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Successione, il conto corrente in rosso si toglie dall’eredità?

26 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2017



Se il saldo del conto corrente del defunto è negativo, l’ammontare si può togliere dall’eredità come se fosse un debito?

Il conto corrente in rosso del defunto deve essere considerato come un debito, quindi va decurtato dall’attivo ereditario: lo ha chiarito la Commissione tributaria regionale della Lombardia, con una recente sentenza [1].

Per determinare l’imposta di successione, infatti, esiste un principio generale secondo cui i debiti del defunto, esistenti alla data di apertura della successione, vanno dedotti dalla massa ereditaria, purché debitamente documentati secondo le modalità di legge.

Eredità: debiti non deducibili

Risultano indeducibili solamente alcuni debiti specifici, come quelli contratti dal defunto per l’acquisto di beni o diritti non compresi nell’attivo ereditario. Se la deducibilità del debito viene contestata dall’Agenzia delle entrate, inoltre, non spetta al contribuente dimostrare che il debito è inerente ai beni o diritti compresi nell’attivo ereditario, ma tocca all’ufficio provare che si tratta di un debito indeducibile, come confermato dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia.

La normativa relativa al regime di deduzione dei debiti del defunto dalla massa ereditaria [2], difatti, stabilisce che le passività deducibili, purché debitamente documentate, sono costituite dai debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione e che sono indeducibili solo i debiti contratti per l’acquisto di beni o diritti non compresi nell’attivo ereditario. Sulla base delle due norme emerge il principio generale secondo cui un debito “abbassa” l’attivo ereditario ogniqualvolta il bene o diritto acquistato non sia escluso dall’attivo medesimo.

Nel caso del conto corrente in rosso, è dunque l’Agenzia delle entrate a dover dimostrare che il saldo passivo del conto intitolato al defunto derivava da debiti contratti per l’acquisto di beni o diritti non compresi nell’attivo ereditario: in caso contrario, il debito è pienamente deducibile.

Eredità: come funziona la tassazione

Ricordiamo che la determinazione corretta dell’attivo ereditario è fondamentale per il pagamento dell’imposta di successione.

L’imposta di successione ha infatti, quale base imponibile, il valore complessivo dell’eredità, e si determina applicando le seguenti aliquote:

  • 4%: per coniuge e parenti in linea retta (genitori e figli), con una franchigia di 1.000.000 euro (vuol dire che il tributo si paga sul valore che eccede tale franchigia);
  • 6%, per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 euro;
  • 6%, senza franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado;
  • 8%, senza franchigia per gli altri soggetti.

La franchigia è innalzata a un milione e mezzo di euro per i portatori di handicap grave, beneficiari di Legge 104.

L’imposta deve essere liquidata dall’Agenzia delle entrate entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione di successione, altrimenti l’ufficio decade da ogni diritto. Nel caso in cui la dichiarazione non sia presentata, il termine è di 5 anni.

Una volta ricevuto l’avviso di liquidazione, il termine per pagare è di 60 giorni.

note

[1] Ctr Lombardia, sent. 4962/1/2016.

[2] Artt. 20-24, D.lgs 346/1990.

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