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Cosa rischia chi non paga gli alimenti?

1 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2017



È reato far mancare i mezzi di sussistenza al coniuge legalmente separato e ai figli minori: alcune delle caratteristiche di un reato molto diffuso.

 

La fine di un matrimonio, culminante con la separazione dei coniugi, determina, tra le altre cose, la necessità di «ridisegnare» l’assetto economico degli ex coniugi, dovendosi provvedere – anche – alla materiale suddivisione dei costi e spese che prima erano a carico del bilancio familiare.

La questione, già obiettivamente complessa, diviene spesso oggetto di accese discussioni e litigi, a causa dell’astio e dei reciproci risentimenti che si sono sviluppati tra i coniugi nel corso del matrimonio e, spesso, ancor di più, accumulati nei momenti che hanno preceduto la loro formale separazione.

Tralasciando di occuparci delle innumerevoli cause che possono determinare la separazione coniugale e concentrando la nostra attenzione sulla disciplina del codice penale [1]  in materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare (quello che con terminologia impropria è detto obbligo di pagare gli alimenti) possiamo scrivere che, secondo la previsione di legge,  è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro, chi, tra gli altri, fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori (anche maggiorenni se inabili al lavoro) agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Le questioni interpretative e pratiche poste dalla norma in esame sono numerose. Vediamone alcune tra quelle più rilevanti.

Anzitutto va chiarito che si tratta di un reato perseguibile (salvo alcuni casi specifici, come ad esempio quando è commesso ai danni dei figli minori) solo a querela. Sul punto specifico circa la distinzione tra reati perseguibili a querela e quelli perseguibili, invece, come si dice «di ufficio» leggi Reati perseguibili d’ufficio e su querela.

Quanto alla sua «consumazione» (per consumazione del reato si intende il momento nel quale il reato si deve intendere commesso) quello della violazione degli obblighi di assistenza familiare è definibile come «reato permanente» ovvero, per dirla in soldoni e con un certo margine di approssimazione, costituisce un reato i cui effetti permangono nel tempo (l’esempio che solitamente si fa per indicare questa categoria di reati è il sequestro di persona nel quale l’effetto di provazione della libertà del sequestrato permane fino alla effettiva liberazione).

Individuare il momento di consumazione del reato non è questione teorica poco influente nella pratica giudiziaria: è dalla «consumazione», infatti, che inizia a decorrere il termine di prescrizione del reato. Questo significa, in buona sostanza e volendo fare un esempio, che se il mancato versamento dell’assegno di mantenimento risale al 2013 e tutt’ora permane, ai fini della prescrizione del reato, il tempo trascorso tra l’anno 2013 sino ad oggi, non ha alcuna rilevanza. Solo l’effettiva corresponsione dell’assegno determina l’interruzione della permanenza e, quindi, la consumazione del reato [2].

Il beneficiario dell’assegno di mantenimento deve trovarsi in stato di bisogno per il reato?

Ci si chiede, in altri termini, se sia necessario oppure no, affinchè si possa essere ritenuti responsabili del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, che il mancato adempimento dell’obbligo di mantenimento determini uno stato di bisogno. Ovvero, per dirla in modo ancora più chiaro: sussiste il reato se la persona che avrebbe diritto a ricevere le somme a titolo di mantenimento non ne ha bisogno avendo dei redditi propri sufficienti al sostentamento?

In una recente sentenza [3] la Corte di cassazione ha avuto modo di chiarire che ai fini della configurabilità del reato di omessa corresponsione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge, è necessaria la sussistenza dello stato di bisogno della persona offesa, che, pertanto, deve essere oggetto di specifica dimostrazione.

In altri termini, la violazione della legge penale, può ritenersi sussistente solo quando alla mancata corresponsione del mantenimento, corrisponda un effettivo stato di bisogno della persona offesa (ovvero quella che avrebbe diritto all’assegno) dovendosi, di conseguenza, escludere tale responsabilità tutte quelle volte in cui la stessa persona offesa disponga, autonomamente, dei mezzi economici necessari al proprio sostentamento non determinandosi, per l’effetto della mancata corresponsione, alcuno stato di bisogno.


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2 Commenti

  1. Non trovo gusto dare un mantenimento per tutta la vita a una persona che a un’altra vita con una altra persona in muoio di fame e loro anno due stipendi

  2. Buongiorno, il papa del mio bambino non ha mai versato assegno di mantenimento pattuito in fase di udienza nell’aprile del 2016 di euro 200,00 e in fase di chiusura istanza tribunale a gennaio 2017 di euro 250,00.
    Posso fare qualcosa a livello penale?

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