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Gli amministratori nelle Spa

25 febbraio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 25 febbraio 2017



Gli organi delle società per azioni; gli amministratori, regole sulla nomina, revoca, decisioni; il consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato.

La più importante innovazione introdotta dalla riforma del diritto societario consiste nella possibilità di scegliere tra diversi modelli di amministrazione e controllo della società: sistema tradizionale, che si applica in mancanza di una diversa scelta statutaria; sistema dualistico; sistema monistico.

Il sistema tradizionale si basa sulla distinzione tra un organo di gestione, consiglio di amministrazione o amministratore unico, e un organo di controllo, collegio sindacale.

Possono essere nominati amministratori tanto i soci quanto i soggetti estranei alla società, purché non si tratti di falliti, inabilitati o interdetti dai pubblici uffici.

Gli amministratori non possono durare in carica per più di un triennio e scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica; essi sono, tuttavia, rieleggibili.

I primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo, quelli successivi dall’assemblea ordinaria.

Gli amministratori che accettano la loro nomina sono tenuti, entro 30 giorni, a chiedere l’iscrizione nel Registro delle imprese.

Gli amministratori hanno la funzione di gestire l’impresa sociale per il compimento di tutte le operazioni necessarie al raggiungimento dell’oggetto sociale, di rappresentare la società nei confronti dei terzi, di eseguire la volontà dell’assemblea, di curare la tenuta dei libri contabili, di emettere obbligazioni, etc. (competenza di carattere generale).

Gli amministratori hanno una rappresentanza generale per tutti gli atti compiuti in nome della società (art. 2384).

Nel caso di più amministratori, l’organizzazione interna della società può presentarsi più complessa, in quanto — allo scopo di rendere più snella e tempestiva l’attività di gestione – possono essere creati ulteriori organi amministrativi (art. 2381): il comitato esecutivo (organo collegiale, che prende le proprie decisioni in riunioni appositamente convocate); gli amministratori delegati (organi individuali, svincolati dal metodo collegiale, ai quali l’atto di nomina può consentire di agire congiuntamente o disgiuntamente).

A tali organi — se lo statuto o l’assemblea lo consentono (o eventualmente, lo impongono) — il consiglio di amministrazione può delegare determinate attribuzioni di propria competenza.

Il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio della delega sono determinate dal consiglio di amministrazione.

Per la delicatezza dell’incarico loro affidato, gli amministratori non possono diventare soci con responsabilità illimitata in società concorrenti, né esercitare attività concorrente per conto proprio o di terzi, né essere amministratori o direttori generali in società concorrenti (divieto di concorrenza).

Gli amministratori, nell’esercizio delle loro funzioni, devono adempiere ai doveri imposti dalla legge con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze (art. 2392).

Essi, inoltre, sono responsabili, solidalmente, verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei loro doveri.

Responsabilità degli amministratori

  • Verso la società; tale responsabilità ha natura contrattuale, in quanto deriva dalla violazione di obblighi derivanti dal contenuto legale o pattizio del contratto sociale (artt. 2392- 2393bis).
  • Verso i creditori sociali, per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale (art. 2394).
  • -Verso i singoli soci e terzi non creditori direttamente danneggiati per dolo o colpa (di natura extracontrattuale) (art. 2395).

L’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere esercitata direttamente dalla società oppure dai soci, in nome proprio, ma nell’interesse della società.

Cosa deve fare l’amministratore qualora abbia un interesse in un’operazione della società?

La riforma del diritto societario ha modificato la disciplina del conflitto di interessi dell’amministratore, disciplina diretta a tutelare la società, la quale potrebbe subire un danno dal compimento di un’operazione decisa dall’organo amministrativo con il voto di un soggetto portatore di un interesse in contrasto con quello della società.

A seguito della riforma è stato ampliato l’ambito di applicazione della norma, infatti, non è più necessaria l’esistenza di un conflitto di interessi, ma è sufficiente l’esistenza di un interesse privato dell’amministratore. Quest’ultimo, infatti, dovrà dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata.

Non è più vietato all’amministratore l’esercizio del diritto di voto.

Se si tratta di amministratore delegato, inoltre, deve astenersi dal compiere l’operazione, ma, per evitare la paralisi della gestione della società, è stabilito che egli deve investire della decisione l’organo collegiale (consiglio di amministrazione).

Se si tratta di amministratore unico, deve darne notizia anche alla prima assemblea utile, in modo da garantire che i soci sappiano che l’amministratore ha agito in conflitto di interessi, e, quindi, possano valutare l’effettiva bontà del suo operato.

Nel sistema dualistico, per il quale la società abbia eventualmente optato in sede statutaria, la gestione dell’impresa spetta al consiglio di gestione, affiancato nelle funzioni deliberative e di controllo da un consiglio di sorveglianza.

Il consiglio di gestione deve essere composto da un numero di componenti non inferiore a due: i primi sono nominati nell’atto costitutivo, per gli altri la nomina spetta, invece, al consiglio

di sorveglianza. I componenti medesimi restano in carica per non più di tre esercizi, sono rieleggibli e revocabili anche senza giusta causa, salvo, in tale ultimo caso, il diritto al risarcimento dei danni (art. 2409novies).

Nel sistema monistico, infine, la gestione dell’impresa spetta esclusivamente al consiglio di amministrazione.

Si tratta, in tal caso, di un organo necessariamente collegiale, di cui almeno un terzo è prescritto che sia in possesso dei requisiti di professionalità e indipendenza stabiliti per i sindaci, eventualmente integrati da quelli previsti da codici di comportamento (art. 2409septiesdecies).

Al consiglio di amministrazione così formato si applicano, se compatibili, le norme dettate per gli amministratori del sistema tradizionale.

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