| Articoli

Come cancellare una condanna penale

26 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2017



Breve guida sui requisiti e i passaggi per ripulire la propria fedina penale.

Una sentenza penale di condanna dopo il suo passaggio in giudicato, ossia dal momento in cui diventa definitiva (perché scaduti i termini per essere impugnata), può comportare non pochi problemi al cittadino, soprattutto quando lo stesso è alla ricerca di un lavoro. Nei concorsi pubblici normalmente è vietata la partecipazione a chi è stato condannato in via definitiva per reati non colposi. In alcuni casi anche la presenza di carichi pendenti, ossia l’essere sottoposto ad un processo penale ancora in corso o ad indagini preliminari, può precludere l’accesso al concorso, in base a quanto previsto nel singolo bando. Stesso discorso per chi viene condannato, in via definitiva, alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, almeno finché la stessa non viene espiata (quando non è perpetua). E anche i datori di lavoro privati possono avere interesse a conoscere il passato giudiziario della persona cui si legano contrattualmente.

Casellario giudiziale e fedina penale

La raccolta di tutte le informazioni relative alle condanne penali definitive di ogni cittadino è presente nel certificato penale, spesso indicato nel linguaggio quotidiano anche come fedina penale. Si può ottenere il certificato penale presso il casellario giudiziale, interrogabile dall’apposito ufficio esistente presso ogni Procura della Repubblica. Tale certificato può essere richiesto dall’interessato o da una persona da lui delegata; dalle pubbliche amministrazioni e dai gestori di pubblici servizi, quando il certificato è necessario per l’espletamento delle loro funzioni; dall’autorità giudiziaria penale, che provvede direttamente alla sua acquisizione; dal difensore della persona offesa dal reato e del testimone.

Vi è inoltre differenza tra il certificato accessibile dai privati, rispetto a quello accessibile alle pubbliche amministrazioni. Nel documento richiesto dal privato cittadino non verranno riportate le sentenze di patteggiamento, i decreti penali di condanna e le condanne in cui è stato concesso dal giudice il beneficio della non menzione nel casellario. Questo non vuol dire tuttavia che tali provvedimenti sono spariti. Le ragioni di tale elenco “parziale” sono legate al fatto che si tratta di fatti di reato di modesta entità, e si cerca in questo modo di ridurre i pregiudizi successivi alla condanna per il cittadino. I soggetti pubblici, invece, avranno accesso all’elenco completo delle iscrizioni presenti nel casellario giudiziale.

La cancellazione del precedente penale

Sebbene una condanna penale non sparirà mai del tutto, per il fatto che le pubbliche amministrazioni e l’autorità giudiziaria avranno sempre accesso all’elenco “completo” del casellario giudiziario, è possibile limitare gli effetti negativi attraverso due strumenti in particolare: la riabilitazione [1] e l’incidente d’esecuzione [2].

Entrambi consentono di far dichiarare l’estinzione del reato e dei relativi effetti penali. Il ricorso a tali istituti farà si che accanto all’iscrizione del casellario comparirà la dicitura “reato estinto”, la quale consentirà alla condanna di non avere più effetti e ripristinerà le prerogative perse. Una sorta di colpo di spugna che permette di tornare ai diritti che si possedeva da “incensurati”.

La riabilitazione penale

La riabilitazione è un beneficio proponibile, in generale, dopo 3 anni da quando è stata eseguita la pena inflitta con la condanna per la quale si chiede la riabilitazione. Il termine si conta dall’ultimo giorno di detenzione in carcere o, nel caso di pene pecuniarie, dalla data del pagamento della somma di denaro. In caso di sospensione condizionale della pena, il termine per poter chiedere la riabilitazione decorre dal passaggio in giudicato della sentenza. Il termine sale ad 8 anni quando il soggetto è stato dichiarato recidivo, e 10 anni quando il soggetto è dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

L’ottenimento della riabilitazione è subordinato a tre requisiti: aver pagato le spese di giustizia, aver risarcito il danno nascente dal reato (le c.d. obbligazioni civili nascenti dal reato) e la buona condotta.

Le spese di giustizia includono i costi del processo ed il mantenimento del condannato in carcere (nei casi in cui vi è carcerazione). Tali spese non sono dovute nel caso di condanna per i decreti penali successivi al 1° gennaio 2000 e se la pena detentiva applicata non supera i due anni, anche nel caso di sentenza patteggiata.

Il danno va risarcito anche quando il danneggiato (o l’erede) non lo richiede o se rifiuta di ricevere l’offerta (in quest’ultima caso va avanzata una seria offerta di risarcimento, concreta ed attuale). Ciò anche nelle ipotesi in cui non ci sia stata in sentenza una condanna al risarcimento o se il danneggiato non si è costituito come parte civile nel processo penale. Qualora non sia stato possibile rintracciare i danneggiati, il condannato dovrà porre in essere un’ulteriore attività riparatoria, come ad esempio versando un’offerta ad associazioni senza scopo di lucro. Si terrà conto anche delle condizioni economiche del condannato: la riabilitazione può essergli concessa anche qualora non sia riuscito a risarcire, in presenza di condizioni economiche non agevoli.

La buona condotta riguarda la valutazione del comportamento successivo alla condanna riportata. È fondamentale che non siano stati commessi altri reati e che non siano aperti procedimenti ulteriori. Inoltre si valuta l’effettivo recupero del condannato nella società e nella propria famiglia.

L’istanza di riabilitazione va presentata al Tribunale di Sorveglianza competente territorialmente (in base alla residenza dell’istante). Essa può essere presentata anche personalmente, tuttavia poiché verrà fissata successivamente un’udienza (nella quale la presenza di un legale sarà obbligatoria), è consigliabile rivolgersi fin da subito ad un avvocato, anche per una corretta valutazione della sussistenza dei presupposti per presentare la domanda. Chi si trova in condizione economiche disagiate può usufruire anche in questo procedimento dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Avverso l’ordinanza di rigetto della riabilitazione è possibile ricorrere in Cassazione. Nel caso in cui la domanda di riabilitazione fosse respinta per difetto del requisito della buona condotta, non la si potrà riproporre prima di 2 anni.

Qualora sia ottenuta la riabilitazione è bene continuare a tenere una condotta giuridicamente corretta: infatti la riabilitazione può essere ritirata dal Tribunale se entro 7 anni la persona commette un delitto non colposo punibile con pena detentiva superiore a 2 anni. Con la riabilitazione e l’estinzione del reato, non si è più obbligati ad indicare la condanna nelle domande d’iscrizione ai pubblici concorsi (salvo che non sia richiesto espressamente dal bando la menzione anche della condanne per cui è intervenuta l’estinzione).

L’istanza di estinzione del reato

L’incidente d’esecuzione è lo strumento impiegabile per ottenere la dichiarazione di estinzione del reato nei casi di sentenza di patteggiamento o di condanna con decreto penale, trascorso il termine di 5 anni in caso di delitto, o di 2 anni in caso di contravvenzione. Tale istanza può essere rivolta, anche personalmente, allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento per il quale si richiede l’estinzione (il c.d. giudice dell’esecuzione per l’appunto). Anche in questo caso è bene affidarsi comunque ad un avvocato, allo scopo di evitare possibili errori che una mancata e piena conoscenza del diritto penale rischia di ingenerare.

La domanda è presentabile a patto che nei predetti termini il richiedente non abbia subito una condanna per delitti o contravvenzioni della stessa natura.

note

[1] Art. 179 cod. pen.

[2] Artt. 445 e 460 cod. proc. pen.

Autore immagine: Antonio Salerni


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

5 Commenti

  1. Salve, avrei da fare una domanda. Nell’articolo è scritto che: “con la riabilitazione e l’estinzione del reato, non si è più obbligati ad indicare la condanna nelle domande d’iscrizione ai pubblici concorsi (salvo che non sia richiesto espressamente dal bando la menzione anche della condanne per cui è intervenuta l’estinzione).”
    Detto questo, se qualcuno ha usufruito dell’estinzione di un reato, in una domanda da presentare alla P.A. può dichiarare “di non aver riportato condanne penali, di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della normativa vigente”?
    Ringrazio e saluto.

    1. Buonasera.

      Mi associo all’utente Francesco.
      Se qualcuno ha usufruito dell’estinzione di un reato penale attraverso una delle procedure elencate, e stante quanto scritto nell’articolo “Con la riabilitazione e l’estinzione del reato, non si è più obbligati ad indicare la condanna nelle domande d’iscrizione ai pubblici concorsi (salvo che non sia richiesto espressamente dal bando la menzione anche della condanne per cui è intervenuta l’estinzione)”, nelle autocertificazioni per concorsi pubblici, il candidato di fronte a domande come queste “dichiara di non avere precedenti penali e di non avere riportato condanne penali” deve dire sì o no?
      Molte grazie. Cordiali saluti

  2. Buongiorno che costo puo’ avere ripulire la fedina penale, tenendo conto di essere in possesso di tutti i requisiti per poterlo fare?

  3. Ma se il reato commesso non è più ritenuto tale perché l’articolo di legge è stato abrogato, come nel caso dell’art.80 cds, un tempo penale poi abrogato, se risulta ancora sul Casellario Giudiziale cosa si può fare?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI