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Come fare una controdenuncia

23 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 marzo 2017



Se sai di essere stato ingiustamente querelato, puoi presentare una controdenuncia fornendo la tua versione dei fatti.

Se hai saputo che un tuo amico, dopo una lite furibonda nella quale ti ha ferito, è andato in ospedale a farsi refertare per poi denunciarti ai carabinieri (riferendo che sei stato tu a colpirlo), puoi presentare una controdenuncia. La questione diventa un po’ più delicata se ricevi un avviso di garanzia dal quale si evince che qualcuno ti ha accusato di un reato che non hai commesso: in questo caso, prima di presentare una controdenuncia, è sempre meglio attendere l’esito del processo. Ma vediamo in dettaglio come funziona.

 

Le indagini della Procura

Quando una denuncia arriva alla Procura della Repubblica (perchè trasmessa dai carabinieri o perchè depositata direttamente presso gli uffici del pubblico ministero) il pm, se ritiene che il fatto denunciato non sia manifestamente infondato, inizia le indagini per la ricerca della verità [1].

In caso contrario, ovvero quando sussistono i presupposti per la richiesta di archiviazione, il pubblico ministero ha il potere/dovere di presentare al giudice (Gip) la richiesta di archiviazione [2].

A quel punto il giudice per le indagini preliminari deciderà se accogliere la richiesta di archiviazione o rigettarla imponendo al pm di svolgere ulteriori indagini (entro un termine determinato) o formulare l’imputazione coatta ed in questo caso il giudizio inizierà [3].

Nel corso delle indagini nulla esclude che il pubblico ministero scopra fatti diversi da quelli oggetto della denuncia o che si renda conto, egli stesso, che il denunciante mente. A quel punto potrà iscrivere una nuova notizia di reato a suo carico.


La controdenuncia

Abbiamo già detto che il pubblico ministero, unico titolare dell’azione penale, dopo aver ricevuto una denuncia, può:

  • archiviare il procedimento sorto in forza di quella denuncia, se ritiene che il soggetto denunciato sia innocente;
  • scoprire (ed indagare su) fatti diversi da quelli denunciati, compresa la eventuale calunnia commessa dal denunciante. Questo è ancor più possibile nel corso del processo durante il quale il soggetto denunciato ingiustamente ha la possibilità di difendersi e di dimostrare la propria innocenza.

Il modo migliore di procedere è questo.

Se ti è capitato di ricevere la comunicazione di una denuncia o un avviso di conclusione delle indagini, nel quale è scritto che sei accusato di ricettazione di un cellulare che un tuo amico ti ha venduto a poco prezzo (dicendoti che era suo e che voleva cambiarlo), il tuo istinto ti avrà suggerito di correre dai carabinieri a fare una controdenuncia. Ma non è la soluzione migliore perchè potrebbe apparire al pm delle indagini come tentativo di ottenere l’impunità.

Tu, invece, devi pazientemente sottoporti ad interrogatorio nel quale cercerai di spiegare come sono andati realmente i fatti (e chiarirai che il tuo amico si è offerto di venderti il suo cellulare perchè ne voleva uno nuovo e che tu hai accettato non sospettando assolutamente che potesse essere rubato). Naturalmente dovrai indicare qualche testimone (se c’è) che attesti la tua versione, in modo da renderla più credibile.

Quando il processo nei tuoi confronti terminerà, spero con una sentenza di assoluzione, potrai utilizzare quella sentenza per sporgere la controdenuncia nei confronti del tuo amico per calunnia.

Se i reati oggetto della controdenuncia sono quelli lievi, perseguibili a querela di parte, dovrà essere presentata una controquerela, cioè (dopo aver descritto i fatti) sarà necessario precisare la volontà di ottenere la punizione del colpevole.

Perchè non presentare subito la controdenuncia?

Il motivo per cui non è preferibile presentare la controdenuncia subito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia o di conclusione delle indagini è questo.

Poniamo il caso che tu sia certo di aver comprato il cellulare dal tuo amico in buona fede e decidi di presentare subito una controdenuncia nei suoi confronti. Se non riesci a dimostrare la tua tesi, ma (al contrario) lui riesce a provare di averti dato un altro telefono (o di non avertelo venduto affatto), tu rischi, oltre al reato di ricettazione, anche quello di calunnia nei confronti del tuo amico.

Nella pratica, purtroppo, l’autorità giudiziaria tende a credere al denunciante e a difenderlo, anche perchè nel nostro ordinamento vige il principio per il quale il querelante ha l’obbligo di dire la verità, mentre l’imputato ha il diritto di mentire (e non può  essere accusato di falsa testimonianza quando rilascia dichiarazioni in suo favore).

Quindi meglio conoscere prima bene l’accusa che ci viene rivolta, attendere il dibattimento e difenderci in quella sede, effettuare indagini difensive o richiedere l’interrogatorio: insomma predisporre la difesa in modo tale da poter dimostrare la propria innocenza.

Si badi bene è un consiglio generale: ogni caso, poi, dovrà essere valutato nello specifico.

 

Il risarcimento

L’accusa falsa o ingiusta determina un ingiustificato patimento (sia economico che fisico e morale), il cosiddetto danno da accusa ingiusta, riconsciuto anche dalla Suprema Corte [4] e, dunque, risarcibile.

Naturalmente non può essere responsabile per il danno il denunciante per il solo fatto di avere presentato una querela (sollecitando, in tal modo, l’iniziativa dell’autorità giudiziaria) su un fatto illecito rivelatosi, poi, insussistente. È necessario che vi sia stata la volontà, anche solo a titolo di colpa, del denunciante di colpire ingiustamente il soggetto denunciato.

In caso di reati procedibili a querela, la legge prevede che in caso di assoluzione dell’accusato, il querelante possa essere condannato al risarcimento del danno oltre che alle spese legali [5].

note

[1] Art. 50 cod. proc. pen.

[2] Art. 408 cod. proc. pen.

[3] Art. 409 cod. proc. pen.

[4] Cass.,  n. 2515 del 21.2.2002 .

[5] Art. 542 cod. proc. pen.

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