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Cosa si intende per erede universale

3 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 marzo 2017



Purtroppo prima o poi nella vita capita di avere un parente o un amico prossimo che viene a mancare, a questo proposito è bene chiarire qualche termine e concetto base.

Nel caso dell’evento morte colui che riceve i beni del defunto prende il nome di erede; può essere uno o più di uno. Giuridicamente parlando, è definito erede colui che è chiamato a succedere nell’universalità dei beni o in una parte di essi.
La ricezione dei beni si chiama successione e per eredità si intende l’insieme del patrimonio attivo (diritti patrimoniali, beni, crediti) e passivi (debiti) lasciati dal defunto.

La successione può essere:

  • legittima: se avviene ex lege ovvero divisa nelle parti previste dalla legge agli eredi;
  • testamentaria: se l’eredità viene divisa in seguito ad una volontà espressa tramite testamento dal de cuius.

Esiste anche un’altra forma di successione, chiamata legato, che riguarda il passaggio di uno specifico rapporto giuridico dal defunto al legatario (ovvero colui che riceve il diritto).

Le prime due forme di successione (legittima e testamentaria) sono dette successioni dette a titolo universale mentre l’ultima (legato) a titolo particolare.

Come si acquisisce l’eredità

Ci sono diversi modi di acquisire l’eredità:

  • tramite l’accettazione ovvero tramite una dichiarazione in cui espressamente si dichiara di voler diventare erede. L’accettazione ha effetto retroattivo quindi vale dal momento dell’apertura della successione e non dal momento dell’accettazione e non è possibile rinunciare all’eredità una volta accettata;
  • per legge: in questo caso la legge impone all’erede l’accettazione anche contro la sua volontà perché si teme una lesione degli interessi dei creditori. La ratio di questa norma è la tutela dei creditori. I casi in cui è prevista l’accettazione della successione ex lege sono espressamente previsti dalla legge:
    • sono chiamati all’eredità coloro che hanno sottratto o nascosto i beni facenti parte dell’eredità [1];
    • il chiamato all’eredità quando è nel possesso dei beni ereditari deve fare l’inventario entro tre mesi dal dell’apertura della successione o dalla devoluta eredità. Decorso tale termine viene considerato erede puro e semplice [2];
  • accettazione tacita: quando il chiamato all’eredità compie un atto incompatibile con la volontà di rinunziare all’eredità e che presuppone dunque la sua volontà di accettare l’eredità [3].

Capacità di succedere

Hanno la capacità di succedere coloro che al momento dell’apertura della successione sono nati o concepiti.

Un caso particolare è contenuto nell’articolo 462 codice civile in cui è prevista la capacità di succedere anche ai figli non ancora concepiti di una persona vivente al tempo della morte del testatore, ma questa questione ha suscitato qualche problema sia in dottrina che in giurisprudenza.

Responsabilità dell’erede

Se l’erede accetta l’eredità accetta sia i beni sia i debiti anche se questi ultimi superano i crediti. L’unico modo per ovviare all’inconveniente di accettare anche i debiti è l’accettazione con beneficio di inventario. I minori, anche se emancipati, gli inabilitati e gli interdetti possono accettare l’eredità con beneficio di inventario.

Successione testamentaria

Nella successione testamentaria si distinguono l’erede dal legatario.

L’erede, accettando sia i beni che i debiti (se non ha accettato con beneficio di inventario), risponde di quest’ultimi anche con il proprio patrimonio.
Se vi è più di un erede questi rispondono dei debiti in proporzione alla quota ereditata, a meno che il testatore abbia disposto diversamente. I creditori possono quindi rivalersi direttamente in capo agli eredi.

Il legato invece, succedendo a titolo particolare, subentra nella titolarità di uno o più rapporti determinati e non è tenuto a rispondere agli obblighi contratti dal defunto.

Tipi di eredi

Erede apparente: è colui che si comporta come erede ma non possiede i titoli per esserlo.
L’erede legittimo per rientrare in possesso dei beni ereditari può richiedere l’azione di petizione dell’eredità.

Erede beneficiato: è la persona che accetta l’eredità con beneficio di inventario così da non confondere il proprio patrimonio con quello ereditato.

Erede fiduciario: è colui che è stato incaricato dal testatore di consegnare i beni ad un altro erede. L’erede può costringere l’erede fiduciario a consegnargli i beni qualora non venisse fatto spontaneamente.

Erede legittimario: è colui al quale la legge riserva una quota del patrimonio del testatore.

Erede legittimo: è l’erede diretto nel qual caso non vi sia testamento. Per legge sono: il coniuge, i discendenti, gli ascendenti, i collaterali, gli altri parenti entro il sesto grado altrimenti eredita lo stato.

È bene ricordare che il de cuius non può destinare l’intero patrimonio ad un solo erede escludendo gli altri eredi legittimi, può solo destinargli un terzo dell’intero.

di Silvia Mottalini – AvvocatoFlash.it

note

[1] Art. 527 cod. civ.

[2] Art. 485 cod. civ.

[3] Art. 477 e 478 cod. civ.


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1 Commento

  1. Buonasera, ho trovato una inesattezza in quanto scritto sopra. In realtà il de cuiius, facendo testamento, se non ci sono eredi legittimari, puo’ destinare tutti i suoi beni a un solo erede universale da lui scelto. Quindi, se non c’è coniuge, non ci sono figli e genitori, ma solo fratelli, tramite testamento si puo’ lasciare anche tutto a una sola persona a scelta escludendo fratelli, nipoti etc. Dico bene?

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