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Cause lunghe e costose: la soluzione c’è

1 Ottobre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Ottobre 2012



Ricorrere alla giustizia statale è sempre più difficile: ma c’è un modo per avere sentenze fuori dai tribunali e in modo veloce, semplice, non troppo costoso…

Ricorrere alla giustizia statale è sempre più difficile: rincari delle tasse (il famigerato “contributo unificato”); aumento dei tempi di attesa per ottenere una sentenza; l’obbligatorietà della mediazione, che si rivela spesso inutile e finisce per incidere solo sulle tasche del cittadino; la diminuzione delle chances per fare appello e ricorso per Cassazione (a causa dei nuovi filtri previsti dalla recentissima riforma); l’incertezza – anche dopo la vittoria – di recuperare le somme dalla parte soccombente; l’impennata delle parcelle dell’avvocato (vuoi per l’incremento dell’IVA; vuoi per l’aumento dei costi delle trasferte, dal momento che sono stati accorpati diversi tribunali; vuoi perché sono state ridotte le tariffe professionali liquidate dal giudice alla fine della causa, il che costringe il difensore a rivalersi sul proprio cliente). La giustizia è diventata, insomma, un affare per gente facoltosa. Ed è vero: piove sul ricco e sul povero, ma sul povero di più perché non ha l’ombrello. Qualcuno disse: “beati gli affamati di giustizia, perché verranno giustiziati”. Amen.   Ma se la vita ti offre limoni, tu fanne una limonata. Come dire: cerca il modo di trovare occasioni anche da una situazione in apparenza sfavorevole.   Lo spremiagrumi esiste; è sempre stato lì davanti, nel codice di procedura civile. Si tratta di un istituto che nessuno ha mai sfruttato in pieno, forse per quell’atteggiamento nostrano in perenne attesa che sia lo Stato a sbrogliarci i nodi e non ci rende mai parti attive.   Si chiama “arbitrato” e ci eviterebbe di: – pagare le tasse per l’avvio delle cause; -avere una sentenza in tempi brevissimi; -evitare il tentativo obbligatorio di mediazione; -trovare una via meno conflittuale con la controparte per la soluzione della controversia; -ottenere gli stessi benefici che lo Stato riconosce in caso di una sentenza emessa da un Tribunale ordinario (per es.: la possibilità di agire in esecuzione forzata, di iscrivere il provvedimento nei pubblici registri immobiliari, iscrivere ipoteca, ecc.); -ridurre le parcelle degli avvocati che, in questo caso, sarebbero tenuti a un lavoro meno lungo e più concentrato.   Cos’è l’arbitrato? È un mezzo di soluzione delle controversie [1], che si svolge fuori dai tribunali e con giudici che, in realtà, non sono giudici ma privati cittadini scelti di comune accordo dalle parti (o con regole prefissate di comune accordo tra le parti.). Può fare così da arbitro di una lite il macellaio sotto casa, il docente di diritto universitario, il parente di fiducia, l’avvocato, sin anche il parroco o, nella peggiore delle ipotesi, il sottoscritto. Si può optare per un arbitro unico o anche una pluralità, purché dispari.   Alla fine del procedimento, che per legge può durare massimo 240 giorni, viene emesso un atto (che si chiama “lodo”) e che la legge (salvo il compimento di alcune minime formalità) equipara totalmente alle sentenze scritte dai giudici togati. Insomma: è una sorta di tribunale privato.   Forse è più facile fare un esempio: la giustizia sportiva. Le cause che riguardano quasi tutte le federazioni sportive non approdano mai nei tribunali (salvo il caso di reati penali), ma presso organismi appositamente costituiti con accordi negoziali.   Come fare per creare un arbitrato? Decidere di sottrarre le liti ai tribunali e affidarli agli arbitri è molto semplice. Basta trovare un accordo scritto. Il che potrebbe essere difficile quando la lite è già sorta. Così, è conveniente accordarsi in anticipo, per esempio quando si sta per firmare un contratto. In tal caso, si deve inserire una clausola che andrà sottoscritta appositamente, perché considerata “vessatoria”. Si chiama “clausola compromissoria” (o semplicemente “compromesso” se stipulata in un momento successivo alla firma del contratto vero e proprio.   L’arbitrato non deve necessariamente riguardare controversie che originino da contratti. Si può avere lodo anche in caso di risarcimento per atti illeciti (come per un guasto a una tubatura condominiale) [1].   Quanto costa? Chi perde paga, questo è ovvio. Salvo che le ragioni delle parti siano comunque tra loro bilanciate. Da pagare c’è l’arbitro (o gli arbitri) e il proprio avvocato (se lo si vuole). Un tempo queste spese erano superiori rispetto al costo dei tribunali. Oggi invece, con le recenti riforme, i fronti si stanno capovolgendo. Un po’ come il rapporto tra i costi dei treni e degli aerei. C’è una giustizia che va sull’aereo e che non viene ancora usata. Un peccato!   Come si scrive una clausola compromissoria? Ecco un modello di clausola compromissoria, che potrete “copiare e incollare” così come qui riportata e inserirla nel contratto (ricordandovi sempre di firmarla in modo specifico).   Eventuali controversie che dovessero sorgere nell’interpretazione e/o nell’esecuzione del presente accordo ovvero ad esso connesse ovvero connesse ai relativi pagamenti, sono per volontà delle parti rimesse da un Collegio Arbitrale con sede in …. Il Collegio sarà composto da n. 3 (tre) arbitri di cui: – uno designato da ciascuna parte delle parti; – un terzo da questi ultimi congiuntamente o, in caso di mancato accordo sulla nomina, designato dal Presidente pro tempore dell’Ordine di …. Nel caso in cui una delle parti non provveda a designare il proprio arbitro entro 30 giorni dalla richiesta fattale a mezzo di lettera raccomandata a.r. dall’altra parte, l’arbitro designato dal Presidente dell’Ordine di … nominerà un ulteriore arbitro su istanza della parte più diligente. Il Collegio arbitrale giudicherà secondo diritto e nel rispetto delle norme sull’arbitrato rituale. Ognuna delle parti si farà carico delle spese relative al proprio arbitro e alla metà delle spese relative al terzo arbitro.   Perché nessuno ce l’ha detto prima? Questa è l’unica domanda a cui non saprei rispondervi…                  

note

[1] Salvo quelle relative a diritti indisponibili (per es.: materia di famiglia, stato e capacità delle persone, previdenza, ecc.). Possono essere oggetto di arbitrato anche le controversie relative a rapporti di lavoro purché previste dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro.


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