HOME Articoli

Lo sai che? Quando scade la domanda per gli assegni familiari?

Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2017

Il lavoratore o il titolare di pensione deve presentare richiesta al datore di lavoro o all’Inps entro il 30 giugno. A quali condizioni e con quali requisiti?

Il 30 giugno. Questa è la data in cui scade il termine entro il quale presentare la domanda per assegni familiari (detti anche Anf, assegno ai nuclei familiari). I dipendenti ne devono fare richiesta al datore di lavoro. Se, invece, si tratta di un addetto ai servizi domestici, di un operaio agricolo a tempo determinato, di un lavoratore iscritto alla gestione separata, di un pensionato o di una persona che beneficia di altri trattamenti previdenziali dell’Inps, è possibile fare richiesta direttamente all’Istituto, secondo le modalità che elenchiamo di seguito. La domanda va presentata per ogni anno in cui si ha diritto agli assegni familiari, ma sempre entro il 30 giugno. Vediamo nel dettaglio.

Come e dove presentare domanda per assegni familiari

La domanda per gli assegni familiari va presentata:

  • al datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente abbia un rapporto subordinato, compilando il modello ARF/DIP. Il titolare dell’azienda corrisponderà l’assegno per il periodo in cui il dipendente abbia lavorato per lui. Il termine di prescrizione è di 5 anni: significa che il lavoratore può chiedere gli assegni entro questo termine anche dopo la risoluzione del contratto;
  • all’Inps quando il richiedente è addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore iscritto alla gestione separata, pensionato oppure beneficiario di altre prestazioni previdenziali, attraverso:
    • Internet: i servizi telematici dell’Inps sono accessibili al cittadino in possesso del proprio codice Pin. Bisogna collegarsi al sito dell’Istituto ed accedere all’area «invio on line di domande di prestazioni a sostegno del reddito»;
    • telefono, tramite il Contact center dell’Istituto al numero verde (gratuito da linea fissa) 803164 oppure al numero 06164164;
    • i servizi telematici offerti dai patronati.

 

Che succede se cambiano reddito o nucleo familiare?

Qualsiasi variazione del reddito o della composizione del nucleo familiare durante il periodo di richiesta degli assegni familiari va comunicata entro 30 giorni al datore di lavoro o all’Inps.

Quanto prendo di assegni familiari?

Gli assegni familiari coprono un periodo annuale a partire dal 1 luglio. Ecco perché la domanda per gli assegni familiari scade il 30 giugno, ultimo giorno coperto dall’assegno precedente. Il reddito su cui si tiene conto per l’erogazione degli assegni familiari, e quindi per stabilire quanto prendo di assegno, corrisponde alla somma dei redditi del richiedente e di quelli dei componenti del nucleo familiare nell’anno solare precedente il 1 luglio dell’anno per il quale si chiede l’assegno. Ad esempio, per la prestazione dal 1 luglio 2017 fino al 30 giugno 2018, si terrà in considerazione il reddito ottenuto dal nucleo familiare nell’arco del 2016.

L’importo viene rivalutato a seconda dell’inflazione e dipende dal numero di componenti, dal reddito del richiedente e dalla tipologia del nucleo familiare. Si tende a favorire chi vive da solo oppure chi ha dei soggetti disabili a carico.

Ogni anno, l’Inps pubblica sul proprio sito web una circolare in cui vengono comunicati i limiti di reddito per l’erogazione degli assegni familiari. Quando si supera la prima fascia di reddito, l’importo degli assegni viene ridotto. Quando si supera una seconda soglia, gli assegni familiari non vengono più pagati.

In sostanza, i redditi da considerare ai fini dell’erogazione degli assegni familiari sono:

  • quelli assoggettabili a Irpef al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali;
  • quelli esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva, se:
    • superiori complessivamente a 1.032,91 euro;
    • prodotti nell’anno solare precedente il 1° luglio di ogni anno;
    • hanno valore fino al 30 giugno dell’anno successivo.

Attenzione, perché non è detto che le soglie che danno diritto all’assegno familiare debbano essere per forza basse: la prestazione potrebbe spettare anche a chi guadagna più di 100.000 euro lordi l’anno ma deve mantenere 7 o 8 persone.

Cosa intende l’Inps per nucleo familiare?

Quindi, la composizione del nucleo familiare, combinata al reddito, è una delle condizioni per avere diritto o meno all’assegno familiare. Se, come abbiamo visto, la soglia del reddito è variabile a seconda dell’inflazione, il nucleo familiare è ben definito dall’Inps per decidere quando e a chi spettano gli assegni familiari. E cioè:

  • un lavoratore o un titolare di pensione;
  • un coniuge non legalmente o effettivamente separato, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia;
  • i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni (anche non conviventi ma a carico);
  • i figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione;
  • i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di “nuclei numerosi”, cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
  • i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi sono orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati, previa autorizzazione;
  • i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni, viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

Assegni familiari dall’azienda: quando serve l’autorizzazione

Se ad erogare gli assegni familiari ad un dipendente è il datore di lavoro, è necessario chiedere un’autorizzazione all’Inps:

  • se viene richiesta l’inclusione di determinati familiari nel nucleo (ad esempio fratelli o sorelle);
  • se ci può essere una duplicazione di pagamento (ad esempio in caso di separazione);
  • se si deve applicare un aumento dei livelli di reddito (nuclei monoparentali, nuclei che comprendono familiari inabili a proficuo lavoro);
  • se il coniuge non sottoscrive la dichiarazione di responsabilità nel modello ANF/DIP.

Il lavoratore dovrà compilare il modulo ANF43 rilasciato dall’Inps e presentarlo al datore di lavoro insieme al modulo di domanda per gli assegni familiari.

Assegni familiari dall’Inps: quando serve l’autorizzazione

Viene richiesta una particolare autorizzazione dall’Inps anche se è lo stesso Istituto ad erogare gli assegni familiari. E cioè:

  • per figli ed equiparati di coniugi legalmente separati o divorziati, o in stato di abbandono;
  • per figli nati fuori dal matrimonio e riconosciuti da entrambi i genitori;
  • per figli del coniuge nati da precedente matrimonio;
  • per fratelli sorelle e nipoti orfani di entrambi i genitori e non aventi diritto a pensione ai superstiti;
  • per nipoti in linea retta a carico dell’ascendente (il nonno o la nonna);
  • per familiari minorenni incapaci di compiere gli atti propri della loro età (se non sono in possesso di documenti attestanti il diritto all’indennità di accompagnamento);
  • per familiari maggiorenni inabili (se non sono in possesso di documenti attestanti l’inabilità al 100%);
  • per minori in accasamento eterofamiliare;
  • per familiari di un cittadino italiano, comunitario o straniero di Stato convenzionato, residenti all’estero;
  • per figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di «nuclei numerosi»;
  • nel caso di mancato rilascio della prevista dichiarazione del coniuge del richiedente sul modulo di domanda ANF/DIP da presentare per la richiesta di ANF al datore di lavoro.

Quando prendo gli assegni familiari

La decorrenza del diritto all’assegno familiare coincide con il primo giorno del periodo di paga o di pensione, nel corso del quale si verificano le condizioni prescritte per il riconoscimento del diritto (per esempio, la celebrazione o il riconoscimento del matrimonio, la nascita o l’adozione di figli). Il diritto cessa alla fine del periodo in corso alla data in cui le condizioni stesse vengono a mancare (ad esempio la separazione legale del coniuge, il conseguimento della maggiore età da parte del figlio). Qualora spettino assegni giornalieri, il diritto decorre e ha termine dal giorno in cui si verificano o vengono a mancare le condizioni prescritte.

Non possono, però, essere erogati complessivamente più di 6 assegni giornalieri per ciascuna settimana e 26 assegni per ogni mese.

Come vengono pagati gli assegni familiari

Una volta rispettata la scadenza e, quindi, presentata la domanda per gli assegni familiari entro il 30 giugno, la prestazione viene erogata:

  • dal datore di lavoro, per conto dell’Inps, in ogni busta paga;
  • dall’Inps tramite bonifico bancario o postale. In questo caso, sarà necessario indicare nella domanda il proprio codice Iban.

Il coniuge ha diritto agli assegni familiari?

Il coniuge di chi ha già diritto agli assegni familiari può chiedere, a sua volta, di avere la prestazione a condizione che non sia titolare di un proprio diritto all’assegno familiare determinato da un rapporto di lavoro dipendente o da trattamento previdenziale. L’importo verrà stabilito in base ai requisiti. La domanda per gli assegni familiari deve essere presentata entro il 30 giugno compilando il modello ANF 559.

I coniugi separati o divorziati hanno diritto all’assegno familiare?

Se c’è l’affidamento dei figli condiviso, i due genitori separati o divorziati hanno diritto agli assegni familiari, ma solo uno dei due potrà ricevere la prestazione, in base ad un accordo tra le parti. Se questo accordo non viene raggiunto, gli assegni familiari verranno pagati al genitore che convive con il figlio. Questo genitore avrà diritto alla prestazione anche se non ha i normali requisiti per farne domanda (non lavora o non è titolare di pensione). Lo Stato tutela, in questo modo, l’ex coniuge affidatario, sempre che il suo reddito rientri nei parametri stabiliti dalla legge per usufruire della prestazione.

note

[1] Circ. Inps n. 92/2016.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI