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Quando tradire è lecito

28 febbraio 2017


Quando tradire è lecito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 febbraio 2017



Si può tradire, a condizione che tale comportamento non sia la causa della crisi coniugale.

Si può tradire senza rischiare nulla? Sì, a condizione che, tra marito e moglie, sia già sorta una crisi irreversibile, tale cioè da portare alla separazione. Secondo la Cassazione [1], infatti, se l’infedeltà è posteriore al disgregamento dell’unione morale e materiale dei coniugi, tradire è lecito.

Questo significa, in termini pratici, che l’adulterio non deve essere la causa, bensì la conseguenza di una convivenza divenuta ormai intollerabile per altre ragioni. Solo in questo caso, chi compie un tradimento non può essere dichiarato responsabile e, quindi, non subisce l’addebito. Ma procediamo con ordine.

Tradire è reato?

Chi tradisce non commette alcun reato. L’infedeltà coniugale è solo una violazione di un obbligo che deriva dal codice civile. Dunque, l’illecito è puramente civilistico e non si può essere denunciati per infedeltà.

Cosa rischia chi tradisce?

Chi tradisce non può neanche subire una richiesta di risarcimento del danno (salvo rari casi di cui a breve parleremo). L’unica conseguenza del tradimento è la cosiddetta «dichiarazione di addebito»: in pratica il giudice riconosce che la colpa della separazione della coppia è da attribuirsi al soggetto che ha commesso l’adulterio. Questo implica solo due conseguenze:

  • l’infedele, anche se guadagna meno dell’ex coniuge, non può chiedere il mantenimento (è sua infatti la colpa della separazione e, pertanto, non può accampare diritti). Solo se versa in condizioni economiche davvero disperate può chiedere gli alimenti, ossia una somma (di gran lunga più ridotta rispetto al mantenimento, per sopravvivere);
  • se l’ex coniuge muore tra la data di separazione e quella del divorzio, l’infedele non diventa suo erede.

Dall’altro lato, l’infedeltà non ha effetti negativi in due casi:

  • se l’infedele è colui che, tra i due coniugi, guadagna di più: egli infatti, al di là di tale sua colpa, sarebbe stato comunque condannato al versamento dell’assegno di mantenimento a favore dell’ex; e ciò per via del suo reddito superiore e non già per il tradimento;
  • se il coniuge tradito intende rinunciare al mantenimento.

Il tradimento può comportare una richiesta di risarcimento del danno solo se le sue modalità sono particolarmente mortificanti per l’altro coniuge; si pensi al caso di una infedeltà plateale, in un piccolo ambiente, dove tutta la collettività era a conoscenza della situazione.

Come difendersi da un’accusa di tradimento?

Chi si vuol difendere da un’accusa di tradimento deve dimostrare che l’infedeltà è avvenuta come conseguenza di una crisi già irreversibile. Deve cioè dare prova che tra i coniugi non vi erano più rapporti e che la coppia andava già verso una definitiva rottura per altre ragioni, diverse dall’infedeltà stessa. Difatti è lecito tradire quando non c’è più alcun legame a unire moglie e marito. Il giudice, dunque, può addebitare la separazione al coniuge infedele solo se verifica il nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, con un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi. La violazione può fondare la pronuncia di addebito solo se dalla infedeltà deriva l’intollerabilità della convivenza [2] o la lesione di diritti della personalità dell’altro coniuge [3].

Quando tradire è lecito

Se la crisi tra i coniugi era precedente all’infedeltà ed era già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale, tradire è lecito e il giudice non può condannare il codice infedele all’addebito [4]. Un’ipotesi tipica è il tradimento per ripicca: un coniuge, venuto a conoscenza dell’infedeltà dell’altro, ben potrebbe a sua volta rispondere – come vendetta – con un tradimento. Il comportamento di quest’ultimo, in quanto conseguenza del primo, non è colpevole e quindi è lecito.

 

Amore platonico è illecito?

Il tradimento virtuale, con una chat su internet o una serie di messaggi, è illecito al pari di un tradimento solo se tale condotta che fa sorgere nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento. Si tratta della cosiddetta infedeltà apparente. La condotta del coniuge non deve destare equivoci in ordine alle intenzioni: non rileva l’assenza di un rapporto sessuale, basta la semplice infedeltà apparente [5].

note

[1] Cass. sent. n. 7057/2015 dell’8.04.2017.

[2] Cass. sent. n. 27730/2013, n. 13431/2008, n. 17643/2007, n. 13592/2006, n. 8512/2006.

[3] Cass. sent. n. 8929/2013, n. 15557/2008.

[4] Cass. sent. n. 8675/2013, n. 16089/2012.

[5] Cass. sent. n. 6834/1998.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Chiedo scusa, se l’assenza di un rapporto sessuale e non aver mai tentato di averlo configura comunque “infedeltà apparente” ne deriva che ci si dovrà astenere, in colloqui amichevoli e frequenti, anche dal semplice fare allusioni e complimenti all’interlocutrice? Non si potrà più neppure scherzare quindi, perché le frasi, estrapolate da contesto scherzoso e confidenziale, potrebbero essere facilmente male interpretate.

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