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Appello contro l’ex moglie: i soldi versati vanno restituiti?

6 marzo 2017


Appello contro l’ex moglie: i soldi versati vanno restituiti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 marzo 2017



Nel caso in cui la corte di appello riduca l’assegno di mantenimento, l’ex coniuge che ha ricevuto gli importi maggiorati dopo il 1° grado non deve restituire la differenza rispetto alla minor somma determinata in secondo grado.

Se, a seguito di appello, il giudice di secondo grado riduce l’ammontare dell’assegno di mantenimento – per come inizialmente fissato in primo grado – da pagare all’ex coniuge, quest’ultimo non è tenuto a restituire le somme nel frattempo percepite in esecuzione della sentenza precedente. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di qualche ora fa [1]. Per comprendere meglio la questione ricorriamo a un esempio.

Immaginiamo un uomo che, a seguito di una causa con la sua ex moglie, venga condannato in primo grado a versare 500 euro al mese a titolo di mantenimento per i figli. Ritenendo la somma eccessiva, chiede al suo avvocato di procedere con l’appello, ma nel frattempo, per evitare pignoramenti e condanne penali (il reato è quello di violazione degli obblighi di assistenza familiare) decide – giustamente – di ottemperare alla sentenza di primo grado, iniziando a pagare quanto il giudice gli ha indicato. Così, ogni mese e in attesa che esca la sentenza di secondo grado, versa sul conto dell’ex moglie un “assegno” di 500 euro da destinare alle spese ordinarie per la crescita dei bambini ancora minorenni. Senonché la Corte di appello rivede la precedente decisione e decide di dimezzare il mantenimento, portandolo a solo 250 euro al mese. In virtù di ciò, l’ex marito invia una diffida alla donna per imporle la restituzione delle somme in eccesso da lui versate dalla data della sentenza di primo grado a quella di secondo. Motiva tale richiesta sulla base del presunto diritto a pagare solo l’importo più ridotto per come rivisto in appello. La donna, però, non ne vuol sapere e lui agisce di nuovo in tribunale. Chi dei due ha ragione?

La modifica dell’assegno di mantenimento in appello non ha valore retroattivo

Secondo la Cassazione, l’ex coniuge che riceve, in virtù della sentenza di primo grado, un assegno di mantenimento più alto rispetto a quanto poi stabilito in secondo grado, non deve restituire i soldi in eccesso a lui versati. Infatti, la modifica dell’assegno di mantenimento ha effetto dalla sentenza che ha mutato la misura dell’assegno.

Questo perché sia il mantenimento per l’ex coniuge che per i figli ha «carattere sostanzialmente alimentare». Ciò significa che, qualora il giudice d’appello ne riduca l’ammontare, tale decisione ha valore dalla pubblicazione della seconda sentenza e non ha, invece, effetto retroattivo.

Si tratta di una eccezione. Difatti, nella normalità dei casi, ossia in tutte le altre ipotesi di revisione di una sentenza di primo grado, la pronuncia di secondo grado ha valore retroattivo e i suoi effetti operano sin dall’inizio, come se la precedente sentenza non ci fosse mai stata (questa è infatti completamente sostituita dalla successiva). In materia di «famiglia», però, è necessario contemperare tale principio con l’intangibilità e impignorabilità dell’assegno di mantenimento proprio per via della sua funzione di garantire gli alimenti ai più stretti congiunti. Pertanto, la riduzione dell’assegno di mantenimento per l’ex moglie o per i figli, operata dalla Corte di appello, non ha effetto retroattivo ma opera dalla data di pubblicazione della sentenza di secondo grado. Conseguentemente, l’ex coniuge che ha ricevuto le somme maggiorate rispetto all’importo definitivamente liquidato non è tenuto a restituirle.

note

[1] Cass. sent. n. 5509/17 del 6.03.2017.


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