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Donazione del suocero, si può revocare se c’è separazione?

1 marzo 2017


Donazione del suocero, si può revocare se c’è separazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2017



Il silenzio serbato dalla nuora, sulla crisi del matrimonio, non è motivo per annullare la donazione in suo favore fatta dal suocero ignaro dell’imminente separazione tra la donna e il proprio figlio.

Che fine fanno le donazioni fatte dai suoceri alla nuora o al genero quando la coppia si separa? Possono essere revocate? Secondo la giurisprudenza, la separazione o il divorzio tra marito e moglie non consente la revoca della donazione. I beni ottenuti dai suoceri non vanno restituiti neanche se i regali intervengono quando la coppia è già in crisi e il donatario taccia su tale circostanza.

La Cassazione, in proposito, ha preso in esame una vicenda particolarmente significativa [1]. Immaginiamo che un suocero doni alla nuora un appartamento affinché questa vi fissi la residenza coniugale con il marito (figlio cioè del donante). Senonché la donna, pur di farsi intestare subito l’appartamento, tace al suocero l’esistenza di una crisi coniugale ormai in atto e, anzi, giunta a uno stadio irreversibile; non gli dice, insomma, che tra lei e il marito è ormai finita e i due si avviano verso la separazione. Separazione che interviene dopo qualche mese. Il suocero, così, chiede la restituzione della casa donata o, quantomeno, del controvalore in denaro. Lei invece non ci sta: «un regalo è un regalo – sostiene – e, pertanto, non può essere revocato». Invece secondo il suocero è palese il dolo della nuora che, in malafede, non ha rivelato la crisi con il marito. Chi ha ragione?

Secondo la Cassazione, non si può revocare una donazione fatta dal suocero solo a causa del silenzio serbato dalla nuora sull’imminente separazione. Benché il donante fosse ignaro del fatto che il figlio stesse per divorziare, la donazione del suocero alla nuora resta valida.

Ma quando si può revocare una donazione? Il codice civile parla chiaro: la donazione si può revocare solo per sopravvenienza di figli o per ingratitudine come nel caso di ingiuria, calunnia o tentato omicidio (leggi Revoca della donazione per ingratitudine). La revoca dei regali fatti alla nuora o al genero non è quindi contemplata neanche se la coppia si separa.

note

[1] Cass. sent. n. 5549/2005.

Autore immagine: 123rf com

Cassazione civile, sez. II, 15/03/2005, (ud. 15/12/2004, dep.15/03/2005), n. 5549

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 17 dicembre 1987 F.S. affermò di aver donato in modo indiretto alla nuora L.V., appunto perché tale, l’appartamento nel dettaglio indicato, pagandone il prezzo al venditore; e la convenne innanzi al Tribunale di Torino per sentir annullare tale donazione, sostenendo che lo aveva ingannato, tacendo la sua intenzione di separarsi dal marito.

La convenuta si costituì e chiese il rigetto della domanda.

Il Tribunale con sentenza del 3 aprile 1992 accolse la domanda: annullò la detta donazione indiretta, e condannò la convenuta a trasferire all’attore la proprietà dell’immobile.

La Corte d’appello di Torino, con la sentenza indicata in epigrafe, l’ha invece rigettata; ha in particolare affermato che L.V. si era limitata a non informare il suocero della sua intenzione di separarsi dal figlio, e che in tale comportamento non è configurabile il dolo allegato dall’attore.

F.S. ha chiesto la cassazione di tale sentenza per un solo motivo.

L.V. ha resistito con controricorso, ed ha chiesto anch’essa la cassazione della detta sentenza con ricorso incidentale condizionato; contro il quale F.S. ha proposto controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso principale e quello incidentale vanno riuniti, essendo stati proposti contro la stessa sentenza (art. 335 del codice di rito).

Con l’unico motivo del suo ricorso F.S. ripropone la tesi difensiva che la Corte d’appello di Torino ha disatteso, ponendo l’accento sul fatto che L.V. non lo informò della sua intenzione di separarsi da suo figlio, sapendo che egli, se fosse stato al corrente della prossima fine del suo matrimonio, non avrebbe posto in essere l’atto di liberalità di cui ha chiesto l’annullamento; e sul fatto che di tale crisi matrimoniale non poteva venire a conoscenza se non attraverso la rivelazione di sua nuora.

Il ricorrente sostiene quindi che la reticenza di F.S. fu finalizzata al suo inganno, e che dunque sussistono gli estremi del dolo omissivo da lui allegato; denunzia violazione dell’art. 1439 del codice civile, e vizi di motivazione.

La censura è infondata.

La corte territoriale ha reso la statuizione censurata applicando puntualmente il consolidato principio giurisprudenziale secondo il quale il dolo omissivo, causa d’annullamento del contratto a norma dell’art. 1439 del codice civile, può ravvisarsi solo quando l’inerzia di uno dei contraenti s’inserisce in un complesso comportamento, adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l’inganno perseguito; ed il suo semplice silenzio, che si sia limitato a non contrastare la percezione della realtà alla quale sia pervenuto l’altro contraente, non costituisce causa invalidante del contratto.

Nel caso di specie il ricorrente nulla più che il semplice silenzio di controparte ha allegato, per dar conto dell’esistenza di artifizi o raggiri volti ad indurlo in errore.

Quanto poi ai denunziati vizi di motivazione, il ricorrente non ha specificato in cosa consistano.

Va piuttosto rilevato che è stato il ricorrente a non dar conto compiutamente delle asserzioni su cui ha fondato la sua censura, in particolare di quella con cui ha sostenuto che solo sua nuora poteva informarlo della sua crisi coniugale, dimenticando di riferire quale è stato il ruolo di suo figlio nella vicenda.

Il ricorso incidentale condizionato resta assorbito.

Sussistono giusti motivi per compensare le spese di lite.

PQM

PER QUESTI MOTIVI

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta quello principale, e dichiara assorbito l’incidentale. Compensa tra le parti le spese di lite.

Roma, 15 dicembre 2004

DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 15 MAR. 2005


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