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Eredità e debiti fiscali: come difendersi

5 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 marzo 2017



Come l’erede può evitare di pagare i debiti fiscali di chi muore: rinuncia all’eredità e accettazione con beneficio di inventario.

Può accadere che una persona, durante la sua vita, accumuli debiti verso il fisco e verso Equitalia: si pensi ad esempio a chi ha non ha pagato le imposte sul reddito per svariati anni. Il problema emerge al momento della morte del contribuente debitore: infatti, per successione, tutti i suoi debiti, compresi quelli fiscali, passano agli eredi.

Così, l’amministrazione fiscale o il concessionario per la riscossione possono aggredire il patrimonio degli eredi per soddisfarsi.

La situazione normativa

Innanzitutto, la legge stabilisce che gli eredi del debitore sono tenuti in solido al pagamento delle imposte sul reddito non pagate dal defunto durante la sua vita [1]: questo significa che il fisco ed Equitalia possono richiedere l’intera somma dovuta ad uno solo degli eredi, il quale – una volta pagato – potrà rivalersi verso i coeredi per la loro quota.

Per le altre imposte e gli altri tributi, invece, vige la regola generale della successione per causa di morte: tutti gli eredi rispondono del debito fiscale in relazione alla quota di eredità loro spettante.

In ogni caso, gli eredi del debitore fiscale rispondono solo dei debiti che  rappresentano il capitale (cioè il tributo in debito)  e gli interessi maturati sullo stesso; non devono invece pagare le sanzioni connesse all’omesso versamento della tassa da parte del contribuente deceduto: la sanzione, quindi, non si trasferisce per successione.

Primo rimedio: accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

Esistono comunque degli strumenti che consentono agli eredi di non pagare il debito fiscale del defunto.

Il primo è l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario [2], con la quale l’erede risponde dei debiti compresi nell’eredità solo entro i limiti dell’attivo che ha ricevuto. La conseguenza è che se i debiti del defunto ammontano ad una cifra più alta dell’attivo ereditario, comunque l’erede non dovrà usare il suo patrimonio per pagare la differenza.  Ad esempio: se i debiti compresi nell’eredità ammontano a cento euro, e l’attivo ricevuto dalla successione è pari a cinquanta euro, comunque l’erede pagherà i debiti per cinquanta euro e non oltre.

L’accettazione con beneficio di inventario si fa con una dichiarazione apposita dell’erede, che deve essere rivolta al notaio o al cancelliere del Tribunale del luogo in cui è morta la persona della cui successione si tratta.

Questo vantaggio derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario aiuta gli eredi anche in caso di debiti fiscali del defunto, poichè permette di contenere le pretese del fisco o di Equitalia verso gli eredi entro il limite del valore dell’attivo che hanno ricavato dalla successione: lo stabilisce, infatti, la giurisprudenza [3].

Secondo rimedio: rinuncia all’eredità

Altro rimedio che gli eredi hanno a disposizione è la rinuncia all’eredità.

Anche la rinuncia si effettua con apposita dichiarazione fatta al notaio o al cancelliere del Tribunale del luogo in cui è morta la persona: è possibile fare la dichiarazione di rinuncia entro tre mesi dalla morte se sono nel possesso dei beni ereditari, oppure entro dieci anni se non sono nel possesso di questi beni.

Con la rinuncia si evita di subentrare nel patrimonio del defunto e nei suoi debiti.

Questo strumento è  utilissimo in caso di debito fiscale del deceduto: infatti, se il fisco o Equitalia dovessero chiedere ai rinuncianti di pagare i debiti del contribuente deceduto, costoro potranno impugnare l’atto esattoriale depositando in giudizio l’atto di rinuncia e chiedendo l’annullamento della cartella esattoriale.

Infatti, coloro che hanno rinunciato alla successione della persona indebitata con il fisco non sono obbligati a pagare questi debiti, perché grazie alla rinuncia non sono diventati suoi eredi e dunque non sono subentrati nel patrimonio del defunto [4].

note

[1] Art. 65 del D.P.R. 600/1973.

[2] Art. 484 cod. civ.

[3] Cass. sent. 6488/2007 del 19.03.2007.

[4] Cass. sent. 3611/2016 del 24.02.2016; Cass. ord. 27093/2013 del 26.09.2013.

Autore immagine: Pixabay

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