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Foto del compagno defunto su Facebook: cosa rischio?

18 Marzo 2017
Foto del compagno defunto su Facebook: cosa rischio?

Vorrei pubblicare su Fb una foto mia e del mio compagno morto. Suo figlio può denunciarmi per violazione della privacy? Non siamo amici su Fb e non abbiamo amici in comune.

Con riferimento al quesito posto, la regola generale relativa alla procedura di pubblicazione delle fotografie sul web, ed in particolare sul social network Facebook, prevede che, prima di pubblicare l’immagine, occorra ottenere il consenso da parte dei soggetti ritratti. Qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli, sia stata pubblicata fuori dai casi consentiti dalla legge, oppure con pregiudizio al decoro o alla reputazione dell’individuo, il giudice, su richiesta del soggetto leso, può disporre che cessi l’abuso, e, in taluni casi, il risarcimento degli eventuali danni arrecati.

Esposta la regola generale, andiamo al caso specifico.

La fotografia che la lettrice intende pubblicare su Facebook, che la ritrae insieme al suo compagno, poiché finalizzata a celebrare la loro unione, segnata dalla prematura dipartita, non è certamente lesiva dell’immagine, tutt’altro, costituisce un vero e proprio omaggio. Inoltre, per la stessa motivazione, non è possibile parlare neanche di violazione della privacy, poiché, trattandosi del suo compagno, persona che con cui lei ha condiviso un percorso di vita, il consenso può essere inteso come implicito, o meglio come tacitamente accordato. Per i motivi suesposti, anche se il figlio del compagno dovesse vedere la fotografia e non gradirla, non avrebbe alcuna ragione per denunciare la lettrice; nella peggiore delle ipotesi potrebbe richiederne solamente la rimozione dal social network, ma stante l’intento nobile della pubblicazione è altamente improbabile.

Infine, uno sguardo alla giurisprudenza. La Corte di Cassazione, in materia di divulgazione di immagini [1], ha statuito che la legge non prevede forme particolari per la manifestazione del consenso, che può essere sia espresso che tacito, ma certamente, come ogni altra forma di consenso, anche quello all’utilizzazione del ritratto può contenere limiti soggettivi, in relazione ai soggetti in favore dei quali è prestato, o oggettivi, in relazione alle modalità di divulgazione.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta


note

[1] Cass. sent. n. 21995 del 01.09.2008.


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