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Cosa significa reato omissivo


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 marzo 2017



A volte la legge impone l’obbligo di compiere una determinata azione: omettere la condotta doverosa può voler dire commettere un reato.

Il reato omissivo è l’illecito posto in essere da un soggetto che, pur avendo l’obbligo di compiere una determinata azione, rimanga inerte. Il reato omissivo può essere proprio o improprio. Nel primo caso, la semplice omissione del soggetto è sufficiente per ritenere quest’ultimo penalmente responsabile di quanto accaduto (ad esempio l’omissione di soccorso). Nel reato omissivo improprio, invece, è altresì richiesto che dall’omissione del responsabile derivi un evento che la legge mira ad evitare (ad esempio la morte di una persona). Analizziamo tutto con chiarezza.

Il reato omissivo proprio

Quando pensiamo alla commissione un reato, subito immaginiamo l’azione fisica del soggetto che l’ha causato. Se consideriamo l’omicidio, ad esempio, prendiamo in considerazione il comportamento attivo del colpevole che ha portato alla morte della vittima: un colpo di pistola, una serie di pugni, un avvelenamento e così via. Un reato, tuttavia, può configurarsi anche a seguito di un’omissione del colpevole: si parla a questo proposito di reato omissivo. Ora, nel nostro sistema penale esistono due tipi di reati:

  • i reati di mera condotta;
  • i reati di evento.

Nei reati di mera condotta, come si intuisce, basta un semplice comportamento del colpevole affinché l’illecito venga ad esistenza. Si pensi all’omissione di soccorso [1]. Ai fini della responsabilità penale, la legge richiede semplicemente che chiunque trovi un corpo umano che sembri inanimato (oppure una persona ferita o in pericolo) e rimanga inerte, commette un reato. La semplice omissione è sufficiente per far scattare la responsabilità penale: la legge non richiede che dall’omissione stessa derivi la morte della persona trovata ferita o in pericolo. In questo caso, quindi, si parla di reato omissivo proprio, in quanto è punita l’inerzia dell’agente che aveva il dovere di attivarsi.

Il reato omissivo improprio

Il concetto di reato omissivo improprio, invece, si ricollega ai cosiddetti «reati di evento». Si pensi ancora all’omicidio: la legge, ai fini della responsabilità penale, non richiede solo che l’autore ponga in essere una condotta illecita. È infatti indispensabile il verificarsi di un evento: la morte della vittima. Avremo quindi:

  • condotta del colpevole (colpo di pistola);
  • evento (morte della vittima);
  • nesso causale tra condotta ed evento (la morte è stata causata dal colpo di pistola).

Generalmente, i reati di questo tipo sono delineati dal codice penale nella loro forma attiva. Ciò non toglie, tuttavia, che essi possano configurarsi anche come reati omissivi (si pensi all’omicidio colposo derivante dall’omissione di un medico). Si parla infatti di «reati commissivi mediante omissione» (o reati omissivi impropri). Il nostro codice penale, infatti, afferma espressamente che «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo» [2].

Il nostro ordinamento è ispirato al principio di solidarietà, sancito a livello costituzionale [3]. In questo senso, esistono situazioni in cui alcuni soggetti hanno il dovere giuridico di compiere un’azione specifica, al fine di evitare il prodursi di un evento pregiudizievole per qualcun altro. Ad esempio, il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre tutte le misure di sicurezza necessarie a salvaguardare l’incolumità dei dipendenti; il medico deve fare tutto quanto necessario per tutelare la salute del paziente; il guidatore di un’auto deve adoperarsi per far allacciare le cinture di sicurezza ai suoi passeggeri, al fine di ridurre il rischio di lesioni in caso di incidente.

In tutti questi casi, i soggetti coinvolti (come si è visto può trattarsi sia di individui qualificati che di persone comuni) si trovano in una situazione in cui hanno l’obbligo di fare qualcosa: se non agiscono e da tale omissione deriva un evento penalmente rilevante, essi risponderanno di reato omissivo. Ciò che rileva è il fatto di trovarsi in una posizione di garanzia per qualcun altro, l’avere il potere (e l’obbligo) di impedire un evento dannoso. Nel caso dell’automobilista, ad esempio, la Cassazione è ormai solida nell’affermare che, anche se non esiste una norma specifica che imponga al guidatore di assicurarsi che tutti abbiano allacciato le cinture di sicurezza, egli debba esigere che i passeggeri indossino le cinture stesse, anche a costo di rifiutare la marcia [4]. Se l’automobilista omette tutto ciò, sarà responsabile delle lesioni subite dai passeggeri (o della morte degli stessi) in caso di incidente.

Si noti che l’automobilista si trova in una posizione del tutto particolare, tale per cui egli è garante della sicurezza dei passeggeri. Il guidatore ha infatti il potere di impedire il verificarsi di un evento dannoso. Proprio la sussistenza di questi poteri giustifica il fatto che chi non li esercita risponda penalmente della propria omissione. Lo schema tipico del reato omissivo improprio, quindi, è il seguente:

  • esistenza di una posizione di garanzia, tale per cui un soggetto ha il potere di impedire un evento dannoso;
  • omissione dell’agente, che non pone in essere la condotta che era obbligato a tenere;
  • nesso causale tra omissione ed evento: in poche parole, l’evento (ad esempio la morte) deriva proprio dall’omissione dell’agente.

note

[1] Art. 593 cod. pen.

[2] Art. 40, comma 2, cod. pen.

[3] Art. 2 Cost.

[4] Cass. sent. n. 30065/2006 del 12.09.2006.

Autore immagine: Pixabay

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