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L’assemblea della società per azioni

25 febbraio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 25 febbraio 2017



Gli organi della S.p.A.: il funzionamento dell’assemblea dei soci, riunioni e votazioni.

La s.p.a. — come tutte le persone giuridiche — svolge la propria attività a mezzo di organi. Essi sono: l’assemblea degli azionisti; l’organo amministrativo; l’organo di controllo. Al sistema di amministrazione tradizionale (basato su di un consiglio di amministrazione controllato da un collegio sindacale e da un revisore esterno), la riforma del 2003 ha affiancato un sistema cd. dualistico (fondato su di un consiglio di gestione controllato da un consiglio di sorveglianza) ed un sistema cd. monistico (caratterizzato da un consiglio di amministrazione e da un comitato di controllo nominato al suo interno).

L’assemblea

L’assemblea è l’organo deliberativo interno della società e, pertanto, rappresenta la riunione dei soci, dei quali manifesta la volontà all’esterno.

Si distinguono vari tipi di assemblee:

  • in base alla composizione si distingue tra assemblea generale, alla quale intervengono tutti i soci, e assemblea speciale, ove intervengono solo alcune categorie di azionisti (es.: possessori di azioni privilegiate);
  • in base all’oggetto della deliberazione si distingue fra assemblea ordinaria, convocata almeno una volta all’anno e che delibera sulla gestione normale della società ed approva il bilancio (art. 2364), e assemblea straordinaria, che delibera su argomenti particolari: modificazioni dell’atto costitutivo, nomina, sostituzione e poteri dei liquidatori (art. 2365).

In particolare, l’assemblea ordinaria, nelle società che optano per il sistema di amministrazione tradizionale o per quello monistico (e che, pertanto, risultano prive del consiglio di sorveglianza), delibera, in via generale, su tutti gli argomenti che non siano riservati alla competenza dell’assemblea straordinaria.

È stato, invece, necessario introdurre un’apposita norma (art. 2364bis) che disciplina le competenze dell’assemblea ordinaria nel caso di amministrazione dualistica, secondo una previsione che vede l’assemblea in gran parte svuotata delle proprie tradizionali attribuzioni che passano, appunto, in capo al consiglio di sorveglianza, organo interposto tra l’assemblea e gli amministratori.

L’assemblea, riunita in sede straordinaria, invece, ha una competenza speciale, limitata alle materie tassativamente indicate dal codice civile (art. 2365) o dalle leggi speciali.

Per quanto riguarda la convocazione dell’assemblea, la disciplina generale prevede che nel sistema di amministrazione e controllo tradizionale e in quello monistico, il potere di convocare l’assemblea spetta all’amministratore unico o al consiglio di amministrazione, mentre nel sistema dualistico è riconosciuto al consiglio di gestione.

L’ordine di convocazione va pubblicato nella Gazzetta Ufficiale o in un quotidiano indicato nello statuto (almeno 15 giorni prima) e deve contenere l’indicazione del giorno, del luogo e dell’ora della riunione, nonché l’«ordine del giorno», ossia l’elenco sintetico, ma chiaro e preciso, delle materie da trattare.

La convocazione è, in genere, rimessa alla valutazione discrezionale degli amministratori, salvi i casi in cui sussista un preciso «obbligo di convocazione».

Ai fini della regolare costituzione dell’assemblea ordinaria la legge richiede un determinato «quorum», ossia l’intervento di soci che rappresentino determinate quote del capitale sociale.

Chi ha diritto di intervento in assemblea?

Alle assemblee possono intervenire coloro cui spetta il diritto di voto (art. 2370, modif. dal D.Lgs. 27/2010).

Possono altresì intervenire, in quanto spetta loro il diritto di voto, il creditore pignoratizio, l’usufruttuario e il custode delle azioni sequestrate.

A norma dell’articolo 2372, modif. dal D.Lgs. 27/2010, coloro ai quali spetta il diritto di voto possono farsi rappresentare da un terzo nell’esercizio del voto in assemblea.

La rappresentanza, però, deve essere conferita per iscritto. La delega non può essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco, né conferita ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti della società né alle società da essa controllate o ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti di queste. La stessa persona non può rappresentare in assemblea più di un certo numero di soci in rapporto al capitale sociale.

Nelle società con azioni quotate, il D.Lgs. 27/2010, al fine di facilitare la partecipazione alle assemblee, ha modificato anche la disciplina della rappresentanza.

Innanzitutto, è stato abolito il divieto che finora ha impedito agli amministratori, agli organi di controllo o ai dipendenti della società di rappresentare i soci in assemblea. Questi, infatti, lo potranno fare, ma rendendo espliciti i loro conflitti di interesse e purché vi siano specifiche istruzioni di voto per ciascuna delibera in relazione alla quale il rappresentante dovrà votare per conto del socio.

Inoltre, è stato abolito il divieto per il delegato di farsi portatore di un numero di deleghe superiore a determinate soglie minime fissate in relazione al capitale sociale.

Se l’assemblea è regolarmente costituita, si procede alla discussione dell’ordine del giorno.

Dopo la discussione si passa alla votazione, che può avvenire con qualunque sistema (alzata di mano, appello nominale etc.).

Quorum assemblea ordinaria

Per l’assemblea ordinaria i quorum variano nel seguente modo:

  1. prima convocazione:
    – Quorum costitutivo: quando è rappresentato almeno 1/2 del capitale sociale;
    – Quorum deliberativo: maggioranza delle azioni con diritto di voto intervenute (maggioranza assoluta);
  2. seconda convocazione:
    – la legge non prescrive un quorum costitutivo;
    quorum deliberativo: maggioranza delle azioni intervenute.

Quorum assemblea straordinaria:

  1. Prima convocazione:
    Non è richiesto un quorum costitutivo, ma si ricava indirettamente dal quorum deliberativo: voto favorevole di più di ½ del capitale sociale;
  2. Seconda convocazione:
    – Quorum costitutivo: quando è rappresentato oltre 1/3 del capitale sociale;
    – Quorum deliberativo: voto favorevole di almeno 2/3 del capitale rappresentato in assemblea.

È richiesto il voto favorevole di più di 1/3 del capitale sociale per l’approvazione di alcune decisioni particolarmente importanti, quali, ad esempio, il cambiamento dell’oggetto sociale o la trasformazione della società.

È annullabile, ex art. 2373, la delibera apportata con il voto determinante del socio che, per l’oggetto in discussione, è in conflitto di interessi con la società, qualora ne derivi un danno (anche solo potenziale) alla società.

Quali novità sono state introdotte in materia di funzionamento dell’assemblea delle s.p.a. quotate?

Il D.Lgs. 27-1-2010, n. 27 e il suo correttivo (D.Lgs. 91/2012) hanno riformato il sistema di funzionamento dell’assemblea delle società per azioni quotate, allo scopo di favorire la partecipazione degli azionisti alla vita della società e, in particolare, l’esercizio del voto.

Sono state introdotte una serie di garanzie in materia di partecipazione e voto nelle assemblee di società quotate, disciplinando il procedimento di convocazione assembleare, il diritto dei soci di inserire punti all’ordine del giorno e la partecipazione in assemblea, ampliando la possibilità di manifestare il voto a distanza e mediante delega.

Per quanto riguarda la convocazione, è previsto che il termine di pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea delle s.p.a. quotate, confermato in 30 giorni precedenti la data dell’assemblea, possa essere ridotto a 15 giorni nel caso di convocazione dell’assemblea a seguito di offerta pubblica di acquisto e a 21 giorni per le assemblee previste nel caso di riduzione del capitale o nomina dei liquidatori. È previsto, invece, un termine maggiore, di 40 giorni, nel caso di assemblea convocata per l’elezione dei componenti degli organi di amministrazione e controllo al fine di consentire la presentazione delle liste con anticipo e la loro pubblicazione almeno 21 giorni prima dell’assemblea (art. 125bis D.Lgs. 58/1998, introdotto dal D.Lgs. 27/2010).

Nessuna riduzione del termine, invece, è prevista nel caso di convocazione richiesta dai soci, ma è stata ridimensionata (da 1/10 a 1/20) la soglia minima di capitale necessario per convocare l’assemblea su richiesta dei soci.

L’avviso di convocazione dell’assemblea deve essere pubblicato sul sito internet della società e gli amministratori devono mettere a disposizione del pubblico una relazione su ciascuna materia all’ordine del giorno (art. 125ter D.Lgs. 58/1998, introdotto dal D.Lgs. 27/2010).

Per le assemblee il cui avviso di convocazione è pubblicato dopo il 1° gennaio 2013 è inoltre necessario seguire le altre modalità e i termini previsti dalla Consob con regolamento, inclusa la pubblicazione per estratto sui giornali quotidiani.

Per tutelare le minoranze, i soci, i quali anche congiuntamente rappresentano almeno 1/40 del capitale sociale possono:

  1. chiedere l’integrazione dell’elenco delle materie da trattare, indicando nella domanda gli ulteriori argomenti da essi proposti;
  2. presentare proposte di deliberazione su materie già all’ordine del giorno.

Inoltre, una delle maggiori novità introdotte dal decreto consiste nell’aver riconosciuto la legittimazione a partecipare all’assemblea a chi risulti titolare delle azioni non nel giorno dell’assemblea, ma ad una data predeterminata e precedente l’assemblea (cd. record date), a prescindere dalle successive vicende traslative dei titoli azionari. Con questo sistema sarà possibile votare in assemblea anche per chi in quel momento non è più azionista. È stato necessario, quindi, modificare alcune norme del codice civile al fine di adeguarle all’introduzione del meccanismo del record date e introdurre, quindi, semplificazioni al procedimento assembleare.

Da ultimo, il D.L. 91/2014, conv. in L. 116/2014 ha introdotto una sorta di «premio di fedeltà» a favore degli azionisti di lungo periodo. Le società quotate, infatti, possono introdurre nei loro statuti la possibilità che sia attribuito un voto maggiorato, fino ad un massimo di due voti, per ciascuna azione appartenuta al medesimo soggetto per un periodo continuativo non inferiore a ventiquattro mesi (art. 127quinquies D.Lgs. 58/1998, introdotto dal D.L. 91/2014, conv. in L. 116/2014).

La legittimazione all’intervento in assemblea e l’esercizio del diritto di voto nelle società con azioni quotate sono disciplinati dal nuovo art. 83sexies TUF, alla cui disciplina rinvia il nuovo art. 2370, comma 5, c.c.

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