Diritto e Fisco | Articoli

Se mia madre è morta, devo badare a mia zia?

28 Marzo 2017
Se mia madre è morta, devo badare a mia zia?

Mia nonna, vedova, ha due figlie Lina e Lola; quest’ultima, morta mia madre (a cui sono succeduto io) si rivolge a me per qualsiasi cosa: sono tenuto a darle retta?

Sul punto, esistono due orientamenti.

Un orientamento sostiene che i nipoti succeduti all’erede diretto (la madre del lettore) debbano intervenire, unitamente agli altri eredi diretti (la zia), nelle questioni riguardanti la nonna. I fautori di questo orientamento sostengono, infatti, che nel caso in cui il disbrigo di pratiche dovesse riguardare diritti e obblighi di cui era titolare la madre prima del decesso, una volta subentrato, sarà il lettore a occuparsi della gestione e risoluzione di tutte quelle questioni insieme agli altri coeredi. Quanto detto sarebbe sostenuto dal fatto che, una volta aperta la successione, l’erede che accetta l’eredità subentra in tutti i diritti e gli obblighi del defunto. Così, le eventuali faccende correlate alla stessa (successione), dovranno essere gestite dal lettore e dagli altri coeredi, se esistono. Tra questi obblighi, ricadrebbe ad esempio quello di assistenza familiare nei confronti dei parenti bisognosi. Difatti, possono rendersi responsabili del reato di violazione degli obblighi familiari, sotto forma di omessa prestazione dei mezzi di assistenza, sia il coniuge-genitore verso l’altro coniuge o i figli minori, sia i figli maggiorenni verso i genitori, nonché i nipoti maggiorenni verso i nonni. Pertanto, sostenendo questa tesi, laddove la zia Lina pretendesse un aiuto per il disbrigo delle pratiche relative (a titolo esemplificativo) alla ricerca di una badante, alla domanda di riconoscimento dei benefici assistenziali presso l’Inps, piuttosto che stipula di qualche assicurazione sulla vita, o nomina di tutore, sempre relativa alle condizioni della madre nonna, il lettore avrebbe il dovere, prima che morale, giuridico di partecipare allo svolgimento di queste operazioni.

Dall’altro lato, c’è chi sostiene che sul nipote succeduto debbano sorgere questi obblighi solo nell’eventualità in cui non esistano altri eredi diretti o, ancora, nel caso in cui gli altri eredi diretti si trovino in una situazione di impossibilità ad intervenire. Pertanto, finché resta in vita almeno un figlio dell’anziano bisognoso, spetterebbe a questo occuparsi di tutte le faccende che lo riguardano, restando il nipote esonerato. Viceversa, in mancanza di figli dell’ascendente (o nella loro impossibilità), sarebbe il nipote a doversi occupare delle sue sorti sulla base della normativa in materia. Tuttavia, un’eventuale omissione nella partecipazione di queste faccende, potrebbe comportare anche dei risvolti negativi in un’eventuale, quanto probabile, disposizione testamentaria della nonna del lettore. Difatti, la mancata presenza nella vita familiare di sua nonna, porterebbe quest’ultima a non considerare lui tra i beneficiari di un eventuale testamento.

Tanto premesso, quello che si può consigliare al lettore – se queste pratiche amministrative/ finanziarie non dovessero consistere in gravose perdite di tempo e denaro – è di partecipare alle stesse sia per il mantenimento di buoni rapporti con la sua famiglia materna, sia per evitare spiacevoli conseguenze dal punto di vista economico (perdita di parte dell’eredità della nonna). Inoltre, non c’è un’unanimità di vedute sul punto; pertanto, laddove dovesse optare per la non collaborazione, potrebbe rischiare di vedersi costretto, a seguito di una pronuncia giudiziale, a prestare servizio alle faccende richieste dalla zia.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla



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