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Visita fiscale: lavoratore responsabile anche se è in casa?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2017



L’ingiustificata assenza del lavoratore alla visita medica di controllo non coincide solo con l’assenza dalla propria abitazione ma con qualsiasi condotta che impedisca il controllo.

L’ingiustificata assenza del lavoratore alla visita medica di controllo non coincide necessariamente con l’assenza del medesimo dalla propria abitazione, ma può essere integrata da qualsiasi condotta dello stesso lavoratore, pur presente in casa, che abbia impedito l’esecuzione del controllo sanitario per incuria, negligenza o altro motivo non apprezzabile sul piano giuridico e sociale. Inoltre, è il lavoratore a dover provare di aver osservato il dovere di diligenza [1]. A dirlo è il Tribunale di Lucca un una recente sentenza [2]: una dipendente delle Poste chiedeva l’annullamento della sanzione disciplinare irrogatagli dall’azienda per non essersi sottoposta alla visita fiscale di controllo. Poste italiane, tuttavia, sosteneva che era stata la stessa donna a non adottare la diligenza richiesta al fine di rendere possibile l’esecuzione del controllo sanitario.

Il Tribunale non condivide le ragioni della dipendente: si uniforma, infatti, all’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, secondo cui il lavoratore in malattia deve rendersi reperibile durante gli orari fissati dalla legge al fine di consentire la visita fiscale del medico dell’Inps: se dovesse essere costretto ad allontanarsi da casa per un motivo urgente, può farlo a patto che ne dia comunicazione al datore di lavoro e agli organi di controllo dell’Inps stesso. Se non lo fa, risulterà assente ingiustificato. Unica eccezione a questa regola si ha nell’ipotesi in cui l’assenza dia dovuta a motivi particolarmente gravi, a causa dei quali la comunicazione non è d’obbligo. In pratica: il lavoratore può assentarsi durante gli orari in cui dovrebbe essere reperibile, ma unicamente per giustificato motivo e, cioè, per motivi urgenti e indifferibili, comunicandolo al datore di lavoro e all’Inps, a meno che le ragioni dell’assenza siano gravi e indifferibili. In quest’ultima ipotesi, il lavoratore deve comunque dimostrare l’impossibilità di avvisare il datore di lavoro e l’Inps

In tema di visite fiscali, tra l’altro, il lavoratore si considera “assente” e, quindi, responsabile:

  • quando non è presente presso l’abitazione,
  • quando, in qualsiasi modo, impedisca la visita di controllo. Ad esempio, Tizio è in casa ma il suo nome non è presente sul citofono e non risponde perché il citofono è rotto.

In sostanza, assenza significa porre in essere una condotta che impedisca l’esecuzione del controllo sanitario, per incuria, negligenza o qualsiasi altro motivo non apprezzabile sul piano giuridico e sociale.

Nel caso di specie, le indicazioni fornite e precisate dalla lavoratrice in merito all’indirizzo di reperibilità non consentivano al medico fiscale di individuare l’abitazione al domicilio indicato, pur avendo egli interpellato i vicini. Dal canto suo, la dipendente sosteneva di essere stata presente nel domicilio da lei indicato per la visita e di aver apposto un cartello sul cancello di casa. Secondo il medico, però tale cartello o non c’era o non era visibile e, in ogni caso, le indicazioni offerte non erano state idonee a consentirgli l’espletamento della visita a cui era demandato. In pratica, la lavoratrice non ha adottato tutti gli accorgimenti pratici necessari a rendere possibile la visita e, di conseguenza, le sue domande dovevano essere respinte.

note

[1] Cass. sent. n. 3294 del 19.02.2016; Cass. sent. n. 4216 del 14.05.1997; Cass. sent. n. 2816 del 23.03.1994; Cass. sent. n. 12534 del 18.11.1991.

[2] Trib. Lucca sent. n. 85 del 01.03.2017.

TRIBUNALE ORDINARIO di LUCCA

 

Sezione Lavoro

VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 472/2015

Oggi  1 marzo 2017 alle ore 11,36 innanzi al dott. Alfonsina Manfredini, sono comparsi:

Per MICHELA TADDEI  l’avv.  Federica BIANCHI che si  dichiara in  sostituzione dell’avv.  Franco NENCINI

Per  POSTE ITALIANE SPA l’avv. Fabiola IMPROTA Le parti discutono riportandosi  ai rispettivi atti.

I difensori dichiarano di rinunciare ad essere presenti alla lettura della sentenza

Il Giudice

Si ritira in Camera di Consiglio

Previa Camera di Consiglio alle  ore  **, in assenza dei  difensori, emette sentenza dando lettura del dispositivo e della contestuale motivazione.

Il Giudice

dott. Alfonsina Manfredini

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO di LUCCA

Sezione Lavoro

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Alfonsina Manfredini ha pronunciato. la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 472/2015 promossa da:

Michela TADDEI, con il patrocinio  dell’avv. Franco Nencini ed elettivamente domiciliata presso il difensore nello studio in Viareggio p.zza D’Azeglio n. 5, giusta procura in calce al ricorso introduttivo

ricorrente

e

POSTE ITALIANE Spa in persona del l.r. p.t. con il patrocinio  del’avv. Fabiola IMPROTA ed elettivamente domiciliata presso Poste Italiane Spa Filiale di Lucca, via Vallisneri, giusta procura generale alle liti in atti

Ragioni di fatto e di diritto della decisione

Rilevato che:

Ragioni di fatto e di diritto della decisione

resistente

A)-la ricorrente, dipendente di Poste Italiane,

1)-deduce:

-di aver ricevuto la lettera di contestazione da parte della società stessa, per essere risultata assente alla visita

medica di controllo, disposta ai sensi dell’art. 5 L. 300/1970,

-di aver fornito le proprie giustificazioni

-di essersi tuttavia vista irrogare la sanzione disciplinare della multa pari a 4 ore di retribuzione e di aver subito la trattenuta del trattamento di malattia per 9 giorni.

2)-chiede:

– l’annullamento della sanzione disciplinare di 4 ore di retribuzione, pari ad € 41,69, inflitta da Poste Italiane S.p.A., con lettera 5.03.2014, applicata sulla retribuzione del mese di maggio 2014;

-l’accertamento e la dichiarazione di illegittimità della trattenuta di 562,86 € operata da Poste Italiane S.p.A., in tre rate, sulle retribuzioni di maggio, giugno, luglio 2014, a titolo di recupero del trattamento economico di malattia per 9 giorni lavorativi al 27.11.2013 al 6.12.2013;

-la condanna di Poste Italiane S.p.A. alla restituzione, a favore della ricorrente, della somma di 604,15 €, oltre alla rivalutazione  monetare e interessi legali sulla somma rivalutata dalla trattenuta al saldo,

-la condanna di Poste Italiane S.p.A. al rimborso delle spese di lite.

  1. B) la resistente:

1) avversa la domanda attorea, in quanto ritiene il  ricorso infondato in fatto e in diritto e la sanzione irrogata proporzionata e legittima, in considerazione delle norme contrattuali e delle norme generali che disciplinano la fattispecie. A tal fine sottolinea che la ricorrente non ha proposto querela di falso contro l’attestato del medico fiscale e che la parte non ha adottato la diligenza richiesta al fine di rendere possibile l’esecuzione del controllo sanitario;

2)-chiede, conseguentemente,  il rigetto del ricorso, con condanna della ricorrente  alle spese di lite.

***

Il ricorso è infondato.

Le  indicazioni fornite  e  precisate dalla  lavoratrice  in  merito all’indirizzo  di  reperibilità non  hanno consentito al medico fiscale, nel corso della visita di controllo effettuata in data 11.12.2013 alle ore 11,40, di individuare l’abitazione  al  domicilio indicato dalla ricorrente, pur avendo egli  chiesto informazioni ai soggetti residenti nella Corte.

Il medico fiscale ha espressamente indicato di aver, invano, interpellato gli abitanti dei fabbricati posti ai numeri civici vicini al n. 111, quest’ultimo indicato dall’odierna ricorrente quale casa accanto a quella in cui lei si trovava per la visita fiscale. L’esito della visita fiscale era pertanto: “risulta sconosciuto  all’indirizzo”. In proposito va ricordato che il certificato  redatto da un medico convenzionato con l’INPS per il controllo della malattia del lavoratore ex art. 5 l. 300/70, è atto pubblico che fa fede fino a querela di falso della provenienza del documento dal  pubblico ufficiale  che l’ha formato, nonché dei  fatti  che il  pubblico ufficiale medesimo attesta aver compiuto o esser avvenuti in sua presenza (v. Cass., 22 maggio 1999, n. 5000; Cass., 11 maggio 2000, n. 6045; Cass., 20 luglio 2007, n. 15372).

La ricorrente ha sostenuto di essere stata presente nel domicilio da lei indicato per la visita il giorno del controllo operato dal  medico dell’INPS di Pisa e di aver apposto un cartello sul cancello di casa e Massimiliano  Ciucci, compagno della ricorrente, ha confermato che la stessa si era ammalata durante la permanenza nella casa di campagna e, altresì, che era stato apposto un cartello sia sul campanello che, con un cartello più grande, su tavola di legno bianca con scritta a pennarello indelebile nero.

La circostanza appare, tuttavia, in insanabile contrasto con le risultanze dell’atto pubblico di cui sopra, per cui devesi ritenere che alle 11,40 –orario della visita- il cartello o non ci fosse, o non fosse visibile, e, in ogni caso, che le indicazioni offerte dalla ricorrente non  sono state idonee a consentire al  medico fiscale l’espletamento della visita a cui era demandato, dovendosi perciò ritenere che la lavoratrice non ha adottato tutti gli accorgimenti  pratici necessari a rendere possibile la visita.

Al riguardo va ricordato come la Corte di Cassazione, il cui insegnamento  questo giudicante condivide, si sia più volte espressa ritenendo che l’ingiustificata  assenza del  lavoratore alla visita di controllo non coincida necessariamente con l’assenza del medesimo dalla propria abitazione, potendo essere integrata da qualsiasi condotta dello stesso lavoratore, pur presente in casa, che sia valsa ad impedire l’esecuzione del controllo sanitario per incuria, negligenza o altro motivo non apprezzabile sul piano giuridico e sociale. Inoltre, la prova dell’osservanza del dovere di diligenza incombe al lavoratore  (v. Cass., 18 novembre 1991, n. 12534; Cass., 23 marzo 1994, n. 2816; Cass., 14 maggio 1997, n. 4216; Cass., 19 febbraio 2016, n. 3294). Spese del procedimento seguono la soccombenza, come per legge. Pertanto la ricorrente è tenuta rifondere la parte resistente delle spese del presente giudizio, che si liquidano nel dispositivo tenuto conto dei criteri e parametri di cui al DM 55/2014, con riguardo a valori prossimi minimi dello scaglione di riferimento.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:

-rigetta  il ricorso

Condanna altresì Michela  TADDEI  a rimborsare a POSTE  ITALIANE Spa le  spese di lite, che si liquidano in complessivi € 350,00 per competenze professionali, oltre i.v.a., c.p.a.

Sentenza resa ex articolo 429 c.p.c., pubblicata mediante lettura in udienza ed allegazione al verbale. Lucca, 1 marzo 2017

Il Giudice

dott. Alfonsina Manfredini

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