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Il diritto sull’immagine altrui

5 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 marzo 2017



Il diritto all’immagine: bene sensibile, tutelato a 360 gradi. L’immagine nel caso degli adulti e nel caso dei minori.

La nostra immagine  è molto importante. Essa rappresenta molto di noi e pertanto non può che essere tutelata dalla legge italiana e da quella internazionale. A tal proposito la regolamentazione prevede e disciplina le varie ipotesi che possono verificarsi in tema di sfruttamento dell’immagine, abuso di tale diritto e conseguenze per la violazione del medesimo.

Le predette circostanze ricevono, altresì, una differente disciplina a seconda se il soggetto riprodotto o “sfruttato” sia una persona adulta oppure un minore. Ma procediamo con ordine e vediamo insieme cosa prevede, in generale, la legge sul diritto all’immagine altrui e sulla tutela della stessa

 

I principi generali del diritto all’immagine

La legge impone di avere il consenso della persona ritratta, lì dove se ne vuole sfruttare l’immagine [1]. Se si tratta di un minore, evidentemente, è altresì fondamentale avere l’autorizzazione dei suoi genitori.

Il predetto consenso non è necessario, invece, in presenza, ad esempio di un interesse pubblico alla riproduzione oppure per esercitare il diritto di cronaca [2], ma per i minori occorre fare un discorso a parte che sarà affrontato nel prosieguo dell’articolo.

Le disposizioni previste in materia di tutela del diritto d’autore, qui succintamente richiamate, inevitabilmente devono coordinarsi con la cosiddetta legge sulla “privacy[3], in virtù della quale, sono tutelati e protetti i cosiddetti “dati sensibili”, tra i quali, senza alcun dubbio, c’è la propria immagine.

Appare chiaro, pertanto, che ottenere il consenso dalla persona riprodotta fotograficamente, affinché se ne possa utilizzare l’immagine, consente all’utilizzatore di “sfruttarla” senza incorrere in problematiche legali e nel pieno rispetto della normativa vigente.

Per le ragioni appena esposte, è quindi, opportuno acquisire il descritto consenso in forma scritta, allo scopo di avere prova dello stesso nonché al fine di considerare, pienamente legittima, sia la riproduzione fotografica sia l’uso della stessa.

Ovviamente tale accordo/autorizzazione può prevedere o meno, il riconoscimento di un corrispettivo a favore del soggetto fotografato.

In ogni caso, non è mai possibile utilizzare la foto a danno del decoro o dell’onore del medesimo [4]. In quest’ultimo caso, così come quando l’utilizzazione avviene senza il predetto consenso, l’interessato può richiedere la rimozione dell’abuso all’autorità giudiziaria nonché pretendere ed ottenere l’equo risarcimento dei danni patiti [5].

Il diritto sull’immagine dei minori e il diritto di cronaca

In questo caso possono tranquillamente ripetersi le considerazioni ed i principi appena descritti, tuttavia è fondamentale aggiungere che qualsiasi sfruttamento dell’immagine del minore non può avvenire senza il consenso scritto dei suoi genitori ed indipendentemente da un interesse pubblico, quale quello corrispondente al diritto di cronaca.

A tal proposito la Suprema Corte di Cassazione [6] ha precisato, che la presenza del minore in compagnia di un personaggio pubblico non legittima lo sfruttamento e la riproduzione dell’immagine del medesimo, senza il consenso del genitore. A maggior ragione sussiste la responsabilità di chi ha diffuso la foto del ragazzo e della ragazza se non c’era alcuna utilità sociale connessa a tale riproduzione non autorizzata. In caso contrario si violano persino le leggi internazionali [7] e la nostra tanto cara amata Carta Costituzionale [8].

Infine e tal proposito è bene ricordare che il Codice deontologico [9] che regola e disciplina l’attività giornalistica, considera come primario il diritto alla riservatezza del minore, imponendo al giornalista:

  • di non pubblicare i nomi dei minori coinvolti in un fatto di cronaca;
  • di non fornire alcun particolare in grado di condurre alla loro identificazione.

note

[1] Art. 96 Legge 633/1941.

[2] Art. 97 Legge 633/1941.

[3] Dlgs 196/2003.

[4] Art. 97 Legge 633/1941.

[5] Art. 10 cod. civ.

[6] Cass. Civ. sent. n. 19069/2006.

[7] Legge 176/1991.

[8] Artt. 2 e 31 Cost.

[9] Art. 7 Codice deontologico dei giornalisti.

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