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Pensione con 15 anni di contributi, può essere integrata al minimo?

23 marzo 2017 | Autore:


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Pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, deroghe Amato e all’Opzione Dini: è possibile integrare il trattamento al minimo?

Ho diritto alla pensione con 15 anni di contributi: vorrei sapere se l’Inps me la integrerà o no al minimo.

La possibilità di andare in pensione con 15 anni di contributi è un’eccezione in vigore ancora oggi, prevista sia dalla Legge Amato [1] che dalla Legge Dini [2]. Le due normative, però, sono molto diverse tra loro: in particolare, la Legge Amato consente l’integrazione al minimo della pensione, mentre la Legge Dini consente di optare per la pensione con 15 anni di contributi senza la possibilità di integrare il trattamento al minimo; quel che è peggio, è che la pensione, per chi sceglie l’opzione Dini, deve essere inoltre ricalcolata col sistema contributivo, altamente penalizzante.

Ma procediamo per ordine e vediamo, innanzitutto, come funziona l’integrazione al trattamento minimo e quali sono i requisiti per pensionarsi con 15 anni di contributi.

Integrazione al minimo: che cos’è

L’integrazione al trattamento minimo è una prestazione che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2017, a 501,89 euro mensili.

In pratica, con l’integrazione al minimo, l’importo della pensione viene alzato sino ad arrivare a 501,89 euro mensili, per 13 mensilità.

Non tutte le prestazioni sotto la soglia minima possono essere, però, integrate, perché per alcuni trattamenti l’integrazione al minimo è esclusa. Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare determinati requisiti di reddito.

Integrazione al minimo: requisiti di reddito

In particolare, chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6524,07 euro;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6524,07 euro, sino a 13049,14 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Chi risulta sposato ha dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma deve considerare anche il reddito del coniuge. In particolare si ha diritto all’integrazione:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 19573,71 euro ed il reddito del pensionato non supera i 6524,07 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 19.573,71 euro, ma non supera i 26098,28 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito del pensionato non supera i 13049,14 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26098,28 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Le tre deroghe Amato

Veniamo ora alla possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi fruendo della Legge Amato: per ottenere questa possibilità non è necessario alcun ricalcolo contributivo della pensione e si può applicare, come già detto, l’integrazione al minimo. Bisogna, però, rientrare in una delle cosiddette tre deroghe.

Prima deroga: 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992

Secondo la prima deroga, è possibile pensionarsi con 15 anni di contribuzione se si possiedono 15 anni di contributi (780 settimane) collocati prima del 31 dicembre 1992; a tal fine sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione, nonché quelli versati all’estero, se si tratta di contribuzione versata in un Stato membro dell’Unione Europea o legato all’Italia da una convenzione o da un accordo in materia di sicurezza sociale.

Per fruire della deroga è necessario poter far valere una posizione assicurativa nel Fondo lavoratori dipendenti o nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’Inps, o in ambedue. La deroga si applica anche agli iscritti ex Inpdap, ex Enpals, ex Ipost.

Seconda deroga: autorizzazione ai versamenti volontari precedente al 31 dicembre 1992

La seconda deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, se si è stati autorizzati al versamento dei contributi volontari, con un provvedimento di autorizzazione anteriore al 31 dicembre 1992.

La deroga vale per i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps e per gli iscritti ex Enpals (non per gli iscritti all’ex Inpdap ed all’ex Ipost).

Per pensionarsi con questo beneficio, è sufficiente che risulti un’autorizzazione al versamento della contribuzione volontaria anteriore al 31 dicembre 1992, mentre non è necessario che risultino versati dei contributi volontari. Per raggiungere i 15 anni di contribuzione, anche in questo caso, sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione, nonché quelli versati all’estero, se si tratta di contribuzione versata in un Stato UE o convenzionato con l’Italia.

Terza deroga: 25 anni di anzianità assicurativa e 10 anni non interamente lavorati

La terza deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, per i soli lavoratori dipendenti, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della medesima, se si possiedono:

  • 25 anni di anzianità assicurativa (vale a dire che il primo contributo deve essere versato almeno 25 anni prima della data di maturazione dei requisiti per la pensione: può essere contato qualsiasi contributo, a tal fine, anche per attività di lavoro autonomo o svolte all’estero in un Paese Ue o convenzionato);
  • 15 anni di contribuzione: nel computo dei 15 anni valgono i soli contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della stessa;
  • almeno 10 anni lavorati per periodi inferiori alle 52 settimane; non sono considerati tali gli anni lavorati interamente in cui risultano meno di 52 contributi settimanali, a causa del fatto che il part time non arrivi a coprire tutte le 52 settimane per retribuzione inferiore al minimale (pari a 200,76 euro settimanali nel 2017); al contrario, un’annualità può risultare interamente coperta da contribuzione, ma non interamente lavorata, ad esempio a causa di un periodo di disoccupazione indennizzato durante il quale sono accreditati i contributi figurativi. Sono utili a tal fine anche gli anni in cui il lavoratore risulta iscritto negli elenchi dei lavoratori agricoli a tempo determinato (cosiddetti otd).

Pensione 15 anni: a quale età

Per quanto riguarda i parametri di età per accedere alla Deroga Amato, secondo una nota circolare Inps [3] non è possibile beneficiare dei requisiti precedenti alla Legge Fornero, ma è necessario utilizzare i requisiti stabiliti dalla Riforma.

Attualmente, dunque, è possibile pensionarsi:

  • con 66 anni e 7 mesi di età, se uomini o lavoratrici pubbliche;
  • con 65 anni e 7 mesi di età, se lavoratrici dipendenti del settore privato;
  • con 66 anni e 1 mese di contributi, se lavoratrici autonome.

Dal 1° gennaio 2018, i requisiti saranno uguali per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi; nel biennio 2019-2020 non dovrebbero subire l’aumento automatico a 66 anni e 11 mesi, in quanto l’Istat, nell’ultimo anno, ha riscontrato dei decrementi dell’aspettativa di vita.

Pensione 15 anni: a quanto ammonta

Per quanto riguarda il calcolo della pensione, questa non subisce penalizzazioni. L’assegno, in particolare, è determinato:

  • col calcolo retributivo (che si basa sugli ultimi anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1992 e dal 1993 al 2011), per i periodi collocati sino al 31 dicembre 2011, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col calcolo misto, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: il calcolo misto è composto dal:
    • calcolo retributivo, per i periodi sino al 31 dicembre 1995 (in questo caso si basa sugli ultimi anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1992 e dal 1993 al 1995);
    • calcolo contributivo, dal 1996 in poi: il calcolo contributivo si basa sui versamenti accreditati e rivalutati, trasformati in assegno di pensione da un coefficiente che aumenta con l’età.

Pensione 15 anni: Opzione Dini

Per chi non possiede i requisiti della Deroga Amato, è possibile pensionarsi con 15 anni di contributi usufruendo dell’Opzione contributiva Dini [2].

Può fruire dell’Opzione chi:

  • possiede meno di 18 anni di contributi, ma almeno un contributo, al 31 dicembre 1995;
  • possiede almeno 5 anni di contributi dal 1996 in poi.

L’età per il pensionamento è quella attualmente valida per la pensione di vecchiaia, come sopra esposta: il trattamento di pensione è calcolato col metodo interamente contributivo, che risulta penalizzante rispetto al retributivo, in quanto non si basa sugli ultimi stipendi ma sui versamenti effettivi.  Inoltre, come abbiamo detto, non è integrabile al minimo.

Non esiste, comunque, una penalizzazione fissa determinata dal ricalcolo contributivo, perché questa dipende dalla carriera lavorativa dell’interessato e può variare parecchio, a seconda delle ipotesi.

note

[1] D.lgs 503/1992

[2] L. 335/1995.

[3] Inps Circ. n. 16/2013.

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5 Commenti

  1. Mio papa’, ha lavorato per 17anni.(corrisposti i contributi per 17anni all’incirca) prendeva fino al 2016 250€ ora dal 2017 gli anno fatto Un aumento. Arriva adesso a 370€. Lui ha 71anni.Puo’ fare qualcosa per prendere di piu’ . Dimenticavo mia mamma prende 730€ di pensione,sono sposati, e quindi, dicono che superano non so cosa e quindi non gli possono dare di piu. Spero di aver fatto capire grazie.

  2. E una vergogna dopo aver versato 15 anni prima del 92 percepisco una pensione di 200 euro perché mio marito supera il limite vorrei sapere gli insegnanti che anno lavorato 19 anni e sono andati in pensione a 40 anni non a 60 anche perché per 2 mesi non ho potuto usufruire di mitici 55 anni sono stata penalizzata pesantemente ,come mai i politici dopo pochi anni percepiscono una pensione molto superiore al minimo non vivono come noi ? Non anno le nostre :-)stesse esigenze perché queste ingiustizie ?rispondete con coscienza e la mano sul cuore grazie

    1. Cara anonima ai perfettamente ragione io sono nelle stessa condizione devo sempre dipendere economicamente dal marito e umiliante ma i politici oltre alla pensione hanno il vitalizio e noi dopo avrei accudito Figi e genitori ci troviamo impiego di mosche oltre a rinunciare alle vacanze :-):-):-P

  3. E’ un ginepraio, non si capisce nulla, il tutto è fatto di proposito per continuare a derubare i poveri fessacchiotti.
    Nei Paesi civili, prendiamo il Regno Unito, non è necessario neppure fare la domanda, pensa lo Stato nella figura dell’ente preposto a mandare l’assegno a casa a tutti coloro che hanno raggiunto l’età della pensione. Anche se hai lavorato un solo mese, ti manda il cortispettivo ( esempio: una sterina). SENZA fare nessuna domanda. Punto.

  4. inutile parlare con le formiche tutto il giorno fanno la stessa strada e si raggruppano sempre nello stesso posto senza concludere nulla

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