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Rimango inerte di fronte ad un reato: sono punibile?

5 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 marzo 2017



La connivenza è la condizione di chi assiste ad un reato senza intervenire: di regola essa non è punibile secondo la legge, a meno che…

Che succede se mi accorgo della commissione di un reato e rimango inerte? Sono punibile secondo la legge? Il nostro sistema penale non punisce la mera connivenza: non esiste infatti una regola generale che imponga ai cittadini di intervenire in qualunque caso essi vengano a conoscenza di un illecito. Ci sono però delle eccezioni. A volte la legge comanda a determinati soggetti di non rimanere inerti di fronte a un delitto: anzi, li obbliga a impedirne la commissione. Ancora, se la sola presenza di una persona sul luogo del delitto rafforza il proposito criminale di chi materialmente commette l’illecito, il primo risponde a titolo di concorso morale nel reato. Analizziamo tutto con chiarezza.

Cos’è la connivenza

Immaginiamo che un comune cittadino assista passivamente alla commissione di un reato: può essere punito per il solo fatto di essere rimasto inerte? In diritto penale, la situazione descritta integra il concetto di «connivenza». Ebbene, nel nostro ordinamento non esiste una norma generale che imponga a qualunque cittadino di intervenire qualora assista alla commissione di un reato (o ne abbia conoscenza). Pertanto, se una persona comune rimane inerte di fronte a un delitto, essa non è punibile per il solo fatto di essere rimasta passiva.

Il principio appena esposto, a ben vedere, trova conferma in una serie di norme presenti sia nel codice penale che nel codice di procedura penale. Si deve innanzitutto considerare che, in tema di legittima difesa, la legge non impone un obbligo di intervenire in caso di pericolo altrui, ma solo una facoltà [1]. Ancora, all’interno del codice penale esistono specifiche disposizioni che puniscono colui che si trovi in determinate circostanze e ometta di intervenire: si pensi al reato di «omessa denuncia di reato da parte del cittadino» [2]. Con questa norma, viene sancita la responsabilità penale (reclusione fino a un anno e multa) del comune cittadino che, avuta notizia di un delitto contro la personalità dello Stato per cui la legge stabilisce l’ergastolo, non ne faccia immediatamente denuncia.

Da quanto descritto emerge un dato inconfutabile: quando la legge impone ai cittadini di non restare passivi e quindi punisce penalmente l’inerzia di fronte a un reato, essa lo dice espressamente. Ne deriva che non esiste un obbligo generale di intervento quando si assiste alla commissione di un illecito penale. La presenza di disposizioni speciali che puniscono la mera connivenza è indicativa del fatto che, come regola generale, la stessa non ha conseguenze penali.

Connivenza e reato omissivo

Può accadere che un soggetto si trovi a ricoprire, per i motivi più vari, una determinata posizione di garanzia nei confronti di qualcuno o qualcosa. Ad esempio, le forze dell’ordine sono garanti dell’ordine pubblico e devono impedire e prevenire la commissione di reati [3]; i genitori sono tenuti a garantire l’educazione e l’istruzione dei figli, e a proteggerli in ogni caso fino a quando non siano capaci di badare a loro stessi. In questi casi, quindi, la legge chiama espressamente determinati soggetti ad essere garanti di qualcosa o di qualcuno: tali individui hanno quindi il potere (e il dovere) di impedire un qualsiasi evento dannoso per ciò di cui si fanno carico.

Si pensi alla madre che assista passivamente alle violenze sessuali subite dal figlio, ad opera del padre. In tale circostanza, la legge impone al genitore un obbligo di intervento, perché egli è investito di una posizione di garanzia nei confronti del figlio. Se il genitore non interviene, pur avendo la perfetta consapevolezza di ciò che sta accadendo, egli risponderà di reato omissivo se, qualora si fosse attivato, avrebbe certamente o probabilmente evitato l’illecito (per approfondire, si veda cosa significa reato omissivo). Secondo la legge, infatti, non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo [4].

È chiara quindi la differenza tra connivenza e reato omissivo. La prima, di per sé, non è punibile. Il secondo si configura solo quando la legge investe un soggetto di una determinata posizione di garanzia nei confronti di qualcosa o qualcuno. Se il garante, in caso di pericolo per il bene che è chiamato a proteggere, non interviene pur avendo i poteri per farlo (e si accerta che il suo intervento avrebbe evitato il reato), si configura il reato omissivo. Si ricorda che, per essere punito, il comportamento del garante deve essere caratterizzato da dolo (ossia la precisa intenzione di non intervenire) o da colpa. Ci sono poi casi in cui la legge punisce espressamente una determinata omissione, come nel reato di omissione di soccorso [5].

Connivenza e concorso morale nel reato

Il concorso morale nel reato si configura quando qualcuno, pur non prendendo materialmente parte all’illecito commesso da altri, determina o agevola la commissione del delitto stesso. L’esempio classico è quello del mandante dell’omicidio: il delitto è commesso materialmente dal sicario, ma l’ideazione dello stesso è stata di un altro soggetto. I due risponderanno entrambi (con terminologia tecnica, «in concorso») del reato di omicidio [6]. Per aversi concorso di persone nel reato, quindi, è necessario che un soggetto faccia nascere o rafforzi il proposito criminoso dell’autore materiale dell’illecito (per un approfondimento sul tema, si veda Il concorso di persone nel reato).

Se una persona assiste passivamente ad un reato e la sua presenza non agevola la commissione dello stesso né rafforza la determinazione del colpevole, allora si avrà una mera connivenza, generalmente non punibile secondo la legge. Viceversa, se la mera presenza del soggetto rafforza la volontà criminosa dell’autore del reato, entrambi risponderanno in concorso nel reato commesso, perché la sola presenza del primo soggetto ha concretamente influito sulla commissione del delitto (si pensi a colui che compia un reato in presenza di un amico, di un genitore o di un’altra persona che eserciti su di lui un’influenza rilevante).

note

[1] Art. 52 cod. pen.

[2] Art. 364 cod. pen.

[3] Art. 55 cod. proc. pen.

[4] Art. 40, comma 2, cod. pen.

[5] Art. 593 cod. pen.

[6] Artt. 110 e 575 cod. pen.


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