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Quando si scioglie la Società per azioni

25 febbraio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 25 febbraio 2017



Scioglimento e liquidazione delle società di capitali: decorso del termine, conseguimento dell’oggetto sociale o impossibilità a conseguirla, impossibilità di funzionamento.

La riforma del diritto societario ha previsto una disciplina generale e unica per lo scioglimento e la liquidazione delle società di capitali, unificando le regole dettate per i singoli tipi societari dalla normativa precedente.

Cause di scioglimento

Ai sensi dell’art. 2484, lo scioglimento della società di capitali si verifica nei seguenti casi:

  •  decorso del termine;
  •  conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;
  •  impossibilità di funzionamento o continuata inattività dell’assemblea;
  •  riduzione del capitale al di sotto del minimo legale se non si è provveduto alla sua reintegrazione;
  •  deliberazione dell’assemblea;
  •  incapacità patrimoniale della società di procedere alla liquidazione della quota al socio recedente;
  •  altre cause previste dall’atto costitutivo.

La deliberazione del consiglio di amministrazione, che accerta il verificarsi di una causa di scioglimento o la deliberazione assembleare che decide lo scioglimento, devono essere depositate e iscritte nel registro delle imprese. A seguito del verificarsi di una causa di scioglimento gli amministratori conservano il potere di gestire la società, ma ai soli fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale.

Per gli atti o le omissioni compiute in violazione delle prescrizioni di legge, gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali ed ai terzi (art. 2486).

Gli amministratori, contestualmente all’accertamento della causa di scioglimento, devono convocare l’assemblea (art. 2487) per le deliberazioni relative alla liquidazione. Gli amministratori sono responsabili della conservazione dei beni sociali finché non ne hanno fatto consegna ai liquidatori: l’assemblea deve nominare i liquidatori e fissare i criteri relativi alle modalità di svolgimento della liquidazione ed hanno il potere e il dovere di compiere operazioni di liquidazione solo se urgenti.

Liquidazione

Con il verificarsi di una causa di scioglimento, la società entra nel cd. «stato di liquidazione»: il suo scopo, in tale stato, si trasforma da lucrativo o mutualistico in quello di pagare il passivo e ripartire tra i soci il residuo attivo.

In questa fase non può, quindi, ulteriormente esercitarsi l’attività sociale, ma diviene prevalente il diritto dei soci ad ottenere la quota di liquidazione di propria pertinenza.

La nomina dei liquidatori spetta all’assemblea, salva diversa previsione statutaria, la quale provvede anche alla loro revoca.

Funzione precipua dei liquidatori è quella di chiudere i rapporti della società con i terzi, per consentire la ripartizione del patrimonio residuo fra i soci.

A tal fine, l’art. 2487bis prevede che gli amministratori uscenti, insieme ai libri sociali, consegnino una situazione dei conti al momento in cui ha effetto lo scioglimento ed un rendiconto di gestione relativo al periodo successivo all’ultimo bilancio approvato.

Quanto ai poteri dei liquidatori, l’art. 2489 riconosce loro la possibilità di compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società, salva una diversa previsione statutaria od una diversa decisione assembleare. L’attività dei liquidatori deve essere diretta, in primo luogo, a soddisfare i creditori sociali e, a tal fine, devono utilizzare il denaro presente nelle casse della società e quello realizzato, eventualmente, dalla vendita di beni sociali. La società potrebbe, però, non avere fondi disponibili sufficienti a tale scopo; in questo caso, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti. Al termine della liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale, indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione dell’attivo. Il bilancio, sottoscritto dai liquidatori e accompagnato dalla relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, deve essere depositato presso l’ufficio del registro delle imprese. Durante i tre mesi successivi all’iscrizione dell’avvenuto deposito, ogni socio può contestare il bilancio finale proponendo reclamo al tribunale.

Se, invece, nel termine di tre mesi dall’iscrizione dell’avvenuto deposito non vengono presentati reclami, il bilancio finale si intende approvato.

A questo punto resta solo da ripartire tra i soci l’attivo residuo sulla base del piano di riparto contenuto nel bilancio finale.

I liquidatori sono chiamati ad adempiere i doveri loro imposti con la professionalità e diligenza richieste dalla natura dell’incarico.

Di notevole rilievo appare la previsione, introdotta dalla riforma del diritto societario, relativa alla possibilità di revocare lo stato di liquidazione (con delibera dell’assemblea straordinaria), purchè non sia iniziata la distribuzione dell’attivo (art. 2487ter).

La liquidazione si chiude allorquando siano stati definiti i rapporti con i terzi, ed i soci hanno diritto di dividersi tra loro il patrimonio residuo proporzionalmente alle rispettive quote.

La cancellazione rappresenta l’ultimo elemento della fattispecie estintiva delle società registrate.

Con essa viene meno la loro personalità giuridica.

Dopo la cancellazione, i creditori sociali rimasti eventualmente insoddisfatti potranno sempre agire (art. 2495):

  •  contro i soci: fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione;
  •  contro i liquidatori: qualora il mancato pagamento sia dipeso da loro colpa.


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