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Lo sai che? Che fare se l’Inail rigetta la domanda di infortunio in itinere?

Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2017

L’Inail ha rigettato la mia domanda di infortunio in itinere, in quanto mancante della prevista causa violenta. Intendo oppormi. Come posso motivare l’opposizione?

Come precisato nel pezzo dal titolo Infortunio lungo il tragitto casa-lavoro: come comportarsi?, l’infortunio in itinere è l’infortunio che il lavoratore subisce nel tragitto che deve necessariamente percorrere per recarsi sul luogo di lavoro.

La legge [1] ha espressamente previsto che l’infortunio in itinere sia compreso nella copertura assicurativa che viene fornita dalla assicurazione obbligatoria contro gli infortuni [2]. Ovviamente per potere essere indennizzato, l’infortunio deve avvenire all’interno del normale percorso (di andata e di ritorno) effettuato per recarsi sul lavoro. L’assicurazione copre anche l’infortunio quando il lavoratore non utilizza i mezzi pubblici e si avvale di un mezzo privato a patto che questo utilizzo sia necessario. L’utilizzo del mezzo privato è consentito quando mancano mezzi pubblici che servono la tratta oppure, pur essendovi linee pubbliche di collocamento, non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro o comportano eccessivo disagio al lavoratore in relazione alle esigenze di vita familiare. Si pensi, ad esempio, al caso in cui il lavoratore debba percorrere un tragitto di pochi minuti con la propria automobile e che invece i mezzi pubblici coprano poco e male, richiedendogli di svegliarsi molto prima alla mattina ed impedendogli di accompagnare i figli a scuola.

Da quello che si può capire, vi è dubbio che tutti i requisiti della legge sul fatto che la lettrice era “in itinere” sono rispettati. Quindi, ciò che le è successo deve essere valutato come se ella fosse stata sul posto di lavoro, dato che è questo che la legge stabilisce.

Normalmente l’Inail provvede ad indennizzare il lavoratore che abbia subito un incidente in itinere esattamente come se il lavoratore medesimo fosse stato sul proprio posto di lavoro ed avesse subito un infortunio sul lavoro oppure una malattia professionale (detta anche tecnopatia): si tratta della patologia che il lavoratore contrae in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa a causa delle presenza di fattori presenti nell’ambiente nel quale presta servizio. La malattia si distingue dall’infortunio sul lavoro perché l’infortunio si verifica in modo tendenzialmente immediato che incide istantaneamente e in modo traumatico sulla salute del lavoratore (la cosiddetta causa violenta), mentre la malattia professionale si sviluppa nel tempo per l’esposizione ad un fattore di rischio.

Quindi, ricapitolando, l’infortunio sul lavoro in itinere è risarcito per qualsiasi incidente avuto dal lavoratore durante il normale tragitto a prescindere dal mezzo di trasporto pubblico utilizzato, quindi anche in treno, a piedi, in autobus, taxi a patto che siano appurate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la compatibilità degli orari. Tuttavia, l’Inail ha respinto la richiesta. Peraltro, se l’incidente occorso fosse stato causato da un’ altra vettura, ad esempio in un incrocio, per un sorpasso azzardato o per un’altra cosa del genere, non ci sarebbero stati problemi circa il riconoscimento del pagamento dell’indennità. Parimenti, se la lettrice fosse uscita di strada, anche da sola, ma detta strada risultasse particolarmente pericolosa oppure avesse trovato una buca nella strada le fosse finita sotto le ruote, ella sarebbe stata risarcita senza discussione.

Ma qui il caso è diverso da quelli soliti: la lettrice afferma di essersi sentita male da sola e, a causa del malore, è andata a sbattere e per questo motivo l’Inail le ha scritto che l’evento manca della causa violenta e che è stato provocato da malattia comune. Ciò che in realtà l’Inail mette in discussione, è il nesso causale tra l’incidente ed il fatto negando che la causa violenta sia stata causata da un fattore derivante dal lavoro. L’Inail, in altre parole, non riconosce in ciò che le è capitato, tale nesso causale, chiamato in gergo occasione di lavoro. L’Ente sostiene che è come quando si prende una malattia mentre si è al lavoro: se la malattia è in qualche modo conseguenza del lavoro, il lavoratore ha diritto all’indennizzo ma se la malattia è totalmente indipendente no. Tanto per fare un esempio banale (non c’entra nulla, ma solo per capire) se la lettrice si prende l’influenza stagionale magari anche molto forte, ha diritto a stare a casa in malattia, ma non ha diritto a nessuna indennità in quanto la sua malattia non è stata provocata dall’azienda per cui lavora. La conseguenza di tutto il discorso che stiamo facendo, è che per l’Inail, non basta aver fatto un incidente durante il tragitto per andare al lavoro, deve esserci anche il nesso causale tra incidente e lavoro che, normalmente nella stragrande maggioranza dei casi, è dato dalla presenza di un terzo soggetto (o un fattore indipendente) che contribuisce al verificarsi dell’incidente e che fa sì che la “malattia comune” diventi “malattia professionale” e, quindi, indennizzabile.

Secondo una concezione ormai consolidata, è la finalità del viaggio che giustifica l’indennizzabilità di un infortunio. Cioè a dire che, anche in un caso come quello in esame, l’Inail dovrebbe comunque procedere con l’indennizzo. Infatti, tutti gli eventi, anche quelli naturali, compreso il malore del conducente che è in viaggio per motivi di lavoro, come la lettrice, se provocano un incidente, dovrebbero essere tutelati dall’assicurazione obbligatoria. Peraltro, rientrano tra quelli indennizzabili anche gli infortuni accaduti per colpa del lavoratore, in quanto gli aspetti soggettivi della sua condotta (imperizia, negligenza o imprudenza) nessuna rilevanza possono assumere per l’indennizzabilità dell’evento lesivo, sempreché si tratti di aspetti di una condotta comunque riconducibile nell’ambito delle mansioni professionale.

Per quanto riguarda la presentazione del ricorso amministrativo, dalla data di ricevimento del rifiuto del caso, il termine di prescrizione decorre dalla data dell’evento e termina dopo 3 anni. A questi si aggiungono altri 150 giorni di sospensione per l’esperimento della fase amministrativa qualora l’evento sia stato denunciato. Ne consegue che il ricorso amministrativo deve essere presentato quanto prima perché trascorsi 3 anni e 150 giorni dal verificarsi dell’evento (infortunio), l’Inail può eccepire l’avvenuta prescrizione e rifiutare definitivamente (e con ragione) il caso. Infatti, secondo quanto disposto dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite [3], per interrompere tale termine è necessario un qualunque atto scritto che manifesti quella specifica volontà. Il ricorso amministrativo (ma anche l’interruzione dei termini di prescrizione) può essere presentato anche per silenzio–assenso [4] quando l’istituto non fornisce alcuna risposta entro il termine di almeno 90 giorni dalla denuncia del caso.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Ettore Pietro Silva

note

[1] D. lgs n. 38 del 23.02.2000.

[2] D.P.R. n. 1124 del 30.06.1965.

[3] Cass., S. U., sent. n. 783 del 1999.

[4] Art. 7 l. n. 533 dell’11.08.1973.


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1 Commento

  1. buon giorno ,ho avuto un infortunio sul bracio sinistro con tutta la spalla .trauma di sforzo spalla e muscolo dorsale ,epicondilite e tendinopatia estensori avambraccio sono andato a INAIL loro senza fare controlo medicale hanno anulato l’infurtunio senza nessun motivo , loro mi hanno mandato a INPS .Mio dottore mi ha aperto la malatia ,tratamento prescrito ipibrufen e basta . Cosa si fa in questo situazione? Perche e respinto l’ infurtunio ? Grazie

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