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Domanda riconvenzionale dell’opposto

4 marzo 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 4 marzo 2017



Preclusioni ex art. 183 c.p.c.; possibilità di domandare il credito da rivalutazione monetaria; natura di emendatio libelli; proponibilità della domanda ex art. 96 c.p.c.

L’opposto, in quanto sostanzialmente attore, al contrario dell’opponente cui viene concesso di paralizzare, in  ogni modo, la domanda della controparte, vede fortemente limitato il suo diritto di proporre domande riconvenzionali. Queste, infatti, si sostanziano in domande nuove, nei cui confronti, pertanto, non possono che operare le preclusioni di cui all’artt. 183 c.p.c.

Nessun problema in ordine alla possibilità di poter domandare, con la comparsa di risposta, il credito accessorio a quello già fatto valere con il giudizio monitorio, quale, ad esempio, il credito da rivalutazione monetaria.

Si afferma, infatti, che la detta richiesta configura una emendatio libelli, come tale, sempre proponibile dall’attore [1].

Laddove, peraltro, la richiesta di maggior danno risulta rapportata alla particolare situazione del debitore nel corso della mora, si è ritenuto essere in presenza di domanda riconvenzionale inammissibile [2].

Rimane, altresì, sempre proponibile la domanda ex art. 96 c.p.c., costituendo la stessa una domanda  risarcitoria volta a sanzionare il comportamento tenuto dalla parte nel corso del procedimento.

L’affermazione circa la proponibilità della istanza viene, ancor di più, oggi, suffragata dalla possibilità, prevista dalla novella del codice, di applicazione della responsabilità aggravata d’ufficio, anche in assenza di apposita domanda di parte, come previsto dall’utilizzo della locuzione «in ogni caso», prescelta dal legislatore.

Ben può, pertanto, l’opposto formulare la detta domanda anche all’esito del giudizio, qualora dall’istruttoria sia emersa la natura totalmente defatigatoria dell’opposizione.

Inammissibilità di domanda totalmente nuova. Ammissibilità della reconventio  reconventionis

È stata, invece, sanzionata con l’inammissibilità la domanda del convenuto opposto totalmente nuova e della quale nulla era stato dedotto in sede di ricorso monitorio [3].

Si ammette, peraltro, in giurisprudenza, la possibilità di riconoscere all’opposto, al pari dell’attore, la possibilità di proporre la c.d. reconventio reconventionis. La Cassazione ha, infatti, affermato che: «Nell’ordinario giudizio di cognizione, che si instaura a seguito dell’opposizione a decreto ingiuntivo, solo l’opponente, in via generale, nella sua posizione sostanziale di convenuto, può proporre domande riconvenzionali, ma non anche l’opposto, che, rivestendo la posizione sostanziale di attore, non può avanzare domande diverse da quelle fatte valere con l’ingiunzione, potendo a tale principio logicamente derogarsi solo quando, per effetto di una riconvenzionale formulata dall’opponente,  la parte opposta si venga a trovare a sua volta in una posizione processuale di convenuto cui non può essere negato il diritto di difesa, rispetto alla nuova o più ampia pretesa della controparte, mediante la proposizione (eventuale) di una reconventio reconventionis» [4].

Domanda di arricchimento senza causa

Per quanto riguarda, poi, la domanda di arricchimento senza causa proposta dall’opposto in sede di comparsa  di risposta, si è affermato che: «Le domande di  adempimento contrattuale e di arricchimento senza causa, quali azioni che riguardano entrambe diritti eterodeterminati, si differenziano, strutturalmente e ti pologicamente, sia quanto alla causa petendi (esclusivamente nella seconda rilevando come fatti costitutivi la presenza e l’entità del proprio impoverimento e dell’altrui locupletazione, nonché, ove l’arricchito sia una P.A., il riconoscimento dell’utilitas da parte dell’ente), sia quanto al petitum (pagamento del corrispettivo pattuito o indennizzo). Ne consegue che, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – al quale si devono applicare le norme del rito ordinario, ai sensi dell’art. 645, secondo comma, e, dunque, anche l’art. 183, quinto comma, cod. proc. civ. – è ammissibile la domanda di arricchimento senza causa avanzata con la comparsa di costituzione e risposta dall’opposto (che riveste la posizione sostanziale di attore) soltanto qualora l’opponente abbia introdotto nel giudizio, con l’atto di citazione, un ulteriore tema di indagine, tale che possa giustificare l’esame di una situazione di arricchimento senza causa. In ogni altro caso, all’opposto non è consentito di proporre, neppure in via subordinata, nella comparsa di risposta o successivamente, un’autonoma domanda di arricchimento senza causa, la cui inammissibilità è rilevabile d’ufficio dal giudice» [5].

Inosservanza del divieto di introdurre domande nuove

L’inosservanza del divieto di introdurre una domanda nuova nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, correlata all’obbligo del giudice di non esaminarla nel merito, è rilevabile anche d’ufficio in sede di legittimità, in quanto costituisce una preclusione all’esercizio della giurisdizione, che può essere verificata nel giudizio di cassazione anche in via officiosa, ove sulla questione non si sia formato, pur implicitamente, il giudicato interno [6].

Differenza tra quanto corrisposto e quanto dovuto

Qualora, inoltre, l’opposto voglia richiedere, nel giudizio, la differenza tra quanto corrisposto e quanto dovuto, si è affermata la legittimità della richiesta medesima, attesa la identità di petitum e di causa petendi. In tal senso, la Cassazione ha affermato che: «Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo nel quale l’opponente eccepisca e dimostri di aver corrisposto una somma idonea ad estinguere l’obbligazione posta a base del provvedimento monitorio, non costituisce domanda nuova, all’interno dello stesso rapporto pluriennale di fornitura incontestatamente intercorso tra le parti, la richiesta di parte opposta volta ad ottenere la differenza tra quanto corrisposto e quanto dovuto, non risultando diverso né il petitum (per la stessa entità della somma residua) né la causa petendi (trattandosi di esposizioni debitorie relative al medesimo rapporto). Spetta però al creditore, attore in senso sostanziale, allegare e dimostrare che il pagamento effettuato debba imputarsi all’estinzione parziale del debito complessivo, estendendo l’indagine all’intero rapporto di fornitura intercorso tra le parti ai fini della verifica dell’efficacia dell’imputazione di pagamento eseguita dal debitore» [7].

note

[1] Cass. civ., sez. III, 8-1-2010, n. 75.

[2] Cass. civ., sez. III, 8-7-2010, n. 16155: «Nel giudizio di opposizione a ingiunzione, mentre integra una consentita emendatio libelli la richiesta degli interessi (legali o convenzionali) dovuti per l’inadempimento dell’obbligazione o il maggior danno di cui all’art. 1224, secondo comma, cod. civ. invocato secondo para- metri fissi, integra invece una domanda riconvenzionale la richiesta di tale maggior danno rapportata alle particolari condizioni in cui si è trovato il creditore durante la mora, introducendosi in tal caso non già un mero ampliamento quantitativo del petitum, ma un fatto costitutivo del credito per danni reclamato radicalmente differente rispetto a quello azionato, nonché sottoponendosi al giudice un nuovo tema di indagine avente ad oggetto la verifica delle condizioni soggettive del creditore durante la mora».

[3]    Cass. civ., sez. III, 16-5-2006, n. 11368: «Nell’ordinario giudizio di cognizione che si instaura a seguito dell’opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente, nella sua sostanziale posizione di convenuto, propone, ove muti le ragioni in base alle quali chiede la revoca dell’ingiunzione, domande riconvenzionali o diverse e nuove eccezioni, che sono ammissibili nei limiti del disposto degli artt. 167 e 345 c.p.c. Per contro l’opposto, rivestendo la qualità sostanziale di attore, non può proporre domande diverse da quella fatta valere con l’ingiunzione».

[4]    Cass. civ., sez. III, 29-9-2006, n. 21245; cfr. altresì, in senso conforme, Cass. civ., sez. III, 5-6-2007, n. 13086 e Cass. civ., sez. III, 3-3-2009, n. 5071.

[5] Cass. civ., Sez. Un., 27-12-2010, n. 26128.

[6] Cass. civ., sez. III, 7-2-2006, n. 2529; Cass. civ., sez. III, 5-6-2007, n. 13086.

[7] Cass. civ., sez. II, 11-11-2008, n. 26945.


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