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Lo sai che? Cosa rischia chi occupa una casa

Lo sai che? Pubblicato il 1 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 marzo 2017

L’occupazione illecita di un’abitazione comporta conseguenze penali e civili.

Il fenomeno dell’occupazione abusiva di case ed appartamenti è una realtà sempre più frequente, collegata all’andamento economico della società. Un fenomeno prima di tutto umano e sociale, in crescita nei momenti di crisi, che sotto il profilo giuridico pone delle riflessioni fra le opposte esigenze della salvaguardia del diritto di proprietà e del riconoscimento dello stato di necessità.

L’occupazione illegale costituisce un illecito che comporta conseguenze sul piano civile e, soprattutto penale. Esiste infatti un reato specifico per tali casi, denominato invasione di terreni o edifici.

Conseguenze penali

L’invasione di terreni o edifici [1] è il delitto che punisce due ipotesi: l’invasione arbitraria dei terreni e l’invasione arbitraria degli edifici, siano essi pubblici o privati, utilizzati o disabitati. Questo reato è punibile, normalmente, a seguito di querela presentata dalla persona offesa. Ciò significa che qualora il danneggiato non denunci il fatto alle autorità, non si potrà aprire un processo d’ufficio. L’unica eccezione in cui si può procedere d’ufficio si avrà nell’ipotesi in cui il fatto sia commesso da più di 5 persone ed una di queste è palesemente armata, oppure se commesso da più di 10 persone anche senza armi, o infine quando si tratta di un bene pubblico o destinato ad uso pubblico [2].

Questa norma è una delle forme di tutela penale prevista per i proprietari e per i possessori degli immobili. Perciò la possibile persona offesa dal reato non è solo chi ha la proprietà del bene, ma anche chi lo detiene a qualsiasi titolo, come ad esempio per via di un affitto oppure in seguito all’assegnazione di alloggi popolari. Cosicché il potenziale denunciante sarà chiunque ha il godimento della casa.

Le occupazioni punibili penalmente

Nel concetto di invasione è incluso qualunque ingresso non momentaneo fatto in casa altrui, al fine di tenerla occupata o comunque per trarne profitto, a prescindere dal fatto che l’agente attui un’irruzione tumultuosa o utilizzi violenza fisica. Il mezzo tramite il quale può avvenire l’occupazione è infatti libero, potendo compiersi, per esempio, anche mediante un inganno. L’impiego della violenza darà luogo ad aggravanti che faranno aumentare la pena. L’occupazione può riguardare tutta o anche solo una parte della casa. Sono escluse le occupazioni simboliche, fatte in genere a scopo di protesta negli edifici di grandi dimensioni.

Deve trattarsi di un’introduzione arbitraria, quindi non autorizzata o non consentita dal titolare del potere di godimento della casa. Qualora mancasse tale consenso, il fatto potrebbe comunque risultare legittimo grazie ad una norma giuridica, ad un atto della pubblica autorità o in presenza di un’altra causa di giustificazione (come può essere lo stato di necessità, in presenza di determinate condizioni).

L’invasione va fatta dall’esterno e deve modificare la situazione di fatto: pertanto sarà escluso dal reato in esame chi ha già in possesso l’immobile legittimamente, ma ne abusa permanendovi oltre la scadenza dell’atto di concessione o dopo la sua revoca. Nei confronti di costoro, sarà comunque attivabile la tutela civile, come la procedura di sfratto.

Si ritiene ammissibile anche il tentativo, qualora si sia verificata una breve intromissione nell’immobile altrui, fatta con l’intento di occuparlo, evitata solo per via dell’estromissione o espulsione immediata dell’agente.

Quando sussiste uno dei rapporti di parentela o affinità previsti dalla legge [3] fra autore del reato e vittima, il fatto non è punibile penalmente.

Competenza e trattamento sanzionatorio

Per il reato di invasione di terreni o edifici è prevista normalmente la competenza del giudice di pace, salvo alcune eccezioni [4]. L’ufficio giudiziario competente si determina in base al luogo in cui l’invasione è compiuta.

Le sanzioni penali previste per l’occupazione di una casa variano a seconda della procedibilità richiesta e dell’ufficio giudiziario competente. Nei casi di competenza del giudice di pace si applicherà la multa da euro 258 a euro 2.582, oppure la permanenza domiciliare da sei a trenta giorni, oppure il lavoro di pubblica utilità da dieci giorni a tre mesi.

Nei casi in cui si procede a querela di parte, il reato è punito con la reclusione fino a due anni oppure in alternativa con la multa da euro 103 a euro 1.032. Nei casi in cui si procede d’ufficio il reato è punito con le pene suddette che diventano congiunte, e non più alternative. Ciò per i casi di competenza del tribunale.

Conseguenze civili

Il cittadino che intenda ristabilire la proprietà o il possesso della propria casa illecitamente occupata potrà attivare anche gli strumenti previsti dal diritto civile, promuovendo le c.d. azioni petitorie e le azioni possessorie [5]. Tali azioni consentono di riconoscere ed accertare, attraverso un processo civile, la sussistenza dei rispettivi diritti e di ottenere un provvedimento del giudice mediante il quale si ordinerà all’occupante la restituzione del bene.

note

[1] Art. 633 cod. pen.

[2] Art. 639-bis cod. pen. La procedibilità d’ufficio è ammessa anche quando sussiste la circostanza aggravante introdotta con l’art. 7 della L. 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), oggi contenuta nel Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Si tratta di un’aggravante speciale che comporta l’aumento di pena e l’applicazione di una misura di sicurezza detentiva quando il fatto è stato commesso durante il periodo in cui l’agente era soggetto a misura di prevenzione o fino a tre anni dalla cessazione di quest’ultima.

[3] Art. 649, co. 1, cod. pen.

[4] Ossia nei casi di cui all’art. 639-bis cod. pen. oppure in presenza di una delle aggravanti richiamate dall’art. 4, co. 3, del D. Lgs. 274/2000. In tali casi il giudice competente sarà il tribunale in composizione monocratica.

[5] In particolare le più adatte al caso risulteranno l’azione di rivendicazione (azione petitoria, prevista dall’art. 948 cod. civ.) e l’azione di reintegrazione (azione possessoria, contemplata dall’art. 1168 cod. civ.).


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1 Commento

  1. Per evitare di intasare le aule di tribunali basterebbe sancire che se trovi un occupante in casa tua lo puoi sbattere fuori. Punto. E se non se ne va con le buone, puoi prenderlo a calci in…..
    Non sarebbe molto più semplice e giusto?

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