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Buoni postali e diritto al rimborso per i risparmiatori

8 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 marzo 2017



Il risparmiatore avrà diritto a riscuotere gli interessi originariamente pattuiti sui buoni postali, qualora Poste Italiane ometta di effettuare un’adeguata informazione sulle modifiche successivamente intervenute sui tassi d’interesse.

Molti possessori di buoni postali fruttiferi hanno avuto amare sorprese al momento della loro riscossione, ricevendo somme di gran lunga inferiori rispetto a quelle che avrebbero dovuto incassare. Tale situazione ha creato un contenzioso seriale che vede contrapposti, da un lato, i detentori di buoni postali acquistati tra il 1974 ed il 1986 e, dall’altro, Poste Italiane S.p.A. Per comprendere la questione facciamo un passo indietro.

Cosa sono i buoni postali fruttiferi?

I buoni postali fruttiferi sono titoli di investimento sottoscrivibili anche per moderati importi.

Sottoscrivere un buono postale è molto conveniente per un risparmiatore. Detti titoli, infatti, garantiscono al sottoscrittore rendimenti crescenti che gli verranno riconosciuti al momento della riscossione insieme al capitale sottoscritto.

Quindi, il portatore di un buono postale fruttifero avrà diritto, nel momento in cui ne faccia richiesta presso ciascun ufficio postale:

  • non solo alla restituzione dell’intero capitale sottoscritto (detto investimento, dunque, è tale da non comportare alcun margine di rischio per il risparmiatore);
  • ma anche al c.d. rendimento, variabile in base alle caratteristiche del buono ed a seconda della data in cui avvenga la richiesta del rimborso.

Tale rendimento è dato dal maturare degli interessi sul capitale sottoscritto e quindi sarà tanto più consistente quanto maggiori siano stati gli interessi maturati fino al momento della riscossione del buono postale.

Per comprendere a quanto ammonta il c.d. rendimento di un buono postale, la domanda che ci si potrebbe porre è la seguente.

Quali interessi si applicano alla data della riscossione del buono postale fruttifero?

In realtà, detto interrogativo non dovrebbe neppure porsi, atteso che ogni buono postale fruttifero riporta chiaramente:

  • il nome del titolare;
  • il taglio;
  • la serie;
  • la scadenza (da 5 a 30 anni);
  • la progressione degli interessi (posta sul retro).

Sul retro del buono, infatti, c’è scritto in che misura il capitale si rivaluta anno dopo anno  secondo una progressione prestabilita. In questo modo il risparmiatore è posto nelle condizioni di poter sapere preventivamente quale somma incasserà alla scadenza del buono stesso.

E allora qual è il problema?

Il problema si pone perché, in realtà, gli interessi dei buoni postali fruttiferi potrebbero variare e, dunque, essere decurtati nel corso del tempo. La legge [1] infatti prevede che i saggi di interesse dei buoni postali possono variare con Decreto del Ministero del Tesoro da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale.

Tali variazioni valgono per i buoni emessi successivamente alla data di entrata in vigore  del decreto e possono essere estese ad una o più serie di buoni postali emessi in precedenza. Come? Mediante l’apposizione di un timbro sul retro del buono postale, che indichi i nuovi tassi di interesse. Se però detta indicazione non sia stata apposta, il risparmiatore avrà diritto a riscuotere gli interessi, di gran lunga maggiori, originariamente previsti sul buono.

A deciderlo è stata la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [2],  stabilendo che le condizioni riportate sul buono postale fruttifero prevalgono sulle modifiche stabilite dai successivi decreti ministeriali, qualora il buono non risulti integrato con l’indicazione dei nuovi tassi di interesse.

Detto in parole semplici: se Poste Italiane applica un nuovo tasso di interesse, perché così dispone un Decreto Ministeriale, deve in ogni caso comunicarlo al possessore del buono postale. Se non lo fa, sarà tenuta a liquidare il buono applicando i tassi di interesse originariamente previsti sul buono sottoscritto dal cliente.

Anche numerosi Tribunali [3] dando ragione ai risparmiatori hanno condannato Poste Italiane a liquidare i buoni postali applicando i tassi di interesse originariamente previsti e, dunque, a restituire ai clienti la differenza.

Il consiglio pratico per i risparmiatori che all’atto della riscossione dei buoni postali fruttiferi si siano visti riconoscere una somma inferiore rispetto a quella promessa  è quello di non firmare alcuna liberatoria.

Piuttosto, con l’aiuto di un legale, sarebbe opportuno – previa verifica della situazione specifica –  formalizzare per iscritto a Poste Italiane che il pagamento che andranno a ricevere sarà da considerarsi soltanto parziale, così da incassare immediatamente quanto Poste Italiane intende liquidare e, poi, agire in giudizio per ottenere la differenza.

note

[1] Art. 1 del D.L. n. 460 del 30 settembre 1974.

[2] Cass. Civ. SS. UU., sentenza n. 13979 del  15.06.2007.

[3] da ultimo Trib. Catania, sentenza n. 5430 del 2016.

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