano espressamente nel contratto di cessione i crediti e debiti da cedere.

In relazione ai crediti, il codice civile [1] prevede che la cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede all’alienante. Questo significa che ogni credito aziendale non avente natura strettamente personale si trasferisce all’acquirente al pari di ogni altro elemento facente parte il ramo d’azienda, senza la necessità di una sua specifica pattuizione dell’atto di trasferimento.

Mentre la cessione dei crediti opera con o senza il consenso del debitore, non avviene così per i debiti anteriori alla cessione e risultanti dalle scritture contabili obbligatorie, dai quali il cedente non è liberato se non risulta che i creditori sociali vi abbiano acconsentito. In quest’ultimo caso, il cedente si trova a essere coobbligato in solido con l’acquirente per i debiti ceduti. Infatti, il codice civile [2] stabilisce che il cedente non è liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito. Nel trasferimento di un’azienda risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori. Pertanto, il principio di base è che chi trasferisce il ramo d’azienda continua a rispondere dei debiti concernenti l’azienda, anteriori al suo trasferimento. In capo all’acquirente spetta una responsabilità solidale con il cedente verso i creditori ma solo nel caso in cui i debiti aziendali risultino dai libri contabili obbligatori dell’impresa: il libro giornale, il libro degli inventari, le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa. L’inesistenza dei debiti dai libri contabili, dovuta a qualsiasi ragione (compresa la loro non obbligatorietà per lo specifico tipo di impresa), rende impossibile l’elemento costitutivo della responsabilità dell’acquirente per i debiti relativi all’azienda e conseguentemente se i debiti non sono stati inseriti l’acquirente non è responsabile solidalmente. Ciò comporta, in linea di principio, che la responsabilità solidale dell’acquirente è esclusa:

  • se i debiti non sono registrati;
  • se i debiti sono registrati solo sui libri contabili facoltativi.

Nel caso invece di irregolare tenuta della contabilità, larga parte della dottrina, supportata anche da alcuni orientamenti della Corte di Cassazione, ha sposato la tesi per cui la responsabilità dell’acquirente sussisterebbe in ogni caso. La responsabilità solidale dell’acquirente produce effetti solo nei rapporti esterni con i creditori e ciò significa che, anche quando i debiti non vengono ceduti, se il cedente non paga, ne risponde l’acquirente come garante, salvo il diritto per quest’ultimo di richiedere al cedente il rimborso. Mentre nei rapporti interni tra cedente ed acquirente ciascuno risponderà dei debiti riguardanti la propria gestione, se non diversamente previsto.

Diversa tutela, invece, hanno i debiti nei confronti del lavoratori dipendenti, i quali possono indifferentemente chiedere il pagamento delle proprie spettanze (esistenti alla data del trasferimento dell’azienda) sia al cedente sia all’acquirente, a prescindere dal fatto che tali debiti risultino o meno dai libri contabili obbligatori [3] e dalle pattuizioni intercorse tra le parti nel contratto di cessione di azienda tra cedente e acquirente. Tale prescrizione presuppone la vigenza del rapporto di lavoro e quindi non si applica:

  • ai debiti relativi ai rapporti di lavoro cessati ed esauriti anteriormente al trasferimento d’azienda;
  • ai debiti che, ancorché strettamente connessi al rapporto di lavoro, sono a tutti gli effetti debiti che l’azienda ha nei confronti di soggetti diversi dai lavoratori, quali tipicamente i debiti di natura contributiva verso l’Inps o gli altri enti previdenziali. Per questi debiti, restano applicabili le regole generali sopra esposte.

Un’ultima annotazione riguarda la responsabilità solidale del cedente con l’acquirente verso il fisco. L’acquirente risponde in solido con il cedente per il pagamento delle imposte e delle sanzioni riferibili a violazioni commesse nell’anno in cui sia avvenuta la cessione e nei due anni precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo, ma riferibili a violazioni commesse in periodi precedenti [4]. Ove l’acquirente sia in buona fede e non sia a conoscenza dell’esistenza di passività fiscali in capo al cedente, tale responsabilità è limitata al debito che risulta, alla data del trasferimento dell’azienda, dagli atti del competente ufficio tributario e non può comunque superare il valore dell’azienda acquistata. Si consiglia di verificare la situazione fiscale a carico dell’azienda procurandosi il certificato che le amministrazioni finanziarie sono tenute a rilasciare a richiesta dell’interessato. Qualora, infatti, dallo stesso non risultino contestazioni l’acquirente è liberato. L’effetto liberatorio si produce anche in caso di mancato rilascio del certificato entro 40 giorni dalla richiesta (una sorta di silenzio-assenso).

Azioni per negoziare una buona trattativa

Per negoziare un contratto di cessione di ramo d’azienda, si consiglia di

a) identificare esattamente da cosa è composto il ramo di azienda;

b) farsi dare dal cedente una situazione aggiornata dalla quale emergano i seguenti dati

  1. attività
  • immobilizzazioni materiali,
  • immobilizzazioni immateriali,
  • avviamento,
  • magazzino,
  • ratei e risconti attivi,
  • altre attività;
  1. passività
  • tfr e ulteriori competenze,
  • debiti finanziari,
  • debiti commerciali,
  • ratei e risconti passivi,
  • altre passività;
  1. contratti di lavoro con i dipendenti, tfr, indennità, benefit, ecc…;
  2. diritti ed obbligazioni derivanti da tutti gli ordini di clienti e fornitori;
  3. diritti di proprietà industriale (marchi, nomi commerciali, brevetti e licenze, nonché tecnologia, conoscenze, disegni, procedimenti, formule ed invenzioni relativi al ramo d’azienda);
  4. lista Clienti;
  5. tutti i contratti stipulati (collaboratori non dipendenti, commerciali, locazioni, leasing, ecc…);
  6. bilanci degli ultimi 3 anni;
  7. controversie giudiziali pendenti o minacciate;
  8. permessi;
  9. certificato fiscale;

c) farsi dare copia dei libri contabili e quelli comunque obbligatori, del libro delle assemblee, del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale ove esista;

d) fare una due diligence dettagliata sugli elementi acquisiti sopra elencati;

e) predisporre una lettera di intenti, che è il documento precontrattuale che viene sottoscritto dalle parti che stanno iniziando a negoziare la compravendita di un ramo d’azienda, al fine di fissare i punti già concordati durante le trattative preliminari e le regole che devono essere rispettate nelle trattative future, senza vincolarsi in un vero accordo preliminare o definitivo;

f) predisporre il contratto preliminare di cessione in cui verrà stabilito il prezzo e come è stato determinato, il pagamento, revisione o aggiustamento prezzo, elenco debiti e crediti, responsabilità, manleve, risoluzione del contratto,ecc…;

g) atto di cessione dal notaio.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Cristiana Facco

note

[1] Art. 2559 cod. civ.

[2] Art. 2560 cod. civ.

[3] Art. 2112 cod. civ.

[4] Art. 14 d. lgs. n. 472 del 18.12.1997

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