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Militari in missione: come e quando vanno in pensione?

20 marzo 2017


Militari in missione: come e quando vanno in pensione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2017



Sono un militare: il comando regione ha decretato le missioni da me svolte e riconosciute ai benefici combattentistici ma risultano non ascrivibili per decorrenza dei termini. È vero?

Al fine di rispondere al quesito è bene richiamare all’attenzione la normativa che disciplina i benefici combattentistici.

La legge n. 1746 del 1962 ha riconosciuto ai militari che hanno svolto missioni in zone di intervento per conto dell’Onu i cosiddetti benefici pensionistici. In altre parole, il legislatore ha stabilito che l’attività svolta dai militari per conto dell’Onu deve essere equiparata, ai fini pensionistici, a quella dei militari combattenti.

Al fine di ottenere il riconoscimento del beneficio, è necessario che i militari abbiano prestato per ciascun anno solare non meno di tre mesi di servizio, anche non continuativo. Qualora non sia stato raggiunto il periodo minimo su indicato nell’anno solare preso in considerazione, ma l’attività sia stata prestata in via continuativa a cavallo di due anni, il servizio prestato nell’anno successivo può essere computato per il riconoscimento di almeno una campagna, a meno che quest’ultimo a sua volta non sia di durata tale da comportare il riconoscimento di un’altra campagna. In questo secondo caso verrà riconosciuta solo l’ultima campagna.

È bene, inoltre, ricordare che se il militare ha già riscattato lo stesso periodo come servizi speciali può riscattare l’intera campagna di guerra come differenza tra quanto già riscattato e l’anno della campagna di guerra.

Anche qualora le zone di guerra, o in tal caso di intervento militare, siano state differenti, si ha comunque il diritto a vedersi riconosciuta la maggiorazione una volta maturato il periodo minimo di tre mesi nell’anno solare considerato.

Il riconoscimento dei benefici pensionistici, quindi, ha come finalità quella di ottenere un’accelerazione per l’ingresso alla pensione poiché per ogni tre mesi di servizio in missione estera si ha diritto al riconoscimento di un anno di servizio entro il limite massimo di cinque anni.

Anche il trattamento pensionistico dei militari è soggetto alla disciplina dettata dalla Legge n. 335 del 1995 rubricata «Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare».

Più nel dettaglio, le contribuzioni di previdenza ed assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei seguenti termini:

  • dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie;
  • cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza ed assistenza obbligatoria.

I termini temporali richiamati si applicano anche alle contribuzioni relative ai periodi antecedenti all’entrata in vigore della legge del 1995, fatta eccezione per i casi di atti interruttivi posti in essere dagli interessati.

Con riferimento al trattamento pensionistico del personale delle forze armate, stabilisce che per il personale il cui trattamento pensionistico è liquidato in tutto od in parte con il sistema contributivo di cui alla Legge n. 335 del 1995 gli aumenti del sistema contributivo sono validi ai fini della maturazione anticipata del diritto all’accesso alla pensione [1].

Dal combinato disposto delle norme richiamate si evince che il trattamento pensionistico dei militari, compresi coloro che sono stati impegnati in missioni estere al servizio dell’Onu, soggiace alla disciplina della Legge n. 335 del 1995. La legge del 1995 prevede che il termine entro il quale è possibile far valere il diritto alla contribuzione assistenziale e previdenziale è di cinque anni. Al fine di impedire il decorso del termine suindicato è necessario il compimento di atti cosiddetti interruttivi: cioè di atti con i quali l’avente diritto manifesta la sua volontà a far valere quanto spettantegli per legge. Una volta compiuto un atto interruttivo il termine di prescrizione comincerà a decorrere di nuovo sin dall’inizio, a partire dal giorno in cui l’atto è stato posto in essere. Al fine di impedire la maturazione del termine di prescrizione è necessario compiere un ulteriore atto interruttivo prima del decorso dei cinque anni previsti dalla legge.

Sul punto si ricorda una recente sentenza del gennaio 2016 della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale regionale per il Friuli Venezia Giulia, che con riferimento ad una vicenda avente ad oggetto il riconoscimento dei benefici combattentistici per 5 campagne di guerra tenutesi dal 1996 al 2001 e la cui causa è stata iscritta nel 2015, accoglie il ricorso riconoscendo il diritto ma, quanto agli arretrati, ne stabilisce il riconoscimento retroattivo entro il limite di cinque anni a partire da quando ne è stata fatta richiesta (cioè dal 2015) essendosi prescritto il relativo diritto per i periodi antecedenti.

Al fine di ottenere il riconoscimento dei periodi contributivi maturati è necessario che il diritto sia stato esercitato entro il termine di cinque anni da quando è sorto. A tal fine, per impedire il decorso del termine di prescrizione è sufficiente che il lettore, prima della scadenza dei cinque anni da quando il diritto è sorto, abbia posto in essere un atto interruttivo qualsiasi anche mediante l’invio di una comunicazione con la quale ha manifestato la volontà di riscattare l’anzianità maturata.

È, inoltre, necessario che egli abbia reiterato l’atto interruttivo prima che maturasse il nuovo termine quinquennale il quale ha iniziato a decorrere a partire dal giorno del compimento del primo atto interruttivo. Qualora abbia tenuto un comportamento simile e, dunque, abbia manifestato agli organi competenti la sua volontà di riscattare l’anzianità maturata, potrà agire in giudizio innanzi all’autorità competente pretendendo gli arretrati sin dall’anno 2000. Nell’ipotesi contraria, e fermo restando la necessità di sottoporre alla visione di un legale la documentazione menzionata, potrà agire in giudizio per vedersi riconosciuti i benefici combattentistici ai fini dell’accesso anticipato alla pensione.

Per quanto riguarda, invece, la maggiorazione economica potrà ottenere il trattamento economico corrispondente con efficacia retroattiva solo entro i cinque anni antecedenti al momento in cui iscriverà la causa in giudizio, ma non per il maggior periodo per il quale il diritto è stato maturato.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Art. 5, co. 2, d. lgs n. 165 del 30.04.1997.

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