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Troppe cause: è colpa degli avvocati?

1 Marzo 2017


Troppe cause: è colpa degli avvocati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Marzo 2017



La geografia degli avvocati italiani dimostrerebbe che dove c’è il maggior numero di iscritti si guadagna meno e si fanno più cause.

Non è colpa delle amministrazioni che, anche per riconoscere i diritti più scontati del cittadino (la pensione, una visita per l’invalidità, un trasferimento), hanno bisogno di una causa; non è colpa del fisco che, per annullare le cartelle prescritte da decine di anni, pretende che a dirglielo sia un giudice; non è neanche colpa delle assicurazioni che, piuttosto di liquidare subito i risarcimenti, preferiscono attendere i lunghi tempi di un giudizio; o ancora delle banche che, nonostante le numerose condanne, continuano a fare “di testa loro”. Se ci sono tante cause in Italia è solo colpa degli avvocati, evidentemente capro espiatorio di un sistema che non controlla gli abusi (anche quando sono commessi dallo Stato), né ha interesse a rendere efficiente l’economia. Insomma, se c’è tanta domanda di legalità la colpa è dell’offerta che, piuttosto, dovrebbe essere considerata invece una conseguenza della prima. È quanto risulta dalle analisi riportate da Cassa Forense per come analizzate dal quotidiano Italia Oggi. Secondo i dati appena resi noti, il contenzioso esplode nei distretti dove ci sono troppi avvocati, una insinuazione non troppo velata secondo cui è proprio dove vi è il maggior numero di professionisti iscritti all’albo che si litiga di più. Incriminati i fori di Reggio Calabria, Catanzaro, Salerno e Messina, nella top ten della graduatoria sia quanto a numero di avvocati, sia quanto a cause civili e penali iscritte a ruolo.

A Reggio Calabria, ogni mille abitanti ci sono 8 avvocati e 76 cause. A Catanzaro c’è un avvocato ogni 159 abitanti, con 83 cause ogni mille persone. A Messina c’è un avvocato ogni 160 abitanti e, nel 2015, tribunali e procure hanno iscritto 78 cause ogni mille abitanti. A Roma c’è un avvocato ogni 168 abitanti e 72 procedimenti ogni mille. A Napoli, su 171 cittadini c’è un legale e 76 cause ogni 1.000.

I fori più virtuosi sono quelli di Trento, Brescia, Trieste, Torino e Venezia. A Trento c’è un avvocato ogni 559 abitanti e 46 contenziosi iscritti nel 2015 ogni mille abitanti. A Brescia un legale ogni 523 abitanti e sempre 46 cause ogni mille.

Il commento dei dati passa poi al reddito che viene correlato non al potere di acquisto della moneta o al costo della vita, ma anche in questo caso al numero di iscritti all’albo e di contenziosi. I cinque distretti con la minor densità sono quelli dove gli avvocati sono tra i più ricchi: Trento, Torino, Brescia, Venezia, Trieste.

A Reggio Calabria troviamo gli avvocati che dichiarano di meno, ossia solo 16mila euro l’anno. A Catanzaro si sale di poco: 17.378 euro l’anno. A Castrovillari, in provincia di Cosenza, troviamo gli avvocati più poveri d’Italia: 13.328 euro l’anno.

Si sta meglio a Milano e Roma dove, grazie agli studi legali d’affari, il reddito medio è rispettivamente di 72.365 euro e 47.653 euro l’anno. Bene anche Trento, con 61.334 euro l’anno.


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2 Commenti

  1. Anche Cosenza e’ pieno di avvocati che però hanno sbocchi televisivi che da altre parti non esistono….

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