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La morte e l’apertura della successione

5 marzo 2017 | Autore:


> Che significa? Pubblicato il 5 marzo 2017



La morte di una persona rappresenta il punto iniziale del fenomeno successorio che prevede il trasferimento del patrimonio agli eredi.

La legge [1] stabilisce che la successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto. Per domicilio si intende il luogo in cui il soggetto stabilisce il centro principale dei propri affari ed interessi, sia di carattere personale e familiare che economico-lavorativo.

Il luogo di apertura della successione determina il tribunale competente in tutti gli adempimenti relativi all’accettazione o la rinuncia dell’eredità, alla nomina del curatore o dell’esecutore testamentario, alla pubblicazione del testamento e per le cause ereditarie. Appartengono al giudice del luogo dell’aperta successione tutte le cause fra coeredi, non solo quelle aventi ad oggetto i diritti caduti in successione, ma anche quelle attinenti alla qualità di eredi.

La morte della persona opera una netta separazione dei diritti dal loro titolare e solo a partire da questo frangente è possibile dire che la successione è aperta. E’ importante determinare con esattezza il momento della dipartita in quanto è necessario  accertare la presenza, in quel dato istante, dell’altro elemento fondamentale per il perfezionamento della successione, ossia l’esistenza in vita del chiamato. Quando non sia possibile stabilire con assoluta certezza la data di morte di una persona è possibile fare riferimento ai registri di Stato Civile sui quali viene espressamente indicata o, in caso di dichiarazione di morte presunta, il momento finale viene convenzionalmente definito, con giorno e ora, mediante la sentenza. Pertanto, la dichiarazione di morte presunta determina una vera e propria successione degli eredi del dichiarato morto i cui effetti retroagiscono alla data stabilita.

Con l’apertura, si ha la vocazione, per legge o testamento, ossia la designazione del successibile, che prende corpo nella delazione che è l’effettiva chiamata, la fase nella quale si deve verificare chi ha il diritto di ricevere il patrimonio ed in quale misura. La determinazione delle proprietà residue consente di stabilire quali beni cadono in successione. La delazione non sempre è contemporanea all’apertura della successione ma anche se è posteriore, l’accettazione dell’erede ha sempre effetto dall’apertura medesima.

La successione si definisce

  • legittima, se viene regolata dalla legge,
  • testamentaria, se invece viene regolata da un testamento.

Il Codice civile [2], sancisce il divieto di patti successori, cioè quelle convenzioni con le quali ognuno dispone della propria successione, in quanto ritiene che possano limitare la libertà testamentaria del soggetto.

Fa eccezione al divieto solamente il patto di famiglia, un istituto volto a dare continuità alle realtà economiche imprenditoriali basate sull’apporto lavorativo dei congiunti che consente di indicare il prosecutore dell’attività.

È inoltre vietata la donazione causa morte, ossia la donazione che  fa della morte del donante la condizione per l’attribuzione patrimoniale, mentre invece, è ammessa la condizione di premorienza del donante, ovvero la condizione apposta alla donazione per cui, se il donante muore prima del donatario, quest’ultimo riceverà l’attribuzione patrimoniale.

Per «giacenza dell’eredità» si intende il periodo di tempo che trascorre tra la morte e l’accettazione del chiamato al patrimonio che si ha quando non è ancora intervenuta l’accettazione del ricevente, quando inoltre, il chiamato alla successione non è nel possesso dei beni ereditario infine quando è stato nominato un curatore per provvedere alla gestione del patrimonio ereditario fino al momento dell’accettazione.

Il momento dell’apertura della successione assume un rilievo anche sotto il profilo fiscale perché è da tale termine che decorre l’anno per la presentazione della dichiarazione di successione. Occorre ricordare che tale adempimento è un atto di valore puramente fiscale che non ha alcuna conseguenza sotto il profilo della accettazione o rinuncia all’eredità, ad esempio, il chiamato che sottoscrive la dichiarazione di successione potrà rinunciare all’eredità. Dunque, la dichiarazione di successione è una dichiarazione di scienza con la funzione di portare a conoscenza della Pubblica Amministrazione i dati necessari alla riscossione dei tributi.

note

[1] Art. 456 del codice civile.

[2] Art. 458 del codice civile.


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