HOME Articoli

Lo sai che? Atti osceni: è reato?

Lo sai che? Pubblicato il 2 marzo 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 2 marzo 2017

L’atto osceno in luogo pubblico non è depenalizzato solo nell’ipotesi in cui questo si svolga in un luogo frequentato da minori.

Per effetto di una legge emanata l’anno scorso [1], chi pone in essere atti osceni in luogo pubblico non commette più reato. Così, ad esempio, colui che fa la pipì ai margini di una strada o mostra le proprie parti intime in presenza di più persone o si masturba davanti a luoghi praticati da bambini viene punito solo con una sanzione amministrativa di tipo pecuniario che va da un minimo di 5mila euro a un massimo di 30mila euro. Invece, il reato di atti osceni in luogo pubblico resta per tutti i casi in cui il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2]. La Suprema Corte precisa quindi che, a seguito della citata legge di depenalizzazione, che tra l’altro ha cancellato circa 40 reati, rimane un illecito penale, punibile con la reclusione da 4 mesi a 4 anni e mezzo l’atto osceno «commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori» se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. È tale, ad esempio, il cortile di una scuola, ma non è più tale il cortile di una scuola alle due di notte.

Nel caso di specie un uomo aveva praticato «autoerotismo» a bordo della propria auto in luogo pubblico, con una ragazzina minorenne lì vicino al veicolo. Egli è stato però assolto perché, secondo la cassazione, l’episodio non si era svolto nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori. A nulla rileva quindi che una ragazza si sia trovata ad essere casuale spettatrice dell’esibizione se il luogo non era appunto tale da poter essere ritenuto frequentato da ragazzi con meno di 18 anni.

note

[1] D.lgs. n. 8/2016, art. 2, co, 1, lett. a) e lett. b)

[2] Cass. sent. n. 10025/2017.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI