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Lo sai che? Cosa rischia chi fa mobbing?

Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

Un articolo per comprendere a quali conseguenze legali vadano incontro il datore di lavoro o il collega che commettano atti di mobbing.

 

Il mobbing, fenomeno purtroppo da sempre esistente sui luoghi di lavoro, negli ultimi anni è diventato oggetto di maggiore attenzione e ha originato un numero di controversie sempre crescente.

Contemporaneamente la giurisprudenza [1] ha avuto modo di chiarire cosa sia e cosa non sia mobbing, specificando che per mobbing si deve intendere:

– una serie di condotte ostili, più volte ripetute nel tempo, poste in essere allo scopo di realizzare forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica nei confronti del lavoratore (o anche del collega di lavoro) che, per effetto di tali comportamenti, subisca emarginazione e mortificazione e, di conseguenza, squilibri di tipo psicofisico.

Se il soggetto che subisce queste odiose condotte è di solito il lavoratore (mobbizzato), il soggetto che le realizza (cosiddetto mobber) può essere tanto il datore di lavoro che il collega di lavoro (collega di lavoro che può rivestire sia una posizione gerarchica superiore, sia una posizione gerarchica paritaria rispetto a quella del mobbizzato).

Le conseguenze legali a cui possono andare incontro il datore di lavoro o il collega che mettano in atto pratiche di mobbing possono essere diverse a seconda del tipo di atto realizzato.

Innanzitutto, se gli atti di mobbing costituiscono di per sé fatti puniti come reati (ad esempio molestie sessuali e/o diffamazioni), il mobber potrà anche essere denunciato per averli commessi e subirà le conseguenze penali previste per la commissione di questi reati (ferma restando, comunque, la possibilità di chiedere anche il risarcimento del danno che questi atti abbiano causato).

Nel caso, invece, di atti di mobbing che non costituiscono di per sé reati (ad esempio rifiuti ingiustificati di ferie o permessi, demansionamenti, revoca immotivata di benefits aziendali, reiterati mutamenti di mansioni o continui trasferimenti, critiche continue sul modo di lavorare ecc.), se questi atti, che se isolati potrebbero anche esser leciti, divenissero reiterati, cioè continui e protratti nel tempo con lo scopo di ottenere l’isolamento del lavoratore e, magari, in seguito anche le sue dimissioni (per l’esasperazione a cui essi conducono), il lavoratore potrà tutelarsi secondo le seguenti modalità.

La tutela nei confronti del datore di lavoro si potrà basare sul fatto che la legge [2] impone al datore di adottare tutte le misure necessarie per garantire al lavoratore un ambiente sicuro e sereno (il datore deve cioè tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore).

Se il datore di lavoro, quindi, direttamente pone in essere atti di mobbing oppure non impedisce (con idonee misure preventive o anche con sanzioni repressive) che i colleghi del mobbizzato realizzino pratiche di mobbing nei confronti di un altro suo dipendente, egli potrà essere citato in giudizio civile per il risarcimento dei danni che il lavoratore abbia dovuto subire per effetto di tali atti illeciti (danni sia patrimoniali, se il lavoratore avrà subìto perdite economiche da tali atti illeciti, sia non patrimoniali, se il lavoratore avrà subìto, a causa di tali atti, effetti nocivi sulla propria salute psico – fisica e/o se avrà visto lesa la propria dignità e personalità morale).

Anche i colleghi di lavoro che abbiano realizzato attività costituenti mobbing (che non siano di per sé atti costituenti reato) potranno essere citati in giudizio civile per il risarcimento dei danni che tali condotte avessero causato.

Ed anche i colleghi potranno essere tenuti a risarcire tanto il danno patrimoniale, che quello non patrimoniale.


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3 Commenti

  1. diciamo un’altra legge inutile per il lavoratore, il datore o il collega mica è stupido da reiterare il comportamento in modo evidente ?? Nella condizione di subordinazione del lavoratore, comunque avverte palesemente il mobbing anche quando sottile e impercettibile. Nel frattempo si crea quello stato di inferiorità e malessere.

    1. denunciare???…battaglia inutile, lacerante, stressante e dispendiosa, oltremodo umiliante;
      per tutte le prove che il mobbizzato deve procurarsi, cosa che esula dalla
      razionalità del mobbizzato che in quanto tale ha già le ali tarpate, la personalità
      sanguinante e spesso i rapporti coniugali e familiari in un tombino figuriamoci se ha
      capacità e razionalità di arraffare prove …se mai il tiranno ne ha lasciate in giro o
      dietro di se.Figuriamoci poi come potenzialmente possa essere messo nei rapporti con i colleghi.
      Io vivo una situazione di mobbing che lavoro in un posto dove ci sono due
      dipendenti (io e l’altro…solo due!!!) civili del Ministero della difesa, ho ululato alla
      luna per anni e sto maturando l’idea che sarebbe soddisfacente per me avere la forza di farmi
      “giustizia” da solo. Credo che il mobber è colui che è stato violentato da piccolo col consenso
      dei genitori che lo hanno iniziato alla turpe pratica.
      Credo che il mobbing esista solo per chi lo subisce e il resto
      del mondo non potrà mai averne le giuste dimensioni tanto meno i sindacalisti,
      politici, legislatori, avvocati e magistrati.
      Per me il mobbing è paragonabile al “radon” e i danni che provoca spesso sono irreparabili
      e….non razionalmente quantificabili.Quanto costa una famiglia distrutta? Quanto costa la tua
      vita ormai svuotata e rivoltata come un calzino strausato? 1000 …2000 …3000€ ???
      Mobbizzati rassegnatevi alla vostra condizione o sfoderate quel che ve ne resta di dignità e
      orgoglio e fategliela pagare(!!!) …io ci sto pensando.
      In bocca al lupo a tutti noi.

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