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Cosa rischia chi occupa una casa

17 Marzo 2020
Cosa rischia chi occupa una casa

L’invasione di un’abitazione comporta conseguenze penali e civili.

Sei andato in vacanza al mare per due settimane. Dopo un anno di lavoro, ci voleva un periodo di meritato riposo. Il rientro, però, non è stato dei migliori. Hai scoperto, infatti, che qualcuno si è introdotto nel tuo appartamento con l’intenzione di restarci. Sei allibito, ma sopratutto vuoi rientrare nel possesso della tua abitazione. Decidi di chiamare subito le Forze dell’Ordine. Questo caso non è altro che uno dei tanti. Il fenomeno dell’occupazione abusiva di case ed appartamenti è una realtà sempre più frequente, soprattutto in questo particolare momento di crisi economica. Tale situazione, inoltre, pone delle riflessioni fra le opposte esigenze della salvaguardia del diritto di proprietà e del riconoscimento dello stato di necessità. Ma cosa rischia chi occupa una casa? La legge punisce severamente il reato di invasione di terreni o edifici. Tale condotta, però, costituisce anche un illecito che comporta conseguenze sul piano civile. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa rischia chi decide di occupare un appartamento altrui.

Occupare una casa è reato?

Chi si introduce all’interno di una casa con lo scopo di occuparla commette il reato di invasione di terreni o edifici. Si tratta di un reato comune, nel senso che può essere commesso da chiunque, anche dal locatore nei confronti del conduttore. 

Quindi, l’invasione viene posta in essere:

  • da chi non abbia il possesso o la disponibilità dell’immobile;
  • in modo arbitrario, ossia senza l’autorizzazione o comunque il consenso del titolare del potere di godimento della casa.

Nel concetto di invasione rientra qualunque ingresso non momentaneo in casa altrui, al fine di tenerla occupata o comunque per trarne profitto. Ad esempio, Tizio che non ha una casa e decide di occupare un alloggio popolare pur non essendo assegnatario.

Il mezzo tramite il quale può avvenire l’occupazione è libero, potendo compiersi, per esempio, anche mediante un inganno. L’occupazione, inoltre, può riguardare tutta o anche solo una parte della casa. Sono escluse le occupazioni simboliche, fatte in genere a scopo di protesta negli edifici di grandi dimensioni.

Si ritiene ammissibile anche il tentativo, qualora si sia verificata una breve intromissione nell’immobile altrui, fatta con l’intento di occuparlo, evitata solo per via dell’estromissione o espulsione immediata dell’agente.

Il fatto non è punibile penalmente se sussiste un rapporto di parentela o affinità fra la vittima e l’autore del reato.

Occupazione della casa e stato di necessità

Immagina di essere una madre disoccupata con due figli gravemente malati. Non hai una casa in cui vivere e decidi di introdurti in un immobile appartenente al Comune della tua città. In casi come questi, sussiste lo stato di necessità, cioè una situazione di assoluta emergenza che “giustifica” il ricorso alla occupazione dell’alloggio di proprietà pubblica.

Lo stato di necessità, quindi, giustifica la condotta di chi pone in essere un’occupazione abusiva, ma può essere invocato solo in presenza di un pericolo attuale di un grave danno alla persona e per un breve periodo di tempo (non per sopperire ad esigenze abitative).

Cosa rischia chi occupa una casa

Chi occupa una casa abusivamente rischia la reclusione fino a due anni o, in alternativa, la multa da 103 euro a 1.032 euro. 

Per ottenere la punizione del colpevole occorre che la persona offesa (quindi, il proprietario dell’appartamento occupato o anche il semplice detentore) presenti entro 3 mesi una querela alle autorità (carabinieri, polizia o Procura della Repubblica).

Il reato è procedibile d’ufficio (la denuncia può essere presentata da chiunque) solo nell’ipotesi in cui il fatto sia commesso da più di 5 persone ed una di queste è palesemente armata. In questo caso, la pena prevista è la reclusione da due a quattro anni e la multa da euro 206 a euro 2.064. 

Ma non finisce qui. Nel momento in cui si verifica l’invasione di un immobile di proprietà altrui, l’autore può commettere eventualmente altri reati, come ad esempio il furto, il danneggiamento e la violazione di domicilio.

Dal punto di vista civile, invece, il cittadino che intenda ristabilire la proprietà o il possesso della propria casa illecitamente occupata può attivare le azioni petitorie e possessorie. In questo modo, è possibile far accertare, attraverso un processo civile, la sussistenza dei rispettivi diritti e ottenere un provvedimento del giudice mediante il quale si ordina all’occupante la restituzione del bene.

Occupazione abusiva: la competenza del giudice

Per finire, è bene ricordare che per il reato di invasione di terreni o edifici è prevista normalmente la competenza del giudice di pace, salvo alcune eccezioni. In particolare, per il reato di occupazione abusiva di competenza del giudice di pace la legge prevede, in caso di condanna, la pena:

  • della multa da 258 a 2582 euro;
  • della permanenza domiciliare da sei a trenta giorni;
  • del lavoro di pubblica utilità per un periodo da dieci giorni a tre mesi.

Se, invece, l’occupazione abusiva è commessa da più persone oppure ha ad oggetto immobili pubblici o destinati ad uso pubblico, allora competente è il tribunale monocratico.

In tal caso, le pene sono:

  • la reclusione fino a due anni;
  • la multa da 103 a 1.032 euro.

note

[1] Art. 633 cod. pen.

[2] Art. 639-bis cod. pen. La procedibilità d’ufficio è ammessa anche quando sussiste la circostanza aggravante introdotta con l’art. 7 della L. 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), oggi contenuta nel Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Si tratta di un’aggravante speciale che comporta l’aumento di pena e l’applicazione di una misura di sicurezza detentiva quando il fatto è stato commesso durante il periodo in cui l’agente era soggetto a misura di prevenzione o fino a tre anni dalla cessazione di quest’ultima.

[3] Art. 649, co. 1, cod. pen.

[4] Ossia nei casi di cui all’art. 639-bis cod. pen. oppure in presenza di una delle aggravanti richiamate dall’art. 4, co. 3, del D. Lgs. 274/2000. In tali casi il giudice competente sarà il tribunale in composizione monocratica.

[5] In particolare le più adatte al caso risulteranno l’azione di rivendicazione (azione petitoria, prevista dall’art. 948 cod. civ.) e l’azione di reintegrazione (azione possessoria, contemplata dall’art. 1168 cod. civ.).


4 Commenti

  1. Per evitare di intasare le aule di tribunali basterebbe sancire che se trovi un occupante in casa tua lo puoi sbattere fuori. Punto. E se non se ne va con le buone, puoi prenderlo a calci in…..
    Non sarebbe molto più semplice e giusto?

    1. Forse mi è sfuggito, ma non ho letto la parte più importante e cioè, quando il proprietare può ritornare ad avere il legittimo possesso della sua casa.

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