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Lo sai che? Lesioni micropermanenti: danno biologico o danno morale?

Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2017

Danno biologico da lesioni micropermanenti: quanto incidono le lesioni alla integrità psico-fisica sulle attività quotidiane del danneggiato? Di quanto deve essere aumento il risarcimento del danno biologico?

Soprattutto nel caso di sinistri stradali, è molto frequente che chi ne resta coinvolto riporti danni di varia natura, soprattutto di tipo micropermanente: si tratta di quelle lesioni che comportano un grado di invalidità compreso tra 1 e 9 punti percentuali. Pensiamo a una lieve distorsione o a una piccola frattura o a un leggero dolore degli arti. Solitamente, pregiudizi di questo genere vengono risarciti a titolo di danno biologico, espressione con cui si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona che può essere oggetto di accertamento medico-legale e che incide negativamente sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. Pensiamo a un colpo di frusta a seguito di un tamponamento: a prescindere dal fatto che il soggetto possa continuare a lavorare o meno, il dolore e le conseguenze negative che il colpo di frusta provoca incideranno in negativa sulla quotidianità di un soggetto, sulla sua vita di relazione, nei rapporti con famiglia e amici.

Non solo: eventi di questo genere hanno delle ripercussioni anche a livello psicologico, determinando stress, preoccupazione e apprensione. In pratica, un temporaneo turbamento dello stato d’animo. Come calcolare il risarcimento in questi casi?

La liquidazione avviene in base ai seguenti criteri [1]:

  1. a titolo di danno biologico permanente, per i postumi da lesioni pari o inferiori al 9%: in tal caso spetta un importo crescente in misura proporzionale in relazione ad ogni punto percentuale di invalidità;
  2. a titolo di danno biologico temporaneo, è liquidato un importo di 46,29 euro per ogni giorno di inabilità assoluta; in caso di inabilità temporanea inferiore al 100%, la liquidazione avviene in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno [2].

Un po’ più complesso il discorso per quanto riguarda la quantificazione del danno biologico da lesioni micro permanenti, in quanto si tiene conto anche dell’incidenza negativa delle lesioni alla integrità psico-fisica sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, attraverso l’aumento dell’importo liquidato a titolo di danno biologico. In sostanza, si considera la somma spettante per il danno biologico patito (ad esempio 100 euro) e si aumenta questa somma a seconda di quanto il danno incida sulle comuni attività della vittima. A stabilirlo è il Tribunale di Chieti, sezione distaccata di Ortona [3], pronunciandosi sulla richiesta di risarcimento di una donna investita da un’auto. A seguito dell’incidente, ella aveva subito gravi lesioni, in termini di inabilità permanente e temporanea, danni morali (per il turbamento del suo stato d’animo) e danni esistenziali (necessitando della costante assistenza altrui per lo svolgimento di faccende domestiche e per uscire dalla sua abitazione), e aveva sostenuto spese mediche. La stessa donna dichiarava di avere riportato ulteriori danni, da lucro cessante, per non avere goduto della somma liquidata a titolo di ristoro, che sarebbe stata investita per conseguirne vantaggi finanziari.

Cerchiamo di capire, prima di tutto, le differenze tra le varie tipologie di danno che l’attrice sostiene di aver subito:

  • danno biologico: è il danno alla salute e all’integrità fisica e psichica riportato da una persona a causa di un fatto illecito altrui. Viene liquidato dai giudici secondo equità, caso per caso, a seguito di accertamento medico-legale. In pratica, consiste nelle ripercussioni negative che derivano dalla lesione della salute e che si ripercuotono sulla complessiva qualità della vita del soggetto offeso. Proprio per questo, deve essere riconosciuto a prescindere dalle conseguenze lesive che incidono direttamente sulla efficienza lavorativa del soggetto leso e sulla sua capacità di produrre reddito;
  • danno morale: consiste nel dolore e nelle sofferenze subite (il cosiddetto patema d’animo) da una persona a causa del fatto illecito altrui (doloso o colposo che sia). Si parla in questi casi di danno morale soggettivo: una sofferenza passeggera, sia al momento dell’incidente che in occasione delle cure e della convalescenza dalla malattia ma che poi è destinata a passare e che deve essere risarcita indipendentemente dall’ipotesi in cui il soggetto leso abbia anche subito un danno biologico di natura psichica;
  • danno esistenziale: si tratta dello sconvolgimento nella vita quotidiana determinato dal fatto illecito altrui. Ad esempio, Tizio, dopo un incidente, riporta delle ustioni in volto, tanto gravi che il suo aspetto risulta irrimediabilmente compromesso, determinando – di conseguenza – un cambiamento nel suo modo di rapportarsi con gli altri nell’ambito della vita comune di relazione e del nucleo familiare, tale da imporgli (in modo conscio o inconscio) scelte di vita diverse.

A queste tipologie di danno, si aggiunge il danno patrimoniale consistente nel:

  • danno emergente (le spese sostenute per le cure, ecc…) e nel
  • lucro cessante (la riduzione della capacità lavorativa, la perdita di chance di guadagno, ecc…).

Nel caso di specie, la donna chiede di essere risarcita, tra l’altro, per il danno morale subito: come detto nell’articolo Sinistri e lesioni micropermanenti: risarcimento del danno morale, sicuramente, anche negli incidenti stradali più lievi, esso deve essere liquidato insieme al danno biologico per non creare una disparità risarcitoria con gli altri tipi di sinistri stradali. Come anticipato, però, per ottenerlo, il soggetto danneggiato deve allegare prove e fatti ulteriori rispetto a quelli del danno biologico, utili a determinare la presenza di una sofferenza, diversa dal danno biologico, causata dalle lesioni subite. In pratica, il danno morale può essere liquidato autonomamente rispetto al danno biologico, ma è necessario un accertamento separato e ulteriore rispetto ad altri danni. Per capirci, se Tizio, vittima di un incidente, ha subito un’operazione avendo riportato la frattura di un femore, dovrà provare:

  • il danno biologico e, quindi, la frattura, l’operazione subita, le spese per le cure riabilitative, ecc…;
  • se intende essere risarcito per il danno morale, il patema d’animo e le sofferenze che l’operazione e la convalescenza hanno determinato, lo stress psicologico che ha dovuto affrontare.

E questo discorso vale anche e soprattutto per un danno micropermanente, a causa del quale non sempre c’è uno stress emotivo che va ristorato: il soggetto potrà ottenere il risarcimento, oltre che del danno biologico, del danno morale come voce del danno non patrimoniale, a condizione che alleghi i fatti e le circostanze utili per la determinazione della sofferenza subita a causa della lesione e la prova della lesione stessa.

Nella sentenza commentata, tenendo conto delle spese mediche sostenute e del fatto che nessuna prova parte attrice ha fornito dell’ulteriore danno che avrebbe subito a titolo di lucro cessante, la domanda della donna veniva giudicata non fondata e la richiesta risarcitoria da lei presentata troppo elevata rispetto a quanto offerto dall’assicurazione.

note

[1] Art. 139, co. 3, d.lgs. n. 209 del 07.09.2005 (Codice delle Assicurazioni Private).

[2] Corte Cost. sent. n. 235 del 10.10.2014.

[3] Trib. Chieti, sez. distaccata di Ortona, sent. n. 57 del 02.03.2017.

Il danno morale, conseguente alle lesioni, va sempre provato, seppure per presunzioni, non sussistendo alcuna automaticità parametrata al danno biologico patito. Ciò vale soprattutto nel caso di lesioni minori (micropermanenti), laddove non sempre vi è un ulteriore danno in termini di sofferenza da ristorare.

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