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Rottamazione Equitalia, il pignoramento non si blocca

3 marzo 2017


Rottamazione Equitalia, il pignoramento non si blocca

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 marzo 2017



Chi ha un contenzioso con Equitalia può richiedere la definizione agevolata, ma se è in atto un pignoramento del conto corrente, della pensione o dello stipendio la procedura prosegue. 

La presentazione della domanda di adesione alla rottamazione di Equitalia estingue le cause contro il fisco, ossia i giudizi di opposizione alle cartelle di pagamento, ma non anche le procedure esecutive: pignoramenti dello stipendio, del conto corrente, della pensione andranno ugualmente avanti. A meno che intervenga tra le parti un accordo in forza del quale Equitalia rinuncerà alla procedura. È quanto chiarisce una recente ordinanza del tribunale di Lecco [1].

Secondo il provvedimento in commento, il decreto legge che ha regolamentato la cosiddetta «definizione agevolata dei ruoli» [2] ha stabilito che la presentazione dell’istanza di rottamazione non svincola le somme già pignorate da Equitalia in quanto non incide sulla legittimità degli atti compiuti e non rappresenta una ragione idonea a consentire la non proseguibilità del procedimento esecutivo già avviato. Questo significa che, chi ha in atto un pignoramento di somme di denaro (come appunto quelle dovute a titolo di stipendio, pensione o depositate sul conto corrente), non può chiudere la procedura facendo presente al giudice che intende presentare, o ha già presentato, la richiesta di rottamazione. Peraltro, nella procedura di riscossione esattoriale il pignoramento è automatico: non necessita cioè del passaggio in tribunale (salvo che per le pensioni). Il tutto avviene con un atto, notificato da Equitalia, alla banca o al datore di lavoro. Nel primo caso, Equitalia invita il contribuente a pagare entro 60 giorni, con avviso che, in difetto, le somme pignorate in banca verranno accreditate direttamente all’Agente della riscossione, senza quindi passare da un’udienza davanti al giudice. Presentare dunque la domanda di rottamazione delle cartelle non blocca un procedimento che è già in corso. Tuttavia, nulla vieta – si legge nel provvedimento in commento – che il contribuente si accordi con Equitalia, eventualmente anche a seguito di autorizzazione del giudice, per svincolare in tutto o in parte le somme depositate sul conto pignorato per destinarle al pagamento delle rate calcolate nell’ambito della rottamazione.

La norma si esprime nel seguente modo:

«A seguito della presentazione della dichiarazione [la richiesta di rottamazione, ndr] sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi che sono oggetto di tale dichiarazione […]. L’agente della riscossione, relativamente ai carichi definibili ai sensi del presente articolo, non può avviare nuove azioni esecutive ovvero iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla data di presentazione della dichiarazione, e non può altresì proseguire le procedure di recupero coattivo precedentemente avviate, a condizione che non si sia ancora tenuto il primo incanto con esito positivo ovvero non sia stata presentata istanza di assegnazione ovvero non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati».

Secondo il tribunale di Lecco, l’interpretazione corretta da attribuire alla frase «non può altresì proseguire le procedure di recupero precedentemente avviate» a condizione che «non sia già stato emesso il provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati» è la seguente: si verifica una sorta di sospensione automatica dei processi esecutivi pendenti a carico del debitore. In particolare, il provvedimento del giudice dell’esecuzione che dispone l’improseguibilità non costituisce una pronuncia di estinzione del processo, ma una semplice presa d’atto del fatto che esso entra in uno stato di «quiescenza provvisoria» senza che si determini il venir meno degli effetti del pignoramento.

note

[1] Trib. Lecco, ord. del 20.02.2017.

[2] Art. 6 del Dl 193/2016.

R.G.E. n. 962/2016

TRIBUNALE ORDINARIO DI LECCO Sezione I

Nella procedura esecutiva promossa da EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE SPA nei confronti di X S.R.L.

Il Giudice dell’Esecuzione

Letto il ricorso in opposizione agli atti esecutivi presentato da X SRL contro il provvedimento di EQUITALIA di “sospensione del pignoramento”;

sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 9/2/2017, pronuncia la seguente

ORDINANZA ex art. 618 c.p.c.

Con atto notificato in data 8/11/2016 EQUITALIA ha pignorato, secondo lo speciale procedimento

di cui all’art. 72-bis DPR 602/1973, i crediti della X SRL nei confronti del Y.

Alcuni giorni dopo la notificazione del pignoramento, la debitrice ha presentato l’istanza di adesione al nuovo procedimento di definizione agevolata introdotto dall’art. 6 del D.L. 193/2016

(c.d. rottamazione delle cartelle esattoriali). EQUITALIA ha riscontrato subito la dichiarazione della X, trasmettendo via p.e.c. una comunicazione con cui si dava atto che era stata disposta la “temporanea sospensione” del processo esecutivo e contestualmente si invitava la Banca a trattenere le somme pignorate sino a nuovo ordine, in quanto “tale provvedimento non tocca la legittimità degli atti compiuti e non determina alcuna ragione di improseguibilità del procedimento esecutivo intrapreso”.

Contro questo provvedimento ha presentato opposizione la X, sostenendo che l’adesione alla definizione agevolata dovrebbe determinare non la mera sospensione, bensì l’improcedibilità dell’esecuzione e lo svincolo del credito pignorato.

Il ricorso va qualificato come opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., in quanto l’opponente non contesta il proprio debito né il diritto di EQUITALIA di avviare l’esecuzione forzata, ma la legittimità di un singolo atto dell’esecuzione (ossia il provvedimento con cui l’agente della riscossione ha disposto la sospensione dell’esecuzione e intimato alla Banca terza pignorata di non svincolare il conto corrente pignorato). Per questo, l’opposizione è da ritenersi certamente ammissibile ai sensi dell’art. 57 DPR 602/1973 ed anche tempestiva, in quanto presentata entro i 20 giorni dalla notificazione del provvedimento contestato.

** ** **

Nel merito, questo Giudice non condivide l’interpretazione della norma proposta dalla ricorrente, che non corrisponde né al significato letterale, né all’intenzione del legislatore. Pertanto non si ritiene di dover assumere provvedimenti urgenti ai sensi dell’art. 618 c.p.c..

Gli effetti dell’adesione al procedimento di definizione agevolata sono regolati dal quinto comma dell’art. 6 DL 193/2016: “A seguito della presentazione della dichiarazione di cui al comma 2, sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi che sono oggetto di tale dichiarazione […]. L’agente della riscossione, relativamente ai carichi definibili ai sensi del presente articolo, non può avviare nuove azioni esecutive ovvero iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla data di presentazione della dichiarazione, e non può altresì proseguire le procedure di recupero coattivo precedentemente avviate, a condizione che non si sia ancora tenuto il primo incanto con esito positivo ovvero non sia stata presentata istanza di assegnazione ovvero non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati”.

La decisione del ricorso dipende dal significato che si intende attribuire all’espressione “non può proseguire le procedure di recupero”: occorre chiarire se, in caso di espropriazione avviata, il legislatore volesse disporre una sorta di sospensione del procedimento (come sostiene EQUITALIA), oppure la sua definitiva improcedibilità con conseguente venir meno del vincolo del pignoramento (come sostiene la ricorrente). A parere di questo Giudice, l’interpretazione più corretta è quella proposta da EQUITALIA, per le seguenti ragioni:

1.Nell’interpretazione della legge bisogna sempre partire dal presupposto che le parole che compongono il testo legislativo siano scelte in maniera non casuale.

Nel nostro caso, il concetto di “improseguibilità”, per quanto impreciso e atecnico, non è nuovo nella materia dell’esecuzione forzata e delle procedure concorsuali, ma trova un precedente nell’art. 168 L. Fall. in materia di effetti del concordato preventivo: “Dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore. Le prescrizioni che sarebbero state interrotte dagli atti predetti rimangono sospese, e le decadenze non si verificano […]”.

Sembra evidente che, nel regolamentare gli effetti della nuova “rottamazione delle cartelle”, il legislatore abbia voluto introdurre un meccanismo identico a quello previsto per il concordato preventivo: di conseguenza, l’interpretazione della norma qui in esame può essere mutuata dalla consolidata giurisprudenza formatasi in relazione all’art. 168 cit.

È opinione consolidata che, nel caso del concordato preventivo, si verifica una sorta di sospensione automatica dei processi esecutivi pendenti a carico del debitore. In particolare, la

Corte di Cassazione spiega che il provvedimento del G.E. che dispone l’improseguibilità non costituisce una pronuncia estintiva del processo, ma una semplice presa d’atto del fatto che esso entra in uno stato di “quiescenza provvisoria”, senza che si determini il venir meno degli effetti del pignoramento (cfr. Cass. civile, sez. I, 22/12/2015, n. 25802). La medesima conclusione deve valere per l’analoga fattispecie qui in esame.

2.Sostiene l’opponente che l’interpretazione suggerita da EQUITALIA sarebbe contraddittoria, perché non sarebbe in grado di spiegare come mai il legislatore abbia sentito la necessità di disporre espressamente la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza. Invero, sostiene ancora l’opponente, tale previsione risulterebbe completamente superflua, in quanto il medesimo effetto sarebbe già previsto in via generale dall’art. 2945 c.c..

La tesi è suggestiva, ma non coglie nel segno. A parte il fatto che il meccanismo dell’interruzione permanente di cui all’art. 2945 c.c. non è perfettamente sovrapponibile alla sospensione dei termini, è dirimente considerare che l’ambito di applicazione della nuova definizione agevolata è esteso a tutti i carichi iscritti nei ruoli, indipendentemente dal fatto che l’agente della riscossione abbia notificato o meno un pignoramento: pertanto la norma non è affatto superflua, avendo la finalità di estendere la sospensione dei termini di prescrizione anche ai casi in cui non siano stati notificati atti permanentemente interruttivi.

Peraltro, si osserva ancora che la medesima previsione di sospensione dei termini è contenuta nel già citato art. 168 L. Fall. e ciò non impedisce alla giurisprudenza di interpretare la norma nel senso sopra ricordato.

3.Infine, l’opponente sostiene che il mantenimento del vincolo espropriativo anche dopo la presentazione dell’istanza di definizione agevolata produrrebbe degli effetti paradossali, perché sarebbe assurdo non consentire di svincolare i crediti pignorati, in quanto è proprio con quelle somme che il debitore dovrebbe provvedere a definire la propria esposizione verso il Fisco.

A questo riguardo si osserva, preliminarmente, che nulla vieta che il contribuente si accordi con EQUITALIA – eventualmente previa autorizzazione del Giudice – per svincolare in tutto o in parte le somme depositate sul conto pignorato al fine di destinarle al pagamento delle rate calcolate nell’ambito del procedimento di definizione agevolata. Fatta salva questa possibilità, però, il legislatore non ha voluto prevedere in via generale la liberazione dal vincolo del pignoramento come conseguenza automatica della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata. Al Giudice non è consentito di esprimere la propria valutazione su questo tipo di scelte che attengono al piano della politica legislativa, dovendosi limitare a prendere atto ed applicare quanto previsto per legge (si segnala, a questo proposito, che le cronache parlamentari riferiscono che alla Camera era stata espressamente discussa la possibilità di modificare la norma nel senso preferito dalla ricorrente, ma l’ipotesi è stata bocciata).

La valutazione di merito del Giudice sulla norma trova il solo limite del rispetto dei principi costituzionali. Nel caso di specie, però, non si ravvisa la violazione del principio di eguaglianza lamentata dalla ricorrente, dovendosi comunque considerare che il nuovo istituto nel suo complesso costituisce una previsione eccezionale di favore per i contribuenti.

Per tutte queste ragioni, non si ritiene di dover provvedere in via cautelare allo svincolo dei crediti pignorati, salve le diverse valutazioni che vorrà adottare il Giudice del merito.

Le spese di questa fase procedimentale sono compensate, in considerazione dell’incertezza di interpretazione della nuova norma e dell’assenza di precedenti giurisprudenziali.

P.Q.M.

RIGETTA l’istanza di adozione di provvedimenti indilazionabili e di svincolo dei crediti

Visti gli artt. 617 e 618 c.p.c., pignorati;

CONCEDE il termine perentorio di 45 giorni per l’introduzione della causa di merito davanti al giudice competente;

COMPENSA le spese di questa fase del procedimento. Si comunichi

Lecco, 13/02/2017

Il Giudice dell’Esecuzione Dott. Carlo Boerci

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