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Assegno senza il nome del beneficiario, quali conseguenze?

28 Febbraio 2017


Assegno senza il nome del beneficiario, quali conseguenze?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Febbraio 2017



L’assegno bancario senza indicazione del beneficiario vale come assegno bancario al portatore.

Ci sono alcuni elementi senza i quali un assegno è nullo: tra questi sicuramente la firma e l’indicazione dell’importo. L’indicazione di una data diversa a quella di emissione (assegno postdatato) si considera non apposta e l’assegno può essere incassato anche subito (previo pagamento dell’imposta di registro). Ma che succede se l’assegno è senza il nome del beneficiario? Ad occuparsi di queste conseguenze è stata una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la suprema corte, l’indicazione del nome del beneficiario (in termini tecnici chiamato «prenditore», in altre parole il creditore della somma di denaro) non è un requisito essenziale del titolo. Pertanto, l’assegno senza il nome del beneficiario non si può considerare incompleto o nullo.

Assegno in bianco, quali conseguenze?

Spesso si parla di «assegno in bianco» quando si fa riferimento all’assegno senza nome del beneficiario.

Posto che gli assegni per importi superiori a mille euro sono già muniti della clausola di «non trasferibilità», per consentire al creditore di far circolare il titolo spesso il debitore evita di riempirlo e di indicare il nome del beneficiario, dando a quest’ultimo la possibilità di scrivere il nome di un altro soggetto di cui a sua volta sia debitore. Questo è l’unico modo per far circolare un titolo che, per l’attuale normativa sui pagamenti tracciabili, non potrebbe altrimenti circolare.

Ma che succede se, poi, il debitore non paga? Il nuovo beneficiario può agire richiedendo al giudice un decreto ingiuntivo portando, come prova del proprio credito, il titolo non onorato? La risposta è affermativa. A detta della Cassazione, il prenditore dell’assegno può richiedere l’emissione del decreto ingiuntivo di pagamento anche se il titolo è stato originariamente emesso senza l’indicazione del nome del creditore. Secondo la pronuncia in commento, l’assegno privo dell’indicazione del prenditore è valido e non può considerarsi in violazione della normativa antiriciclaggio [2]. Tanto trova conferma nella stessa legge [3] secondo cui «l’assegno bancario senza indicazione del prenditore vale come assegno bancario al portatore». L’indicazione del nome del prenditore non figura tra i requisiti inderogabili previsti e, pertanto, l’assegno che ne sia privo non deve essere qualificato come un titolo incompleto o in via di formazione. Con la conseguenza che chi possiede è legittimato a chiedere il pagamento della somma in esso indicata [4].

note

[1] Cass. sent. n. 4910/2017 del 27.02.2017.

[2] L. n. 197/1991.

[3] Art. 5, ultimo comma, r.d.n. n. 1736/1933.

[4] Vero è, affermano gli Ermellini, che l’art. 1, comma 2, l. n. 197/1991, applicabile ratione temporis, prescriveva che gli assegni bancari di importo superiore a 20 milioni di lire dovevano recare l’indicazione del prenditore, ma l’art. 5 della medesima legge specificava che la violazione di detta disposizione comportava una sanzione amministrativa pecuniaria senza incidere sulla efficacia del titolo come emesso.

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Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 7 dicembre 2016 – 27 febbraio 2017, n. 4910
Presidente Nappi – Relatore Scaldaferri

Fatti di causa

Nel novembre 2005 M.C. , deducendo di essere creditrice nei confronti di B.C. della somma di Euro 121.754,71 risultante da tre assegni bancari a firma del predetto, dei quali uno (per Euro 23.757,02) all’ordine della M. e due (per Euro 59.392,54 e C 38.605,15) senza indicazione del prenditore – quindi con valore di assegni bancari al portatore-, chiese l’emissione di decreto ingiuntivo di pagamento.
Emesso il decreto dal Tribunale di Lecce – Sezione distaccata di Maglie, il B. propose opposizione, deducendo: a) che, quanto ai due assegni privi della indicazione del prenditore, si trattava di titoli invalidi in quanto emessi in violazione della normativa antiriciclaggio di cui al D.L. n. 143/1991 convertito in legge n. 197/91, e in ogni caso la M. ne risultava mero possessore, come tale privo di legittimazione alla pretesa del credito ivi contenuto, non essendo peraltro egli debitore della predetta; b) che, quanto all’assegno in favore della M. , egli ne aveva corrisposto in varie riprese la gran parte della somma, residuando debitore di soli Euro 8.028,02. Costituendosi nel giudizio, la M. contestava quanto sopra, deducendo peraltro che la somma di cui aveva chiesto il pagamento scaturiva da un prestito da lei erogato al B. .
Emessa ordinanza ex art.186 bis cod.proc.civ. per il pagamento della somma non contestata, il Tribunale di Lecce, con sentenza del 3 giugno 2009, confermò l’opposto decreto, detratte le somme già versate dall’opponente.
Ritenne che la violazione della legge n.197/91 comportava esclusivamente l’applicabilità di una sanzione amministrativa; che i due assegni privi di indicazione del prenditore valevano come titoli al portatore; che comunque il rapporto sottostante di mutuo risultava provato.
Proposto appello dal B. , resistito dalla M. , la Corte d’appello di Lecce, con sentenza depositata il 2 aprile 2012, ha unicamente precisato, revocando il decreto ingiuntivo, l’importo che, detratte le somme già versate, il B. deve pagare alla M. , e rigettato nel resto l’appello, rilevando: a) che l’assunto dell’appellante in ordine alla inammissibilità dell’azione cartolare per i due assegni privi della indicazione del prenditore non merita condivisione in quanto dal disposto dell’art. 5 della legge assegni di cui al R.D. n. 1736/1933 risulta che l’assegno senza tale indicazione è valido come titolo al portatore, sì che il suo trasferimento si opera con la consegna del titolo stesso e il suo possessore è legittimato all’esercizio del diritto in esso menzionato in base alla presentazione del titolo, a norma degli artt. 1992 e 2003 cod.civ.; b) che, come già affermato dal tribunale senza ricevere censure in appello, non osta a tale conclusione la violazione della normativa antiriciclaggio, rilevante sul piano della applicazione della sanzione amministrativa e non su quello della validità degli assegni; c) che, per completezza, infondata è anche l’argomentazione dell’appellante in ordine alla inapplicabilità nella specie dell’art. 1988 cod.civ., tenendo presente che, esclusa l’illegittimità del possesso da parte della M. dei due assegni in questione (essendo rimasta indimostrata la tesi adombrata dal B. di un’acquisizione con modalità improprie), è indiscutibile che i due assegni afferiscono ad un rapporto diretto tra B. e M. .
Contro tale sentenza B.C. ha proposto ricorso per cassazione per tre motivi, cui resiste con controricorso M.C. .

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo il ricorrente si duole della ritenuta ammissibilità dell’azione cartolare per i due assegni privi della indicazione del prenditore, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 della legge assegni (R.D. n. 1736/1933), dell’art. 1992 c.c., dell’art. 1 del D.L. n. 143/1991 conv. in L. n. 197/1991 (legislazione antiriciclaggio). Sostiene che la corte salentina, facendo erroneamente riferimento al principio affermato in una pronuncia di questa Corte (Sez.1 n.16556 del 14.7.2010) in relazione ad una fattispecie diversa da quella qui in esame, non avrebbe considerato che in questo caso i due assegni sono stati non soltanto emessi ma anche presentati al pagamento privi del requisito della indicazione del prenditore, che sarebbe previsto a pena di nullità dalla legge assegni come integrata dalla successiva legislazione antiriciclaggio che ha introdotto la c.d. nominatività obbligatoria degli assegni bancari.
1.1. Con il secondo motivo si duole dell’ulteriore affermazione secondo la quale ai due assegni in questione debba in ogni caso riconosciersi il valore di promesse di pagamento ex art. 1988 cod.civ., nonostante la pretesa creditrice M. non risulti prenditrice o girataria degli assegni stessi. Denuncia la violazione e falsa applicazione di tale norma di diritto e il vizio di motivazione sul punto, in particolare circa la indiscutibilità che i due assegni afferiscano ad un rapporto diretto tra le parti in causa.
1.2. Con il terzo motivo lamenta che la corte distrettuale, in violazione di norme di diritto e con motivazione insufficiente, abbia ritenuto fondata anche l’azione causale relativa al rapporto di mutuo, introdotta dalla M. nel giudizio di merito.
2. Il primo motivo è infondato.
2.1. A differenza di quanto previsto per la cambiale dall’art. 1 n.6 del R.D. n. 1669/1933, per l’assegno bancario l’indicazione del nome del prenditore non figura tra i requisiti inderogabili previsti dagli artt. 1 – 2 del R.D. n. 1736/1933: l’assegno che ne sia privo non va quindi qualificato contrariamente a quanto argomenta il ricorrente – come un titolo incompleto o in via di formazione. D’altra parte, la conferma espressa che l’assegno bancario al portatore, a differenza della cambiale al portatore, è ammesso nel nostro ordinamento giuridico si rinviene nell’art. 5 ultimo comma dello stesso R.D. n. 1736/1933: “l’assegno bancario senza indicazione del prenditore vale come assegno bancario al portatore”. Ne consegue, in applicazione delle disposizioni generali dettate dal codice civile, che la legittimazione ad esercitare il diritto alla prestazione in esso indicata (art.1992 c.c.) è, come per ogni titolo di credito al portatore, in capo al possessore del titolo e deriva dalla presentazione dello stesso (art. 2003 c.c.), essendo solo una facoltà, esercitabile dal prenditore o da un successivo acquirente del possesso, quella di convertirlo in titolo all’ordine.
2.2. In tal senso questa corte di legittimità si è già più volte espressa (oltre alla pronuncia richiamata dalla corte di merito, v. Cass. n. 18528/2007; n. 8392/1997), indicando un orientamento interpretativo cui il Collegio intende dare continuità, anche perché solo apparentemente contrastato in altre pronunce di questa corte: infatti alcune (cfr. Cass. n. 15688/2013; n. 13099/2008; n. 7262/2006) riguardano casi nei quali il titolo di credito era fatto valere dal mero possessore come promessa di pagamento ai sensi dell’art. 1988 c.c. (che non può che operare nei soli confronti di colui cui sia effettivamente fatta), non già quale fondamento dell’azione cartolare, altre (Cass. n. 17689/2006; n. 4801/1996) affermano anche la carenza di legittimazione a tale azione in capo al mero possessore del titolo di credito, ma in base a motivazione (il mero possesso del titolo di credito non ha significato univoco, non potendo escludersi che sia stato acquisito abusivamente) che non si fa carico della interpretazione delle norme di legge specifiche (artt. 1 e 5 l. assegni; art. 2003 c.c.) sopra richiamate, il cui significato appare invero chiaro ed inequivoco.
2.3. Né può condividersi la tesi esposta in ricorso in ordine alla incidenza della normativa antiriciclaggio sulla efficacia quale titolo di credito dell’assegno privo della indicazione del beneficiario. È vero che l’art. 1 comma 2 della legge n. 197/1991, applicabile nella specie ratione temporis, prescriveva che gli assegni bancari di importo superiore a lire venti milioni devono recare detta indicazione, ma l’art. 5 della stessa legge specificava che la violazione di detta disposizione comporta una sanzione amministrativa pecuniaria senza incidere sulla efficacia del titolo come emesso.
3. Rettamente, dunque, la corte di merito ha accolto l’azione cartolare esercitata dalla odierna resistente M. anche in relazione ai due assegni in questione. E poiché tale ragione è idonea a sostenere autonomamente la decisione impugnata, gli altri motivi di ricorso relativi ad ulteriori rationes decidendi sono inammissibili, per carenza di interesse, ed il ricorso è rigettato.
4. Le spese di questo giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso in favore della controparte costituita delle spese di questo giudizio di cassazione, in Euro 5.600,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) oltre spese generali forfetarie e accessori di legge.


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1 Commento

  1. Ma è lecita la sanzione di 6000 Euro per aver dimenticato il nome del beneficiario su un assegno da 11800euro?

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