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Incidente stradale con lesioni, come procedere?

27 febbraio 2017


Incidente stradale con lesioni, come procedere?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 febbraio 2017



Piccole lesioni e colpo di frusta: se il danno biologico è fino a 9 punti si può ottenere il risarcimento più facilmente.

Diventa più facile ottenere il risarcimento a seguito di un incidente stradale con microlesioni, quelle, cioè, che abbiano comportato, per il conducente o il passeggero, un danno biologico fino a 9 punti di invalidità (tipico è il colpo di frusta): infatti la giurisprudenza della Cassazione ha superato il rigoroso indirizzo che richiedeva, ai fini dell’indennizzo assicurativo, una diagnosi strumentale (ad esempio una tac, una risonanza magnetica, i raggi, ecc.). Secondo un più recente orientamento [1] è ugualmente possibile ottenere il risarcimento delle lesioni subite a seguito di incidente stradale purché vi sia un accertamento del medico. Sarà poi quest’ultimo, secondo la propria discrezionalità, a valutare se sia necessario o meno procedere anche con l’esame diagnostico; ma è ben possibile che il professionista accerti la lesione e ritenga sussistente il danno anche senza bisogno di un supporto strumentale.

C’è quindi un deciso cambio di rotta per il caso di incidente stradale con lesioni, o meglio con microlesioni. In questi casi, infatti, per procedere alla richiesta del richiesta del risarcimento per danni lievi come il colpo di frusta bisognerà solo recarsi al pronto soccorso e chiedere la visita specialistica e il referto medico. Anche solo con quest’ultimo certificato – senza doversi sottoporsi a raggi o altri esami “visivi” – sarà possibile poi recarsi all’assicurazione e chiedere l’indennizzo. La pratica assicurativa, come noto, potrà anche essere svolta da un avvocato il quale viene poi pagato direttamente dalla compagnia e non dal danneggiato.

Tornando al problema del colpo di frusta e a tutte le microlesioni per scontri tra autoveicoli, nel 2012 la legge [2] ha tentato di contenere le facili richieste di indennizzo per tutte quelle lesioni che non siano certe o individuabili con diagnosi strumentali (si pensi alle lesioni con una invalidità dell’1 o del 2%, spesso frutto di intenti speculativi ai danni delle assicurazioni): la norma consente la risarcibilità solo per quelle lesioni provate con raggi, tac, risonanze, ecc.

In particolare, la nuova legge ha stabilito che il danno permanente possa essere risarcito solo in presenza di un «accertamento clinico strumentale obiettivo», quando cioè il medico legale, al quale è demandato questo tipo di indagine conoscitiva, possa rilevare da un referto per immagini (come una radiografia o una risonanza magnetica) l’effettiva lesione.

Anche la Corte Costituzionale ha sposato un’interpretazione più restrittiva [3] affermando che per «accertamento clinico strumentale obiettivo» si intende la presenza di un documento diagnostico «per immagini». È quest’ultimo – stando dunque a una interpretazione letterale della norma – l’unica condizione per il risarcimento del danno biologico permanente di lieve entità. Resta ovviamente la possibilità di ottenere comunque il risarcimento per tutti gli altri danni dimostrabili documentalmente come, ad esempio, quelli all’autovettura, i giorni persi di lavoro, ecc.

Ora però la Cassazione sposa un’interpretazione meno restrittiva e più favorevole agli automobilisti, stabilendo la non obbligatorietà delle radiografie per il risarcimento del danno da microlesioni provocate da incidente stradale. L’accertamento diagnostico, in particolare, è una scelta che fa il medico che visita il danneggiato: sicuramente la sua capacità professionale è in grado di accertare un danno anche con strumenti diversi dai soli referti per immagini.

Del resto, il danno, per quanto minimo, provoca sempre un disagio nella vittima, disagio che comunque va risarcito. Quindi le microlesioni possono essere indennizzate anche quando il loro accertamento si basi solo sulla sofferenza soggettiva raccontata al medico legale dalla vittima.

Dunque, da oggi in poi, chi è stato coinvolto in un tamponamento o in un altro scontro tra auto e, da questo, ha riportato sì delle lesioni fisiche, ma queste sono minime e non visibili oggettivamente (ossia non ci sono fratture, escoriazioni, contusioni, ecc.), potrà ottenere il risarcimento dall’assicurazione anche solo a seguito delle lamentate sofferenze “soggettive” (spossatezza, conati di vomito e nausea, rigidità muscolare, difficoltà a camminare), purché il suo patimento sia stato comunque accertato dal medico.

note

[1] Cass. sent. n. 18773 del 26.09.2016.

[2] Legge n. 27/2012

[3] C. Cost. sent. n. 235/2014 e n. 242/2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 26 settembre 2016, n. 18773

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere

Dott. RUBINO Lina – Consigliere

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 15122/2013 proposto da:

(OMISSIS) ((OMISSIS)), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), (OMISSIS) S.P.A.;

Lex24 – Gruppo 24 ORE Pagina 1 / 4

intimati –

avverso la sentenza n. 13396/2012 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 12/12/2012, R.G.N. 15623/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/06/2016 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’accoglimento, per quanto di ragione, del primo motivo, per il rigetto del secondo motivo e per l’assorbimento del terzo motivo.

RITENUTO IN FATTO

1.- (OMISSIS) convenne in giudizio, dinanzi al Giudice di pace di Napoli, (OMISSIS) e la (OMISSIS) S.p.A. per sentirle condannare al risarcimento dei danni arrecati alla propria autovettura, nonche’ per le lesioni patite a seguito del sinistro stradale occorso in data (OMISSIS), da ascrivere a responsabilita’ del conducente dell’autovettura di proprieta’ della (OMISSIS), assicurata presso la compagnia convenuta.

Con sentenza del giugno 2009, l’adito Giudice di pace, nella contumacia dei convenuti, dichiarava inammissibile la domanda attorea di risarcimento dei danni arrecati all’autovettura, stante la carenza di legittimazione processuale attiva dell’attrice, e rigettava nel merito la pretesa di ristoro dei pregiudizi derivanti dalle lesioni personali patite a seguito dell’incidente, difettando una “dimostrazione convincente dei suoi elementi giustificativi”.

2.- Avverso tale decisione proponeva impugnazione (OMISSIS), che il Tribunale di Napoli, con sentenza resa pubblica il 12 dicembre 2012, accoglieva parzialmente e, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava l’esclusiva responsabilita’ ex articolo 2054 c.c., comma 3, di (OMISSIS) per la verificazione dell’incidente e condannava la (OMISSIS) S.p.A. al pagamento, in favore dell’attrice, della somma risarcitoria di Euro 505,61, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali, nonche’, in solido con la (OMISSIS), al pagamento dei due terzi delle spese processuali del doppio grado di giudizio, che liquidava in complessivi Euro 1.074,00, di cui Euro 154,00 per esborsi ed Euro 920,00 per compensi, oltre accessori di legge; rigettava nel resto l’impugnazione.

2.1. – Per quanto ancora interessa in questa sede, il giudice d’appello – accertata la responsabilita’ per il sinistro de quo – in punto di liquidazione dei danni, riteneva dovuto il risarcimento volto a “remunerare gli interventi di riparazione del veicolo” di proprieta’ dell’attrice, da quantificarsi in Euro 505,61, oltre rivalutazione monetaria secondo indici Istat ed interessi legali, mentre escludeva il risarcimento per il c.d. “danno da fermo tecnico del veicolo incidentato”.

A tal riguardo, il Tribunale sosteneva che, non essendo in re ipsa, detto danno non poteva essere liquidato in via equitativa ai sensi dell’articolo 1226 c.c., non avendo l’istante “neppure dedotto le circostanze rivelatrici della verificazione nella propria sfera giuridica di un danno materiale emergente ulteriore rispetto a quello normalmente discendente dalla necessita’ di disporre le opere, d’altronde di attuazione piuttosto rapida (nella specie, 4 giornate lavorative), di riparazione della vettura, di cui non e’ stata prospettata neppure la sostituzione provvisoria”.

2.2. – Il giudice di secondo grado confermava, poi, seppur con diversa motivazione, il capo della decisione impugnata con cui era stata respinta la domanda di risarcimento dei danni alla persona patiti dall’attrice, in quanto, stante l’applicabilita’ al giudizio de quo della norma dettata dal Decreto Legge n. 1 del 2012, articolo 32, comma 3 quater, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2012, le “affezioni asintomatiche di modesta intensita’ non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico… riscontrate all’infortunata” non erano state dimostrate “con le rigorose modalita’ prescritte ex lege”.

2.3. – Infine, il giudice del gravame, in virtu’ del parziale accoglimento dell’appello, compensava ex articolo 92 c.p.c., comma 2, le spese del doppio grado di giudizio nella misura di un terzo e poneva la restante quota a carico dei convenuti in solido tra loro, che liquidava d’ufficio secondo i parametri indicati dal Decreto Ministeriale n. 140 del 2012, e, dunque, senza prendere in considerazione le note specifiche di cui all’articolo 75 disp. att. c.p.c., depositate dal difensore dell’attrice.

3.- Per la cassazione di tale sentenza ricorre (OMISSIS), affidando le sorti dell’impugnazione a tre motivi. Non hanno svolto attivita’ difensiva in questa sede le intimate (OMISSIS) e la (OMISSIS) S.p.A.. CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. – Con il primo mezzo e’ denunciata, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione degli articoli 2554, 2043, 2056, 2059 e 1226 c.c., articolo 185 c.p., L. n. 27 del 2012, articolo 32, (rectius: del Decreto Legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazione, dalla L. n. 27 del 2012) e articolo 139 cod. ass..

Il giudice di secondo grado, sulla base del presupposto che le lesioni personali patite da essa (OMISSIS) nel sinistro per cui e’ causa non erano state accertate visivamente o strumentalmente ai sensi del Decreto Legge n. 1 del 2012, articolo 32, modificativo del Decreto Legislativo n. 209 del 2005, articolo 139, avrebbe erroneamente respinto la relativa domanda risarcitoria, atteso che le diposizioni dettate dalla citata normativa in materia di riscontro medico-legale delle lesioni di lieve entita’ non possono trovare applicazione con riferimento a quei giudizi, come il presente, che erano gia’ in corso alla data della loro entrata in vigore.

In ogni caso, le lesioni contusive “alla spalla sinistra, allo emotorace sinistro ed alla cervicale” patite da essa attrice erano state accertate “visivamente come ritiene la legge” dal “sanitario di guardia al Pronto Soccorso” e cio’ diversamente dalla “sospetta lesione ossea”, non accertata strumentalmente, ma neppure oggetto di richiesta risarcitoria, limitata al danno biologico temporaneo e non gia’ permanente.

Unitamente al danno biologico temporaneo il giudice di appello avrebbe dovuto liquidare anche il danno morale. 1.1. – Il motivo e’ fondato per quanto di ragione.

1.1.1. – Esso e’ privo di consistenza in riferimento alla postulata inapplicabilita’ nella presente controversia (decisa in grado appello con sentenza pubblicata il 12 dicembre 2012) della disposizione di cui Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, articolo 32, comma 3 quater, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 2012, n. 27, la quale stabilisce: “Il danno alla persona per lesioni di lieve entita’ di cui al Decreto Legislativo 7 settembre 2005, n. 209, articolo 139, e’ risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione”.

Come precisato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 235 del 2014, la citata norma, avente ad oggetto le modalita’ di riscontro medico- legale delle lesioni di lieve entita’ a seguito di sinistro derivante dalla circolazione stradale, unitamente a quella del precedente comma 3 ter (modificativa del predetto articolo 139 cod. ass.) concernente il danno biologico permanente (e il cui risarcimento non potra’ aver luogo ove le lesioni di lieve entita’ “non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo”), “in quanto non attinenti alla consistenza del diritto, bensi’ solo al momento successivo del suo accertamento in concreto, si applicano… ai giudizi in corso (ancorche’ relativi a sinistri verificatisi in data anteriore alla loro entrata in vigore)” (cosi’ l’anzidetta sent. n. 235 del 2014).

Trattasi, infatti, di norme (la prima, come detto, riguardante il danno biologico permanente, la seconda quello temporaneo) volte a stabilire l’esistenza e, eventualmente, la consistenza del danno alla persona e, dunque, ad esse e’ tenuto il giudice nel momento stesso in cui decide sul punto.

1.1.2. – Sono invece fondate le doglianze che impugnano la ratio decidendi della sentenza di appello la’ dove questa ha escluso che la (OMISSIS) abbia fornito la prova, secondo le “rigorose modalita’ prescritte ex lege”, delle lesioni lievi, di carattere non permanente, subite, in quanto ritenute “non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico”.

Invero, il citato articolo 32, comma 3 quater, cosi’ come il precedente comma 3 ter, sono da leggere in correlazione alla necessita’ (da sempre viva in siffatto specifico ambito risarcitorio), predicata dagli articoli 138 e 139 cod. ass. (che, a tal riguardo, hanno recepito quanto gia’ presente nel “diritto vivente”), che il danno biologico sia “suscettibile di accertamento medico-legale”, esplicando entrambe le norme (senza differenze sostanziali tra loro) i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina-legale (ossia il visivo-clinico- strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, ne’ unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una “obiettivita'” dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni, che i relativi postumi (se esistenti).

Sicche’, appare evidente l’errore in diritto (sub specie di vizio di sussunzione) commesso dal giudice di appello, il quale – pur dichiaratamente discostandosi dalla motivazione del primo giudice, che aveva ritenuto inattendibile il referto ospedaliero (e, dunque, prescindendo da tale valutazione) – ha escluso la risarcibilita’ del danno biologico temporaneo (quale unica pretesa azionata dall’attrice) in favore della stessa (OMISSIS) nonostante che detto referto medico avesse diagnosticato “contusioni alla spalla, al torace e alla regione cervicale guaribili in 7 giorni”, le quali lesioni, dunque, non potevano essere ritenute, di per se’, “affezioni asintomatiche di modesta intensita’ non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico” alla stregua del Decreto Legge n. 1 del 2012, articolo 32, comma 3 quater.

2.- Con il secondo mezzo e’ denunciata violazione degli articoli 2043, 2054, 2056, 1223 e 2697 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Il giudice d’appello avrebbe erroneamente negato il risarcimento del danno da “fermo tecnico” del veicolo incidentato in considerazione del fatto che l’istante non aveva provato di aver subito un danno materiale emergente (per spese di gestione del veicolo incidentato) ulteriore rispetto a quello derivante dall’inutilizzabilita’ dell’autovettura durante il periodo necessario alla sua riparazione, nonostante la prevalente giurisprudenza di legittimita’ ritenga che tale voce di danno in parola sia in re ipsa.

2.1. – Il motivo e’ infondato.

Il Collegio intende aderire e dare continuita’ al piu’ recente orientamento, in via di consolidamento, secondo cui il danno da “fermo tecnico” del veicolo incidentato non e’ risarcibile in via equitativa – cui e’ possibile ricorrere solo ove sia certa l’esistenza dell’an – ove la parte non abbia provato di aver sostenuto di oneri e spese per procurarsi un veicolo sostitutivo, ne’ abbia fornito elementi (quali i costi assicurativi o la tassa di circolazione, sempre che la durata della riparazione non sia stata particolarmente breve, tale da rendere irrilevante l’entita’ di detti costi) idonei a determinare la misura del pregiudizio subito (tra le altre, Cass., 19 aprile 2013, n. 9626; Cass., 17 luglio 2015, n. 15089; Cass., 14 ottobre 2015, n. 20620).

Si tratta, infatti, di indirizzo consentaneo al principio per cui anche il danno da “fermo tecnico” non puo’ considerarsi in re ipsa (come invece opinato dalla ricorrente), quale conseguenza automatica del sinistro e della indisponibilita’ del veicolo, ma deve, invece, essere allegato e dimostrato in ragione della effettiva perdita patita dal danneggiato, in consonanza con la norma di cui all’articolo 1223 c.c., (richiamata dall’articolo 2056 c.c.).

Sicche’, e’ corretta la decisione del giudice di appello che ha escluso la risarcibilita’ di detto danno in ragione della rilevata rapida attuazione delle opere di riparazione del veicolo (4 giorni), senza che l’attrice avesse neppure allegato (prima ancora che dimostrato) di aver subito “un danno materiale emergente ulteriore a quello normalmente discendente dal bisogno di disporre le opere” anzidette.

3.- Con il terzo mezzo e’ denunciata, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione degli articoli 91 e 92 c.p.c., e della tariffa professionale del 2 giugno 2004.

Il giudice del gravame, senza tener conto delle specifiche note spese, di primo e di secondo grado, elaborate dal difensore dell’attrice ai sensi del Decreto Ministeriale n. 127 del 2004, avrebbe erroneamente liquidato d’ufficio le spese del doppio grado di giudizio secondo i parametri indicati dal Decreto Ministeriale n. 140 del 2012, nonostante l’attivita’ professionale del detto procuratore si fosse esaurita ben prima dell’entrata in vigore della legge recante le nuove tariffe professionali.

3.1. L’esame della censura e’ assorbito dall’accoglimento, per quanto di ragione, del primo motivo di ricorso, concernente l’an debeatur sul diritto al risarcimento per il danno biologico temporaneo, dovendo il giudice del gravame, a seguito della cassazione della sentenza impugnata, nuovamente provvedere alla liquidazione delle spese processuali.

4.- Va, dunque, rigettato il secondo motivo di ricorso, accolto il primo per quanto di ragione e dichiarato assorbito il terzo motivo.

La sentenza va cassata in relazione al motivo accolto e la causa rinviata al Tribunale di Napoli, in diversa composizione, che dovra’ delibare nuovamente la domanda risarcitoria della (OMISSIS) in riferimento al danno biologico temporaneo, tenuto conto dei principi giuridici di cui al § 1.1.2. che precede.

Il giudice del rinvio dovra’ provvedere, altresi’, alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimita’. P.Q.M.

La Corte rigetta il secondo motivo di ricorso, accoglie il primo motivo nei termini di cui in motivazione e dichiara assorbito il terzo motivo dello stesso ricorso;

cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al Tribunale di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimita’.


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