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Alzheimer: il Ssn deve pagare ricovero e cure

7 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 marzo 2017



I malati di Alzheimer ed i loro parenti non devono versare alcuna retta alle Rsa o alle case di cura convenzionate e se hanno pagato possono chiedere la restituzione entro 10 anni.

Sulle drammatiche condizioni dei disabili italiani e delle loro famiglie ha acceso i riflettori il programma di Raitre, «Presa Diretta» nella puntata del 6 marzo dal titolo «Lasciati soli».

Dall’inchiesta è emerso che la spesa pubblica in Italia per ogni disabile è di circa 8 euro al giorno, che manca una politica nazionale capace di uniformare i servizi e l’assistenza, tanto che il Belpaese scivola in fondo alla classifica dei Paesi europei per fondi destinati alla disabilità.

E così finisce che a farsi carico dell’assistenza e delle cure dei malati siano quasi sempre e soltanto le famiglie, con una spesa che per i soli malati di malattie degenerative come l’Alzheimer, si aggira intorno agli 8 miliardi l’anno.

Il dramma di questa malattia infatti travolge non solo chi ne è colpito, ma anche i familiari. E molto dipende da dove si vive. Il Piano nazionale per le demenze ha zero finanziamenti e tante diverse realtà locali: criteri e modelli organizzativi cambiano da una Regione all’altra, con una drammatica disomogeneità nell’offerta di sostegni e servizi.

Sono circa 600.000 in Italia i malati di Alzheimer e sono in costante aumento le difficoltà economiche delle famiglie che, il più delle volte, non possono prendersi cura direttamente dei loro cari.

Le particolari cure e le continue attenzioni di cui necessitano questi pazienti impongono, infatti, il loro affidamento presso strutture, i cui costi sono considerevoli e tali da ripercuotersi gravemente sul budget familiare, con buona pace del diritto alla salute.

Quest’ultimo, come noto, è garantito dalla Costituzione, come diritto inviolabile della dignità umana. In tale prospettiva, la legge di riforma sanitaria [1] ha stabilito l’erogazione gratuita delle prestazioni di carattere sanitario in favore di tutti i cittadini, ponendo a carico del Sevizio Sanitario Nazionale i relativi costi.

Quanto sin qui esposto è stato spesso disatteso da parte di molte case di cura pubbliche, che hanno più volte tentato – rivolgendosi anche ai Giudici –  di porre a carico dei malati stessi  o dei loro parenti le spese di ricovero presso le proprie strutture.

Forse non tutti sanno che l’anziano affetto da morbo di Alzheimer, ricoverato in una struttura pubblica, riceve cure aventi natura prevalentemente sanitaria, che, in quanto tali, non devono essere sostenute né dal paziente stesso né dai suoi congiunti.

E allora, chi deve farsi carico dei costi?

Sul punto si è espressa la Corte di Cassazione [2], la quale ha affermato che le rette di ricovero presso enti pubblici o case di cura convenzionate non devono essere sostenute dal paziente o dai suoi parenti, trattandosi di spese che devono essere poste a carico esclusivo del Servizio Sanitario Nazionale. 

Quanto statuito dalla Corte di Cassazione è stato recentemente ribadito anche dal Tribunale di Verona [3].

Questo il caso di specie.

Il figlio di una paziente malata di Alzheimer, a causa di problemi economici, non riusciva più a far fronte alle spese che avrebbero consentito alla madre di ricevere la necessaria assistenza presso la struttura ove la stessa era ricoverata.

Ebbene, la casa di cura, non ricevendo più i pagamenti relativi alla retta di degenza della paziente si è rivolta al Giudice, affinché quest’ultimo obbligasse il figlio della signora a provvedervi.

Di contro, schierandosi totalmente dalla parte delle famiglie con problemi simili al figlio dell’anziana donna, il Giudice ha chiarito nuovamente che per i malati di Alzheimer ricoverati presso strutture sanitarie pubbliche, le spese di ricovero e delle cure sanitarie sono gratuite.

Tali costi, infatti, devono considerarsi totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con la conseguenza che, nei casi come quello di specie, nulla è dovuto dal paziente o dai parenti di quest’ultimo.

Ma non è tutto.

Con la decisione in commento, il Tribunale di Verona non solo ha dato torto alla struttura sanitaria, ma ha altresì condannato la medesima a restituire al figlio dell’anziana donna le somme che questi aveva già pagato in passato.

Dalla parte delle famiglie dei malati si è schierato anche il Tribunale di Milano [4] che ha ribadito che nulla è dovuto dagli eredi di un malato di demenza per il suo ricovero in una residenza sanitaria assistita.

Dalla sentenza del capoluogo lombardo deriva come logica conseguenza che ovunque sia o sia stato ricoverato il malato, a meno che non si tratti di una casa di cura privata non convenzionata, gli eredi possono chiedere la restituzione di quanto corrisposto negli ultimi 10 anni.

Quella in questione è una malattia che ha il doppio aspetto di dramma privato ed emergenza pubblica per i costi esorbitanti.

Sebbene l’incidenza della malattia non sia in aumento, il numero degli anziani è sempre più alto e i numeri e le proiezioni sono disperanti: si stima, infatti, che un bambino su tre, fra quelli nati nel 2015, quando sarà anziano soffrirà di alzheimer.

La speranza è che i progressi nella diagnosi precoce consentano di curare chi ancora non si è ammalato, prevenendo il declino cognitivo.

note

[1] Legge n. 833 del 23.12.1978.

[2] Cass. Civ. sent. n. 4558 del 23.03.2012.

[3] Trib. Verona sent. n. 689 del 21.03.2016.

[4] Trib. Milano sent. n. 7020 del 5.06.2015.

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4 Commenti

  1. Ho mia moglie malata di Altheimer , riconosciuta invalidità 100% con accomp.
    Ricoverata in rsa da 4 anni , pago una differenza retta di 44 euro al giorno. Ho saputo di queste sentenze e sono andato dal mio avvocato che mi ha risposto che fino a che non sarà alimentata artificialmente non si può iniziare la causa.
    Lei è completamente incosciente, in carrozzina, e viene inboccata con cibo frullato.
    Mi sembra impossibile che queste sentenze si riferiscano a persone ancora più gravi di mia moglie.
    Grazie, Andrea Firenze

    1. La legge prevede che la retta di ricovero si compone di una quota sanitaria (generalmente il 50% dell’intero) a carico del Sistema sanitario regionale erogata tramite le Asl e di una quota sociale o alberghiera (l’altro 50%) a carico dei Comuni con la compartecipazione del beneficiario della prestazione determinata in base all’Isee. Tuttavia, la giurisprudenza recentemente ha dichiarato la natura tipicamente sanitaria delle prestazioni delle RSA nei confronti dei soggetti affetti da patologie psichiche croniche degenerative, quali i malati di Alzheimer all’ultimo stadio, ritenendo prevalente la componente terapeutica e sanitaria (con relativo onere economico a carico del SSN) sulla componente assistenziale. Nonostante ciò le istituzioni continuano a scaricare i relativi costi – del tutto illegittimamente – sulle famiglie.

  2. il mio ex marito è ricoverato i rsa, malato di alzhaimer, la retta è di 64 euro al giorno, lui prende una pensione di 1200 euro più l’accompagno di 500 euro che però non coprono il costo mensile.
    io ho dovuto rinunciare all’assegno di mantenimento, i figli devono versare il rimanente, mi è stato detto perchè lui ha una casa di proprietà che non riusciamo a vendere e che crea solo costi(condominio ecc)

  3. Buona giornata volevo sapere se mia mamma è in casa di riposo convenzionata con demenza senile grave perché non riconosce più nessuno io pago una retta 1550 euro il rimanente la regione Veneto è giusto dover pagare a che mi posso rivolgere Grazie

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