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Lo sai che? Voli aerei e risarcimento

Lo sai che? Pubblicato il 3 marzo 2017





> Lo sai che? Pubblicato il 3 marzo 2017

Eliminiamo alcuni dubbi e convinzioni sbagliate, in tema di risarcimento per la cancellazione, il negato imbarco o il ritardo dei voli aerei.

La cancellazione di un volo aereo, il negato imbarco del passeggero per overbooking o il ritardo nel decollo o atterraggio di un volo, superiore alle tre ore, danno diritto ad ottenere un risarcimento, che la legge chiama «compensazione pecuniaria»[1]. L’ammontare di questo risarcimento è stabilito in via forfettaria e varia da 250,00 a 600,00 Euro, in relazione alle ore di attesa, se si tratta di un ritardo ed alla fascia chilometrica cui appartiene il volo, calcolata in base alla rotta ortodromica [2].

La natura della compensazione pecuniaria

La natura della compensazione pecuniaria è risarcitoria: la sua funzione è di offrire ai passeggeri, che sono rimasti vittima di uno di questi tre disservizi, un risarcimento che li ripaghi di tutti i disagi che essi hanno dovuto sopportare. [3]

Questo risarcimento è riconosciuto in modo automatico; ciò significa che il solo fatto che si verifichi una cancellazione del volo, un ritardo di più di tre ore oppure che al passeggero venga negato l’imbarco a bordo dell’aereo, fa nascere il diritto ad ottenere la compensazione pecuniaria, senza necessità di ulteriori prove o circostanze. Questo, ovviamente, fatti salvi i limiti che la legge stessa pone al diritto al risarcimento.

I casi di esclusione del rimborso

In via generale, i limiti al diritto al risarcimento sono di due tipi.

Il primo limite è legato alla tipologia di passeggero: sono esclusi dal diritto al risarcimento tutti coloro che viaggiano gratis oppure con tariffe non accessibili alla generalità degli utenti, ad esempio gli stessi dipendenti delle compagnie aeree o i loro familiari, che spesso viaggiano gratis o beneficiano di particolari sconti esclusivi. [4]

È importante precisare che si considerano passeggeri che viaggiano gratis solo quelli i cui biglietti sono stati emessi senza che sia stato pagato alcun importo, né da parte dello stesso passeggero, né da parte di altri soggetti.

Ciò significa che non vola gratis il dipendente che viaggi per lavoro, con biglietto pagato dallo stesso datore di lavoro, perché in questo caso è stata comunque pagata la tariffa prevista per il volo, anche se da parte di un soggetto diverso dal passeggero. Quest’ultimo, pertanto, conserva inalterato il suo diritto a chiedere ed ottenere il risarcimento.

Il secondo limite è legato al verificarsi di eventi o circostanze eccezionali che, quando si verificano, liberano la compagnia aerea dall’obbligo di corrispondere ai passeggeri le somme dovute [5].

Il carattere soggettivo dell’indennizzo

La compensazione pecuniaria ha natura soggettiva, pertanto il diritto ad ottenerla spetta solo ed esclusivamente all’individuo che si è trovato a dover fronteggiare i disagi derivanti da una delle tre situazioni di disservizio, precedentemente indicate. Ciò trova la sua spiegazione nella stessa funzione di questo rimborso: risarcire i disagi patiti dal singolo passeggero.

Questo significa che il passeggero vittima di ritardo, cancellazione o negato imbarco avrà diritto alla compensazione pecuniaria anche se non ha acquistato egli stesso il biglietto ed indipendentemente dal suo costo.

Si viene così a fugare anche il dubbio relativo alla possibilità di chiedere il risarcimento alle compagnie low cost: esse sono tenute a corrispondere quanto dovuto ai propri passeggeri, anche nel caso in cui il biglietto abbia un costo esiguo o comunque abbia un costo inferiore all’ammontare del risarcimento stesso.

Questo perché il risarcimento è collegato al disagio sofferto e non al tipo di viaggio e quindi, naturalmente, la legge ritiene che i disagi siano identici per tutti i tipi di passeggeri, indipendentemente da quanto sia costato il loro biglietto.

La differenza fra la compensazione pecuniaria ed i rimborsi spese

Il fatto che la compensazione pecuniaria sia concettualmente collegata al disagio sofferto, fa sì che resta comunque possibile, per i passeggeri, ottenere, oltre a questo tipo di risarcimento, anche la restituzione di tutte le spese che eventualmente essi hanno dovuto sopportare a causa della cancellazione, ritardo o negato imbarco.

Per la verità le compagnie aeree, qualora si verifichi uno di questi disservizi, hanno dei precisi obblighi in tema di assistenza ai passeggeri, ma, ove questi obblighi non vengano rispettati ed il passeggero abbia dovuto sostenere di tasca propria alcune spese aggiuntive avrà diritto ad essere rimborsato di tali spese.

La stessa cosa accade se, a causa del disservizio, il passeggero abbia perso una coincidenza, senza differenza per il fatto che si tratti di un altro volo o di un viaggio in treno o autobus, oppure una o più notti in albergo già prenotate: anche in questi casi dovrà essergli rimborsato il costo del biglietto inutilizzato o le notti in albergo perse.

Se il ritardo è eccessivo

Il passeggero conserva il suo diritto alla compensazione pecuniaria anche nel caso in cui, se la partenza del suo volo subisca un ritardo di più di tre ore, egli sia stato costretto a partire ugualmente, ma con un’altra compagnia aerea, per ragioni di urgenza personali o lavorative.

Anche in questo caso la compagnia aerea, in teoria, sarebbe tenuta ad offrire ai passeggeri la possibilità di imbarcarsi su un altro volo successivo, diretto alla stessa destinazione. Tuttavia questo a volte non avviene, oppure più semplicemente può capitare che non vi sia un volo successivo in giornata o che questo arrivi in un orario o data incompatibili con le esigenze del passeggero.

Se, quindi, il passeggero decide di non aspettare che il suo volo decolli in ritardo ed acquista un altro biglietto aereo, ha comunque diritto alla compensazione pecuniaria ed eventualmente al rimborso di tutte le spese aggiuntive sostenute; questo perché anche l’aver dovuto modificare i propri piani originari costituisce un disagio da risarcire.

note

[1] Regolamento CE n. 261/2004.

[2] Secondo l’articolo 7 del Regolamento CE n. 261/2004, al passeggero spettano:

– per i voli in territorio comunitario: € 250,00 per tutte le tratte aeree con distanza fino a 1.500 chilometri ed € 400,00 per tutte le tratte con distanza superiore ai 1.500 chilometri;

– per i voli da un paese dell’UE ad uno extra-UE: € 250,00 per tutte le tratte aeree con distanza fino a 1.500 chilometri; € 400,00 per tutte le tratte con distanza compresa fra i 1.500 ed i 3.500 chilometri; € 600,00  per tutte le tratte aeree con distanza superiore a 3.500 chilometri.

[3] Secondo l’articolo 7 del Regolamento la compensazione pecuniaria ha un ammontare forfetario ed omnicomprensivo, destinato cioè a coprire tutti i danni e disagi che il passeggero ha subito, a causa del verificarsi di una delle tre situazioni indicate.

[4] Ciò secondo l’articolo 3 del Regolamento CE n. 261/2004.

[5] Ciò secondo l’articolo 5 del Regolamento CE n. 261/2004.

Hanno diritto alla compensazione pecuniaria:

  • i passeggeri che viaggiano per lavoro, con biglietto pagato dal datore di lavoro: in tal caso al dipendente spetterà la compensazione pecuniaria, mentre al datore di lavoro spetterà il rimborso del costo del biglietto eventualmente inutilizzato;
  • i passeggeri che viaggino con una compagnia low cost, anche se hanno acquistato un biglietto di importo estremamente basso, ad esempio al costo di 1 Euro;
  • i passeggeri che, in caso di ritardo eccessivo, che renda inutile aspettare di partire con il proprio volo originario, siano costretti, per esigenze personali o lavorative, a partire con altra compagnia aerea o con un altro mezzo.


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