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Lo sai che? Posso pubblicare la foto di un infermo di mente?

Lo sai che? Pubblicato il 25 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 marzo 2017

Se un fotografo organizza dei casting e uno dei soggetti ritratti, in condizioni psicofisiche normali, risulta poi interdetto o infermo di mente, a cosa andrebbe incontro?

Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa [1]; non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali o quando la riproduzione è collegata ad avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico svoltisi in pubblico. Pertanto, la diffusione dell’immagine di una persona necessita sempre, preventivamente, il suo consenso, a meno che non si tratti di un personaggio pubblico o vi siano altre circostanze che superano tale obbligo. La persona ritratta nelle immagini deve prestare il suo consenso alla pubblicazione, o alla diffusione, per iscritto, compilando un’apposita liberatoria nella quale vengono indicati i propri dati anagrafici, quelli del fotografo o del cineoperatore e, ovviamente, l’autorizzazione all’utilizzo, con firma leggibile e data.

Non occorre indagare sullo stato di salute o sulla presenza di eventuali infermità, occorre esclusivamente il consenso della persona interessata. Nel caso in cui si tratti di minore, il consenso deve essere concesso dai genitori, o di chi ne fa le veci.

La liberatoria all’utilizzo delle immagini non è irreversibile ma, al contrario, può essere revocata in ogni momento, con comunicazione scritta, da parte della persona ritratta. Facendo un esempio pratico, se, in astratto, la persona immortalata in un servizio fotografico, dopo avere prestato il consenso alla pubblicazione delle fotografie venisse in seguito dichiarata inferma di mente, il fotografo potrebbe incorrere in responsabilità solo se, compreso lo stato di incapacità, ne avesse approfittato con malafede facendole sottoscrivere la liberatoria o il contratto. Nella normalità, se le parti si accordano in maniera chiara, seguendo le tipiche regole del vivere comune, non si incorre in alcuna controversia legale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 96, l. n. 633 del 22.04.1941.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 29.01.2016, n. 1748

Ai sensi dell’art. 10 c.c., nonché degli artt. 96 e 97 sul diritto d’autore, la divulgazione dell’immagine senza il consenso dell’interessato è lecita soltanto se ed in quanto risponda alle esigenze di pubblica informazione, non anche quando sia rivolta a fini pubblicitari.

 

 

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 19.11.2008, n. 27506

Il consenso alla pubblicazione della propria immagine costituisce un negozio unilaterale, avente ad oggetto non il diritto, personalissimo ed inalienabile, all’immagine, ma soltanto il suo esercizio; tale consenso, sebbene possa essere occasionalmente inserito in un contratto, è revocabile in ogni tempo e anche in difformità di quanto pattuito contrattualmente, salvo in questo caso, il diritto dell’altra parte al risarcimento del danno. In assenza di una revoca (tempestiva, e cioè anteriore all’utilizzazione dell’immagine), il consenso precedentemente prestato resta efficace e legittima l’uso che ne sia stato fatto in conformità delle previsioni contrattuali, accertabile, da parte del giudice di merito, con gli ordinari mezzi processuali e insindacabile in Cassazione, laddove sostenuto da motivazione congrua ed esente da vizi logici e giuridici.


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