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Lo sai che? Il trust è utile per salvaguardare i miei beni?

Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2017

Vorrei salvaguardare i miei beni. Il trust sarebbe consigliabile? Se i miei genitori creano un fondo patrimoniale, io che sono single potrei conferire i miei beni immobili nel loro fondo?

Il trust potrebbe esser una soluzione, ma in virtù degli elementi che si evidenzieranno, si rinviene qualche criticità che, ove non risolta, vanificherebbe l’operazione. Infatti, se è pur vero che il lettore si trova in una situazione patrimoniale buona, in quanto paga correntemente le rate del mutuo che ha acceso e non pare avere debiti pregressi né di nuovi all’orizzonte, è anche vero che l’operazione potrebbe proteggerlo patrimonialmente ma rivelarsi, nel contempo, un esborso economico per cui il gioco non valere la candela. Ciò in quanto egli non ha figli e non ha coniuge al momento e afferma di non prevedere né di sposarsi né di avere figli (intendendo anche in tale fattispecie l’adozione).

Orbene, le scelte che il lettore potrebbe fare sono le seguenti:

  1. istituire un trust “auto dichiarato” dove egli è disponente e trustee e dove individua come beneficiario anche se stesso. Se in dottrina ciò è ammissibile, purtroppo l’Agenzia delle Entrate ritiene che i trust di questa specie “auto dichiarati” permettano al disponente di avere sempre “le mani sui beni” e, quindi, da una parte, gli nega l’impiego e, dall’altra, lo tassa comunque in modo penalizzante con una imposta di donazione e successone dell’8% sul presupposto che tra il disponente e il beneficiario non esista un rapporto di parentela (il lettore non può esser parente di se stesso). Per tale motivo verrebbe vanificata la protezione perché il trust non sarebbe opponibile all’Amministrazione finanziaria e, quindi, sarebbe come se non esistesse permettendo l’aggressione dei beni da parte di essa;
  2. istituire un trust (come dal lettore correttamente ipotizzato) che veda trustee suo padre e sua madre beneficiaria. In questo caso ci sarebbe il rapporto di parentela tra lui che è il disponente e sua madre che è beneficiaria. Anche in tale ipotesi restano aperte alcune questioni. Infatti in base al documento Uif del 2 dicembre 2013, la Banca d’Italia ha evidenziato quelle spie che possono ravvisare anomalie nei trust, anomalie che potrebbero significare la creazione di uno strumento di interposizione, ovvero i beni sono sempre suoi ma apparentemente intestati ad un altro soggetto. Tra gli indici di anomalia prevede espressamente coincidenza tra disponente e trustee (cosiddetto trust autodichiarato), tra disponente e guardiano, ovvero sussistenza di rapporti di parentela o anche di lavoro subordinato fra gli stessi. Questa tipologia di trust però vedrebbe sua madre come beneficiaria e il lettore no; per cui ciò non raggiunge uno dei suoi obiettivi. Certo, si potrebbe prevedere che mancata sua madre, beneficiari possano essere i figli, cioè lui, ma in virtù della norma di cui sopra il lettore sarebbe visto come un soggetto che fa scattare la anomalia. Inoltre, posto che anche suo padre, per quanto trustee, potrebbe aver bisogno di aiuto ed assistenza economica, ciò gli verrebbe impedito perché, in base al diritto del trust, il trustee è un soggetto terzo che non può profittare di benefici a cagione del suo ufficio. Insomma la soluzione non convince;
  3. se invece il lettore è il disponente, suo padre trustee e sua nipote beneficiaria, avremmo risolto qualche problema, ma resterebbe una tassazione importante e soprattutto il lettore non sarebbe beneficiario.

Queste sono quindi le perplessità e i rischi che si possono o vogliono correre.

In ogni caso, se il lettore trasferisse i beni in trust sarebbe sempre soggetto all’azione revocatoria ordinaria (5 anni ) e fallimentare (2 anni), volendo dire che entro queste finestre i suoi creditori potrebbero far annullare l’atto di trasferimento e riprendersi i beni. Non esiste protezione da questa norma imperativa prevista dal nostro ordinamento a tutela dei creditori.

In ordine al fatto di istituire il fondo patrimoniale, invece, esso protegge dai debiti contratti non per la famiglia. Ma il grande problema è che esso cade con il venir meno di uno dei coniugi con il divorzio. Affidare, quindi, la salvaguardai del proprio patrimonio al destino che è capriccioso non appare una soluzione convincente. Si legga Il fondo patrimoniale serve davvero a tutelarsi dai creditori?

Articolo tratto da una consulenza del rag. Giuseppe Lepore


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