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Autovelox, illegittimo in città senza polizia accanto

7 marzo 2017


Autovelox, illegittimo in città senza polizia accanto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 marzo 2017



Illegittimo il provvedimento prefettizio che autorizza l’installazione di apparecchiature autovelox senza obbligo di fermo del conducente su strade urbane che non hanno le caratteristiche minime delle strade di scorrimento.

La multa con l’autovelox è legittima solo se vengono rispettate regole stringenti volte a garantire, all’automobilista, il diritto alla difesa. La regola generale vuole che, in città, tutte le violazioni del codice della strada, ivi compreso l’eccesso di velocità, debbano essere contestate immediatamente all’automobilista. La pattuglia deve cioè intimare lo stop al trasgressore e notificargli, in quello stesso momento, il verbale. In tal modo è possibile raccogliere eventuali dichiarazioni del conducente a propria discolpa, che potrebbero giustificarne la condotta (ad esempio: l’essere in corsa all’ospedale per un grave pericolo alla vita propria o altrui). Ma fermare l’automobilista finito nella trappola dell’autovelox non è sempre facile, né possibile. Succede nelle strade a scorrimento che attraversano le città, dove sia l’inseguimento del trasgressore che il suo arresto repentino potrebbe essere pericoloso per il traffico delle auto lanciate in velocità. Solo in questi casi, dunque, non è necessario fermare l’automobilista nell’immediatezza. Ma devono ricorrere due condizioni:

  • si deve trattare di strade urbane di scorrimento che, secondo la definizione del codice della strada, sono quelle strade a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate;
  • ci deve essere un decreto del Prefetto che individua la strada urbana di scorrimento su cui è possibile l’autovelox. La strada deve però avere i requisiti di cui al punto precedente. Pertanto è illegittimo il provvedimento prefettizio che autorizza l’installazione di autovelox, per rilevare l’andatura dei veicoli, su una strada urbana priva delle caratteristiche appena indicate.

Fuori da quest’unica ipotesi, in città non è legittima la multa con autovelox se non c’è la polizia accanto a fermare subito il trasgressore. È quanto chiarito dalla Cassazione con una ordinanza pubblicata ieri [1].

In tema di multe con autovelox – afferma la Suprema Corte – il provvedimento del Prefetto che individua le strade lungo le quali è possibile installare gli apparecchi di controllo elettronico della velocità senza obbligo di fermo immediato del conducente [2] può includere soltanto le strade a scorrimento e non altre tipologie. La regola resta quella secondo cui, sulle strade in città o che, comunque, rientrano tra quelle urbane, è sempre necessaria la pattuglia che controlli il funzionamento dell’autovelox e intimi l’alt all’automobilista. È possibile un’eccezione solo sulle «strade urbane a scorrimento» secondo le caratteristiche indicate dal codice della strada (carreggiate indipendenti tra loro o separate da spartitraffico; ciascuna carreggiata deve avere almeno due corsie più quella eventualmente destinata ai mezzi pubblici; a destra vi deve essere lo spazio per una banchina pavimentata e marciapiedi; le intersezioni con altre strade devono essere regolate da semafori). Invece, la strada priva delle suddette caratteristiche “minime” non può essere classificata come «strada urbana di scorrimento» e, pertanto, non consente l’utilizzo dell’autovelox senza la polizia.

Con la conseguenza che se, in questi casi, il cittadino si vede recapitare direttamente a casa una multa per autovelox rilevata in città o su un qualsiasi tratto di strada urbana non «a scorrimento» può impugnarla davanti al giudice di pace entro 30 giorni oppure entro 60 giorni al Prefetto.

note

[1] Cass. ord. n. 5532/17 del 6.03.2017.

[2] Art. 4 d.l. n. 121/02.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 20 gennaio – 6 marzo 2017, n. 5532
Presidente Petitti – Relatore Cosentino

Fatto e diritto

Rilevato che:
la società Plura di R.G. & C. s.a.s. ha proposto ricorso, sulla scorta di cinque motivi, per la cassazione della sentenza del tribunale di Torino che, confermando la sentenza del giudice di pace della stessa città, ha respinto l’opposizione dalla stessa proposta contro l’ordinanza ingiunzione emessa nei suoi confronti dalla Prefettura di Torino per eccesso di velocità, contestato sulla scorta di una accertamento effettuato mediante strumenti di rilevamento a distanza in (omissis) ;
la Prefettura di Torino ha resistito con controricorso;
considerato che:
la preliminare eccezione di nullità della notifica del ricorso (perché effettuata presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Torino invece che presso l’Avvocatura generale dello Stato) sollevata nel controricorso della difesa erariale va disattesa in ragione della sanatoria di tale nullità conseguita al deposito del controricorso da parte della intimata Prefettura;
con i primi due motivi di ricorso, suscettibili di trattazione congiunta, si censura – sotto il profilo dell’insufficiente e illogica motivazione e sotto il profilo della violazione di legge – la statuizione con cui il tribunale ha disatteso l’istanza di disapplicazione del decreto prefettizio che – ai sensi del secondo comma dell’articolo 4 del decreto legge n. 121/2002, convertito dalla legge n. 168/2002 – aveva incluso il (omissis) nella categoria delle strade per le quali, non essendo possibile il fermo del veicolo in condizioni di sicurezza, potevano essere istallati i dispositivi di cui al primo comma dello stesso articolo 4, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento ivi indicate; al riguardo il tribunale ha affermato che i decreti prefettizi emanati ai sensi dell’articolo 4 d.l. n. 121/2002 non sarebbero sindacabili nel merito da parte dell’autorità giudiziaria e, per altro verso, che la strada ove era stato accertato l’illecito era stata dichiarata “strada urbana di scorrimento” con delibera della giunta comunale di (…); i due motivi sono complessivamente fondati perché, come questa Corte ha già avuto modo di evidenziare con la sentenza n. 7872/11, il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di fermo immediato del conducente, previsto dall’art. 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge mediante rinvio alla classificazione di cui all’art. 2, commi 2 e 3, cod. strada, e non altre; è, pertanto, illegittimo – e può essere disapplicato nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa – il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione delle suddette apparecchiature in una strada urbana che non abbia le caratteristiche “minime” della “strada urbana di scorrimento”, in base alla definizione recata dal comma 2, lett. D), del citato art. 2 cod. strad.; alla stregua di tale principio di diritto il tribunale di Torino ha dunque errato nel ritenere di non poter sindacare la legittimità del provvedimento prefettizio e(…) art. 4 d.l. n. 121/2002, dovendo anzi, al contrario, procedere a tale sindacato e, a tal fine, verificare se le caratteristiche oggettive della strada in questione consentissero di ricondurla nell’ambito della categoria di cui alla lettera D) dell’articolo 2 cod. strada;
col terzo motivo si denuncia – con riferimento agli articoli 112 c.p.c. e 3, secondo comma, d.lgs. n. 39/1993 – l’omessa motivazione del tribunale sul motivo di appello concernente la mancanza di firma autografa sulla ordinanza ingiunzione; la motivazione della sentenza gravata va corretta, perché i riferimenti normativi ivi menzionati (artt.383 e 385 reg. esec. cod. strada e art. 6 quater d.l. n. 6/1991) riguardano la sottoscrizione del verbale di contestazione della polizia municipale, mentre il motivo d’appello dell’opponente lamentava la mancata sottoscrizione della ordinanza ingiunzione emessa dal prefetto; il motivo di ricorso va tuttavia disatteso, perché l’atto amministrativo non è invalido solo perché privo di sottoscrizione, in quanto la riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato può essere desunta anche dal contesto dell’atto stesso (cfr. Cass. 11458/12) e, d’altra parte, nel ricorso non si riferisce che nel merito siano state dedotte ragioni che impedissero di evincere dal contesto dell’impugnata ordinanza ingiunzione la riferibilità della stessa al titolare del potere di adottarla;
col quarto motivo si denuncia il vizio di insufficiente e/o illogica motivazione e la violazione di norme di legge (articolo 11, secondo comma, d.lgs. n. 196/2003 e artt. 22 e 23 della legge n. 689/1981) in cui tribunale sarebbe incorso disattendendo il motivo di appello relativo al rigetto del motivo di opposizione concernente la violazione della disciplina sul trattamento dei dati personali effettuato dai dipendenti della ditta Ma. , sostituitisi agli agenti della polizia municipale nella creazione e nella notificazione del documento adoperato per la contestazione dell’illecito; la doglianza è inammissibile perché non indica le disposizioni sulla disciplina del trattamento dei dati personali asseritamente violate, né l’autore della violazione, né quindi illustra come tale asserita violazione incida sulla legittimità dell’ordinanza ingiunzione;
con il quinto motivo si denuncia il vizio di insufficiente e/o illogica motivazione e la violazione di norme di legge (articolo 201, terzo comma, cod. strada, artt. 148 e 149 c.p.c., art. 3 L. n. 890/1982) in cui tribunale sarebbe incorso disattendendo le istanze dell’opponente di ammissione della testimonianza del comandante della Polizia municipale di (…) e dell’agente verbalizzante; il motivo è inammissibile perché omette di precisare nel ricorso il contenuto dei capitoli di prova non ammessi ed asseritamente concludenti e decisivi al fine di pervenire a soluzioni diverse da quelle raggiunte nell’impugnata sentenza;
in definitiva il ricorso va accolto in relazione ai primi due motivi e rigettato in relazione agli altri e la sentenza gravata va cassata con rinvio in relazione ai motivi accolti.

P.Q.M.

accoglie i primi due motivi di ricorso, rigetta gli altri, cassa la sentenza, rinvia al tribunale di Torino, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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