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Gli organi della Srl

3 marzo 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 3 marzo 2017



Società a responsabilità limitata: assemblea, amministratori e sindaci.

L’assemblea

Particolarmente significativi sono stati gli interventi della riforma societaria in merito al ruolo assegnato ai soci ed alle loro decisioni nell’attività sociale.

In sostanza, l’art. 2479 enuncia la regola-cardine in base alla quale spetta all’atto costitutivo la individuazione delle materie riservate alla rispettiva competenza dei soci e degli amministratori, con la particolarità che, in ogni caso, qualsiasi materia può essere rimessa alla valutazione dei primi quando richiesto dagli amministratori o da un numero qualificato di soci (che rappresentano un terzo del capitale sociale). Il legislatore ha tuttavia individuato talune materie che, in considerazione della loro particolare importanza, non possono essere statutariamente sottratte alla competenza dei soci:

approvazione del bilancio e distribuzione degli utili;

nomina degli amministratori e nomina, obbligatoria o facoltativa, dei sindaci e del presidente del collegio sindacale o del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti;

modificazioni dell’atto costitutivo e decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale o una rilevante modificazione dei diritti dei soci;

riduzione del capitale per perdite;

— partecipazione della società come socio illimitatamente responsabile in società di persone;

messa in liquidazione della società.

Scomparsa, a seguito della riforma, la previsione dei due tipi di assemblea, ordinaria e straordinaria, le differenti competenze per materia sono state ridistribuite ai soci ed all’assemblea dei soci.

In relazione alle decisioni rimesse alla competenza dei soci dall’art. 2479, è riconosciuto ad ognuno di essi il diritto di partecipare alla formazione della volontà sociale ed il suo voto vale in misura proporzionale alla sua partecipazione.

Il modello decisionale principale è quello assembleare collegiale, operante in assenza di diversa previsione dell’atto costitutivo e riservato, in ogni caso, alle decisioni maggiormente rilevanti (modifiche dell’atto costitutivo, sostanziale modifica dell’oggetto sociale, riduzione del capitale per perdite, modifica dei diritti dei soci).

Quella relativa alle modalità di convocazione dell’assemblea è una materia sulla quale ha inciso in modo rilevante la riforma del diritto societario, che ha riconosciuto ampi spazi all’autonomia privata dei soci.

In particolare, l’art. 2479bis prevede che:

— le modalità di convocazione dell’assemblea sono rimesse alla determinazione dell’atto costitutivo. In mancanza, la convocazione è effettuata mediante lettera raccomandata spedita ai soci almeno otto giorni prima dell’adunanza presso il loro domicilio;

— l’assemblea è regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta.

Qualora, poi, l’assemblea sia chiamata a decidere in merito a modificazioni dell’atto costitutivo o al compimento di operazioni che comportino una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale o dei diritti dei soci, le deliberazioni devono essere adottate con il voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale (art. 2479bis, 3° comma);

— è ammessa (come nelle s.p.a.) la cd. assemblea totalitaria: qualora in assenza di preventiva convocazione partecipi comunque all’assemblea la totalità del capitale sociale, tutti gli amministratori ed i sindaci siano presenti o almeno informati della riunione e nessuno si opponga alla trattazione dell’argomento, la relativa deliberazione si intende validamente adottata.

L’altro modello legale decisionale contemplato dalla legge consiste in un procedimento a formazione progressiva che si realizza, per effetto della scelta operata dai soci in tal senso, mediante la consultazione scritta od il consenso espresso per iscritto e che non richiede la preventiva convocazione né la riunione dei soci presso la sede sociale (art. 2479).

In assenza di diversa previsione statutaria, il codice stabilisce che tutte le decisioni extra-assembleari debbano essere assunte con il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale.

Gli amministratori

In virtù di espressa previsione dell’atto costitutivo, i componenti dell’organo amministrativo possono essere scelti anche tra non soci.

Tuttavia, in assenza di diversa previsione dell’atto costitutivo, l’amministrazione della società è affidata ad uno o più soci nominati con decisione dei soci anche mediante le previste modalità della consultazione scritta o del consenso espresso per iscritto (non è obbligatoria, quindi, la decisione assunta con il metodo collegiale).

Qualora l’amministrazione sia affidata a più persone, è espressamente previsto che esse diano vita al consiglio di amministrazione.

Esso è quindi assunto come modello base nel caso in cui sia previsto un organo gestorio pluripersonale senza alcuna indicazione sulla modalità di esercizio dei poteri.

Tuttavia, con un’evidente apertura verso il modello delle strutture societarie personali, è stata introdotta la possibilità di scegliere, con opzione da formulare nell’atto costitutivo, il sistema dell’amministrazione disgiuntiva, che attribuisce il potere gestorio a ciascun amministratore con potere di veto degli altri (art. 2257), o quello di amministrazione congiuntiva, che può addirittura contemplare la necessità del consenso unanime di tutti gli amministratori (art. 2258).

Alcune decisioni, però, dovranno essere prese sempre con il metodo della riunione (redazione dei progetti di bilancio, di fusione e di scissione, decisioni di aumento del capitale delegate dall’assemblea all’organo amministrativo).

Il legislatore non detta alcuna regola, neppure di carattere suppletivo, in ordine alla durata ed alla cessazione della carica di amministratore. Spetta dunque ai soci indicare nell’atto costitutivo la durata della carica (che, a differenza che nelle s.p.a., può anche essere a tempo indeterminato) e disciplinare le cause estintive del rapporto di amministrazione, i loro effetti e le procedure da seguire per la sostituzione degli amministratori cessati dalla carica.

Un’autonoma disciplina è, infine, dettata dal legislatore della riforma in tema di responsabilità degli amministratori (art. 2476), i quali sono solidalmente responsabili verso la società per i danni ad essa derivanti dall’inosservanza dei doveri imposti dalla legge e dall’atto costitutivo.

La responsabilità degli amministratori, inoltre, si estende solidalmente anche ai soci non amministratori che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato l’operazione dannosa (art. 2476, 7° comma).

L’azione di responsabilità può essere promossa da ciascun socio, il quale ove provi la presenza di gravi irregolarità nella gestione, può chiedere che il tribunale disponga in via cautelare la revoca dell’amministratore.

Gli organi di controllo

L’art. 2477, norma che stabilisce i casi in cui è obbligatoria la nomina dell’organo di controllo nella s.r.l. è stato oggetto di riforma ad opera del D.L. 91/2014, conv. in L. 116/2014. È stata abolita, infatti, la norma (contenuta nel 2° comma dell’art. 2477) per la quale le funzioni di controllo (con la nomina del collegio sindacale o del sindaco unico o del revisore) dovevano essere attivate una volta che il capitale sociale avesse raggiunto la soglia minima prevista per la costituzione di una s.p.a. In pratica, se la s.r.l. posizionava il suo capitale a 120.000 euro (o a livelli superiori), doveva procedersi alla nomina dell’organo di controllo.

Ora, invece, a seguito della diminuzione del capitale sociale minimo della S.p.a. a 50.000 euro, scompare ogni correlazione tra capitale sociale della s.r.l. e obbligo di attuazione della funzione di controllo.

Rimangono invariati gli altri casi di nomina obbligatoria previsti dal 3° comma dell’art. 2477.

Il collegio sindacale è obbligatorio

– Se per due esercizi consecutivi siano stati superati due dei limiti

indicati dal primo comma dell’art. 2435bis c.c. ai fini della redazione del bilancio in forma abbreviata.

– Se la società sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato.

– Se la società controlla altre società sottoposte obbligatoriamente

alla revisione legale dei conti.


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