HOME Articoli

Lo sai che? Figli: che fare se l’ex non rispetta le regole del giudice?

Lo sai che? Pubblicato il 25 marzo 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 25 marzo 2017

La mia compagna ha un figlio. Il martedì ed il giovedì il bimbo dalle 3 alle 8 è con il padre che non vuole andare a prenderlo all’asilo ma a casa della madre. Può pretendere una cosa del genere?

La normativa in tema di affidamento dei figli nel caso di separazione personale dei coniugi negli ultimi dieci anni è stata oggetto di importanti modifiche.

Una prima novità ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto giuridico dell’affidamento congiunto della prole ad entrambi i genitori [1], così sostanzialmente relegando ad un ruolo marginale il precedente affido esclusivo.

La seconda riforma è stata realizzata dichiarando espressamente che le disposizioni normative inerenti all’affidamento della prole si applicano anche ai figli nati fuori dal matrimonio e, quindi, ai figli di genitori conviventi [2].

Il principio cardine che deve ispirare sia i genitori che il giudice nell’adozione delle misure concernenti l’affidamento è quello del superiore interesse dei figli.

In altre parole il legislatore, a fronte del diritto-dovere dei genitori di occuparsi dei propri figli nonché delle problematiche legate ai rapporti tra i genitori nel caso di separazione, ritiene prevalente l’interesse del figlio, che costituisce un vero e proprio diritto, a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori ed a ricevere da entrambi cura, educazione, istruzione ed assistenza morale e materiale. A tal fine il giudice, nell’adottare i provvedimenti relativi alla prole, agisce con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale dei figli. In tale ottica, gli accordi intervenuti tra i genitori relativi alle modalità di esercizio dell’affidamento condiviso vengono accolti dal giudice soltanto se questi ritiene che siano rispondenti all’effettivo interesse della prole.

Al di là di quanto appena indicato, il legislatore non detta norme specifiche riguardanti il concreto esercizio della responsabilità genitoriale lasciando all’autonomia ed al buon senso dei genitori il compito di adottare le modalità più opportune ad una crescita il più possibile serena ed equilibrata dei propri figli. In tal senso, nonostante le problematiche legate alla separazione personale, il legislatore richiede che i genitori collaborino tra loro nell’interesse della prole. Né tantomeno sono previste forme di coazione per indurre il genitore inadempiente a dare attuazione ai propri obblighi nei confronti dei figli: il codice civile, secondo le recentissime modifiche introdotte, prevede che qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà il suo comportamento anche al fine della modifica delle modalità di affidamento. In altre parole, la conseguenza dell’inosservanza degli obblighi assunti nei confronti dei figli con l’accordo di separazione personale potrà essere la modifica delle condizioni stabilite originariamente; nei casi più gravi, quando il genitore è totalmente inadempiente ai propri doveri, il suo comportamento potrà essere causa di perdita dell’affidamento (con conseguente affidamento esclusivo all’altro genitore) nonché di condanna al risarcimento del danno cagionato alla prole qualora con la propria condotta abbia causato un pregiudizio psico-fisico ai figli. Sempre nelle ipotesi di maggiore gravità, la condotta inadempiente può presentare anche profili di responsabilità penale.

Tanto premesso in tema di disciplina generale, spetta ai genitori collaborare e venirsi incontro al fine di far risentire il meno possibile al bimbo le conseguenze dello scioglimento del nucleo familiare.

Poiché il padre si è dichiarato disponibile a prendere il bimbo presso l’abitazione materna e, come riferito dal lettore, l’asilo si trova a soli cinque minuti dalla casa in cui questi vive abitualmente con la madre, non si possono ravvisare particolari difficoltà nel fatto che il padre vada a prendere il proprio figlio direttamente all’uscita della scuola piuttosto che presso la casa della madre. Con maggiore impegno esplicativo, affinché il padre del minore possa rifiutarsi di prendere il bimbo all’uscita della scuola, deve dare dimostrazione dell’esistenza di un legittimo impedimento a recarsi innanzi all’ingresso della scuola piuttosto che presso l’abitazione materna. Qualora questi non riesca a giustificare le proprie pretese, il giudice in sede di omologa dell’accordo di separazione potrà disporre che il padre si renda disponibile a prendere il figlio all’uscita della scuola senza pretendere che sia la madre a portare il bimbo a casa dell’altro genitore o in altro posto. Sarà, inoltre, opportuno, in sede di udienza per l’omologa dell’accordo, che la madre dimostri l’impossibilità di portare il bimbo dal padre a causa del turno di lavoro producendo adeguata documentazione in tal senso.

Quanto poi alla possibilità di rivolgersi a terze persone, è necessario che si tratti di persone di assoluta fiducia in grado di prendersi cura del minore sia pure per il breve tragitto che corre tra la scuola e la casa della madre.

Poiché lo spirito della riforma normativa è quello di favorire la collaborazione dei genitori nell’interesse dei figli, qualora uno dei genitori non possa ottemperare al proprio obbligo dovrà darne comunicazione all’altro genitore: nel caso del lettore, qualora la madre non possa accompagnare il bimbo a casa del padre né tantomeno possa provvedere in tal senso una persona di fiducia, sarà opportuno che la signora informi anticipatamente il padre del piccolo.

Ovviamente è bene che l’inosservanza delle condizioni di affidamento non sia sistematica pena la possibilità che l’altro coniuge si rivolga al giudice chiedendo una modifica delle condizioni medesime.

In conclusione, qualora nell’accordo avente ad oggetto le condizioni per l’affidamento del figlio le parti abbiano stabilito che il padre debba andare a prendere il bimbo all’uscita della scuola, questi dovrà attenersi a quanto pattuito. Nel caso in cui, invece, i genitori abbiano fissato solo indicativamente i giorni e l’orario senza aggiungere altre precisazioni, sarà bene far presente la nuova situazione al giudice nel corso dell’udienza che si terrà nel mese di marzo chiedendo che sia quest’ultimo a disporre che il padre si rechi direttamente all’uscita della scuola al fine di consentire alla madre di poter svolgere serenamente il proprio turno di lavoro.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] L. n. 54 del 08.02.2006.

[2] D. l.vo n. 154 del 28.12.2013.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI